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SERIE

Le scelte dell'Europa

Tutti i pezzi della serie in un unico documento, nell'ordine di lettura. Aggiornato al 15 ottobre 2026.

Le scelte della leadership europea misurate sui fatti: da chi dipende l'energia, che cosa resta del mercato con la Russia, come si è arrivati alla guerra in Ucraina. In ogni pezzo i fatti sono separati dal nostro giudizio.

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1/3 · ANALISI · 10 ottobre 2026

L'Europa ha smesso di dipendere da Mosca. Da chi dipende adesso?

In sintesi

  • Nel 2021 la Russia forniva oltre il 45% del gas importato dall'Unione europea; nel 2025 circa il 13%.
  • Oggi il primo fornitore è la Norvegia, con circa il 30%. Gli Stati Uniti forniscono il 58% del gas liquefatto, cioè circa un quarto di tutto il gas consumato in Europa.
  • Le famiglie europee pagano il gas in media quasi il doppio che a inizio 2021: da 6,4 a 12,3 centesimi per kWh.
  • Nel 2025 il gas liquefatto americano è stato, in media, il più caro tra quelli comprati dall'Europa.
  • Il 9 ottobre Trump ha sospeso fino ad aprile 2027 le sanzioni sul diesel russo.
  • Il processo per il sabotaggio del Nord Stream si apre ad Amburgo il 14 ottobre.

L'Europa entra nell'inverno con le riserve di gas più basse da quasi vent'anni: a fine agosto i depositi erano pieni al 63% circa (Oilprice, 27/8/2026, su dati Gas Infrastructure Europe). Il gas del Qatar, bloccato a Hormuz, è quasi sparito (vedi la crisi di Hormuz).

Questa parte della crisi l'Europa l'ha subita. Ma la sua fragilità davanti a uno shock del genere nasce da una scelta fatta quattro anni fa. È il primo pezzo di una serie sulle grandi scelte della leadership europea: per ognuna ci chiediamo che cosa si è deciso, quali alternative c'erano, quanto è costato e che cosa ha funzionato.

La scelta del 2022

Dopo l'invasione dell'Ucraina, l'Unione ha deciso di uscire dal gas russo. La scelta non era del tutto libera. Nell'estate del 2022 era stata Mosca a ridurre i flussi del Nord Stream a un quinto della capacità (Bloomberg, 25/7/2022), e a settembre il gasdotto è stato distrutto.

L'uscita è ora scritta in un regolamento, il 2026/261 (EUR-Lex). I contratti brevi sono già vietati: dal 25 aprile 2026 per il gas liquefatto, dal 17 giugno per quello via tubo. I contratti lunghi finiscono il 1° gennaio 2027 per il gas liquefatto e il 30 settembre 2027 per quello via tubo.

Il punto è come si è sostituito quel gas. Nel 2021 la Russia pesava oltre il 45% delle importazioni europee; nel 2024 il 19%; nel 2025 circa il 13%, secondo il commissario all'Energia Dan Jørgensen (ANSA via Il Nordest, 24/4/2025). Oggi il primo fornitore è la Norvegia, con circa il 30% (Commissione europea, rapporto trimestrale sul gas, Q2 2025). Il resto arriva soprattutto via nave, come gas liquefatto, e il 58% di quel gas viene dagli Stati Uniti: circa un quarto di tutta la domanda europea (ACER, 2026).

La dipendenza da Mosca è finita; quella dal mare, e da Washington, è cominciata. Nel luglio 2025, nell'accordo commerciale con Trump, l'Unione si è anche impegnata a comprare 750 miliardi di dollari di energia americana in tre anni: un impegno politico, non vincolante, che molti analisti giudicano irrealizzabile (Oil & Gas 360, 28/7/2025).

Quanto paghiamo

Il gas liquefatto costa di più per natura: va raffreddato, trasportato e rigassificato. Ma c'è anche altro. Nel secondo trimestre del 2025 il gas negli Stati Uniti costava 13,7 euro al megawattora; arrivato in Europa se ne pagavano 35,5 (Commissione europea, rapporto citato). In quella differenza ci sono i costi, e i margini di chi vende. Secondo l'IEEFA, nel 2025 il gas liquefatto americano è stato in media il più caro per gli acquirenti europei, davanti a quello del Qatar e a quello russo; dal 2022 al 2025 l'Unione ne ha comprato per 131,5 miliardi di euro (IEEFA, European LNG Tracker). L'IEEFA è un istituto americano senza scopo di lucro, finanziato da fondazioni filantropiche, che dichiara di sostenere la transizione verso le energie pulite.

In bolletta, la media europea per le famiglie, tasse comprese, è questa:

1° semestre 20212° semestre 2025
Prezzo medio UE del gas per le famiglie (centesimi per kWh)6,412,28
Esempio: una casa che consuma 10.000 kWh l'annocirca 640 €circa 1.230 €

Fonti: Eurostat, 5/5/2026 per il 2025; dato Eurostat del 2021 riportato da Euronews, 26/2/2026. L'esempio è un nostro calcolo su un consumo indicativo; le differenze tra Paesi sono molto ampie.

Il prezzo è quasi raddoppiato, e i dati di fine 2025 non contengono ancora la guerra nel Golfo: tra febbraio e aprile 2026 il gas nelle capitali europee è salito di un altro 6,8% (Euronews, 14/5/2026, indice HEPI). Va detto però che i prezzi all'ingrosso avevano cominciato a esplodere già nella seconda metà del 2021, mesi prima dell'invasione, con la ripresa dopo la pandemia (Banca mondiale, serie mensile): la crisi non nasce soltanto dalle scelte europee.

Mentre Washington tratta con Mosca

L'Europa ha fissato una data per rinunciare al gas russo, e fino ad allora continua a comprarlo; il suo principale alleato va nella direzione opposta. Il 9 ottobre Trump ha annunciato un accordo con Putin per ricevere diesel russo: oltre 300.000 tonnellate subito, poi quantità crescenti fino a qualche milione. Il Tesoro americano ha emesso una licenza che sospende fino ad aprile 2027 le sanzioni sul diesel russo già caricato sulle navi (OPB, 9/10/2026). Zelensky l'ha definita «una decisione debole» di partner forti.

L'8 ottobre Reuters ha riferito che l'inviato Jared Kushner e Kirill Dmitriev, consigliere di Putin, hanno discusso dell'ingresso di un investitore americano nel Nord Stream (Reuters via WHBL, 8/10/2026). La Casa Bianca dice che di recente non se n'è parlato; Berlino dice che una riapertura «non è desiderata». I gasdotti sono sotto sanzioni europee: per il diritto dell'Unione un riavvio resterebbe illegale, qualunque cosa decida Washington.

Chi ha distrutto il Nord Stream

Il 14 ottobre si apre ad Amburgo il processo a Serhii Kuznietsov, cittadino ucraino estradato dall'Italia, accusato di aver guidato il gruppo di sette persone che piazzò le cariche. Secondo gli inquirenti tedeschi, l'ordine sarebbe partito da un'agenzia dello Stato ucraino, per togliere a Mosca i proventi del gas. Kiev nega; Zelensky ha detto di non averne saputo nulla (JusticeInfo). Un secondo sospettato, Volodymyr Zhuravlyov, è stato arrestato in Croazia ad agosto, dopo che un tribunale polacco ne aveva rifiutato l'estradizione (LIGA, 19/8/2026). Le ipotesi circolate in questi anni che chiamavano in causa gli Stati Uniti o la Russia stessa non hanno trovato riscontro in nessuna indagine giudiziaria. Le accuse, in ogni caso, vanno ancora provate in aula.

Che cosa ha funzionato

Nel 2022 molti prevedevano razionamenti e fabbriche chiuse. Non è andata così: l'Europa ha sostituito gran parte del gas russo in tre anni e ha smesso di essere ricattabile da chi usava le forniture come arma. È un risultato vero. Il prezzo è stato una bolletta quasi raddoppiata e una nuova dipendenza, più cara e più esposta alle crisi lontane.

Il nostro giudizio

Uscire dal gas russo era una scelta difendibile: nessun Paese dovrebbe affidare il riscaldamento delle proprie case a chi ha appena invaso un vicino. L'errore è stato farlo senza costruire un'autonomia vera. L'Europa ha cambiato fornitore, non condizione. Ha legato un quarto del suo gas a un solo Paese, ha promesso di comprarne ancora di più, e oggi scopre che quel Paese tratta con Mosca per conto suo, sul diesel e forse sul Nord Stream, mentre a pagare il conto sono le famiglie europee. Una leadership capace di scegliere, in una stagione di transizione, avrebbe dovuto chiedersi non solo da chi smettere di comprare, ma da chi non dipendere mai più così tanto.

Aggiornamento, 11 ottobre 2026. Secondo l'organizzazione tedesca Urgewald, su dati della società di analisi Kpler, tra gennaio e settembre 2026 i porti dell'Unione hanno ricevuto 12,18 milioni di tonnellate di gas liquefatto russo dal progetto artico Yamal: il 9,5% in più dello stesso periodo del 2025, un record. L'85% delle consegne di Yamal finisce in Europa; a settembre quasi tre quarti di quelle arrivate nell'Unione sono state sbarcate in Francia, a Dunkerque e Montoir (Euronews). Urgewald stima il valore in circa 7,9 miliardi di euro, ma avverte che è un calcolo sui prezzi di mercato, non la somma dei pagamenti effettivi né delle entrate dello Stato russo. Nel terzo trimestre le consegne sono calate del 13,6% rispetto a un anno prima. Gli acquisti sono legali: i contratti brevi sono vietati da aprile, quelli lunghi lo saranno dal 1° gennaio 2027. Per questo abbiamo corretto la frase che apriva il paragrafo «Mentre Washington tratta con Mosca», che diceva che l'Europa «rinuncia» al gas russo: lo farà, ma per ora continua a comprarlo.

Aggiornamento, 15 ottobre 2026. Il processo si è aperto il 14 ottobre davanti al Tribunale superiore di Amburgo e dovrebbe durare fino all'inizio del 2027. Per l'accusa, Kuznietsov e altri militari ucraini avrebbero agito su ordine di agenzie dello Stato ucraino; l'imputato nega e in aula non ha parlato (Courthouse News). La difesa sostiene che non ci sono prove del suo coinvolgimento e, insieme, che il gasdotto era un obiettivo militare legittimo, «un'arma in mano ai russi». Il tribunale dovrà quindi decidere se si è trattato di un attacco a un'infrastruttura civile, vietato dal diritto di guerra, o di un'azione militare. Secondo la BBC, a settembre 2022 Kuznietsov era in servizio attivo nelle forze armate ucraine (LIGA, su BBC). La procura generale ucraina dice di non aver trovato prove di un coinvolgimento dello Stato (Kyiv Independent).

Cosa seguire

Fonti: Oilprice, 27/8/2026 · Bloomberg, 25/7/2022 · EUR-Lex · ANSA via Il Nordest, 24/4/2025 · Commissione europea, rapporto trimestrale sul gas, Q2 2025 · ACER, 2026 · Oil & Gas 360, 28/7/2025 · IEEFA, European LNG Tracker · Eurostat, 5/5/2026 · Euronews, 26/2/2026 · Euronews, 14/5/2026 · Banca mondiale, serie mensile · OPB, 9/10/2026 · Reuters via WHBL, 8/10/2026 · JusticeInfo · LIGA, 19/8/2026 · Urgewald, 9/10/2026 · Euronews, 9/10/2026 · Courthouse News, 14/10/2026 · LIGA, su BBC, 10/10/2026 · Kyiv Independent, 9/7/2026

2/3 · ANALISI · 15 ottobre 2026

Il mercato euro-russo che preoccupava Washington: che cosa dicono i numeri

In sintesi

  • Il commercio tra Unione europea e Russia ha toccato il massimo nel 2012 e poi è sceso: nel 2021, prima dell'invasione, era già più basso di quasi un quarto.
  • Nel 2021 la Russia era il quinto mercato per le merci europee; il 62% di ciò che l'Europa comprava da Mosca era energia.
  • Gli Stati Uniti si sono opposti apertamente al Nord Stream 2, con sanzioni nel 2019 e con la promessa di Biden del 7 febbraio 2022.
  • Oggi l'Unione assorbe più della metà del gas liquefatto americano, e il 58% delle armi importate dai Paesi europei della NATO viene dagli Stati Uniti.
  • Nello stesso periodo l'Europa ha ripreso a vendere armi all'Arabia Saudita e ha definito «affidabile» il gas dell'Azerbaigian.

Una tesi che ritorna

Nel dibattito pubblico, in Italia e non solo, torna spesso un'idea: prima della guerra stava nascendo un grande mercato tra Europa e Russia, l'industria europea unita alle materie prime russe. Una prospettiva che avrebbe tolto peso agli Stati Uniti, e che Washington avrebbe avuto interesse a fermare.

L'idea ha una parte vera e una parte che i numeri non confermano. Qui le separiamo. È il terzo pezzo della serie sulle scelte della leadership europea, dopo quello sull'energia.

Il sogno «da Lisbona a Vladivostok»

Il progetto ha una data. Il 25 novembre 2010 Vladimir Putin, allora primo ministro, propose su un giornale tedesco un grande spazio economico «da Lisbona a Vladivostok», con un'area di libero scambio (Moscow Times, 25/11/2010).

Berlino rispose con prudenza: Angela Merkel disse di condividere l'idea, ma che la Russia non si stava muovendo in quella direzione (AFP via bilaterals.org). Il progetto non andò mai oltre le dichiarazioni.

E il dollaro? Nel 2019 Rosneft, la prima compagnia petrolifera russa, passò dal dollaro all'euro per tutti i contratti di esportazione, per difendersi dalle sanzioni americane (High North News, su Reuters).

Che cosa dicono i numeri

Merci tra UE e Russia (miliardi di €)2002201220212025
Importazioni dalla Russia6120415827
Esportazioni verso la Russia331188930

Fonti: Eurostat, 7/3/2022 per il 2012 e il 2021; per il 2002, dati Eurostat riportati da Chronicle.lu; per il 2025, dati Eurostat Comext riportati da The Trade Hub, coerenti con i dati trimestrali di Eurostat.

Il commercio è cresciuto fino al 2012, poi è sceso con la crisi della Crimea, le prime sanzioni e il calo del petrolio. Nel 2021 la Russia valeva il 4,1% delle esportazioni europee e il 7,5% delle importazioni, e il 62% di quello che l'Europa comprava da Mosca era energia (Eurostat, citato).

Era un rapporto importante ma semplice: materie prime russe in cambio di macchinari europei. E prima della guerra si stava già restringendo. Il PIL russo, 1.830 miliardi di dollari, era circa un decimo di quello dell'Unione, 17.300 miliardi (Banca mondiale via FRED). Parlare di un «impero» economico in formazione non trova riscontro nei dati.

Chi aveva interessi contrari

Gli interessi americani, invece, sono documentati.

Il 20 dicembre 2019 Trump firmò una legge con sanzioni contro le imprese che posavano il Nord Stream 2. Poche ore dopo la società svizzero-olandese Allseas sospese i lavori (Reuters via PGJ). Il governo tedesco dichiarò di respingere sanzioni «extraterritoriali» (EUobserver).

Il 7 febbraio 2022, accanto al cancelliere Scholz, Biden disse che in caso di invasione il Nord Stream 2 sarebbe finito. Scholz evitò di nominare il gasdotto (CNBC, 7/2/2022).

Dopo il 2022, chi ha guadagnato è misurabile:

Sul dollaro, invece, la guerra non ha cambiato la tendenza. Nel 1999 era il 71% delle riserve delle banche centrali; oggi è al 56,7%, mentre l'euro è salito al 20,6% (FMI, 30/9/2026).

Interesse non vuol dire causa

Avere un interesse non significa aver provocato un evento. La guerra su larga scala è cominciata il 24 febbraio 2022, quando le truppe russe sono entrate in Ucraina. Il 2 marzo l'Assemblea generale dell'ONU ha chiesto il ritiro con 141 voti a favore (ONU, risoluzione ES-11/1). Il 16 marzo la Corte internazionale di giustizia ha ordinato alla Russia di sospendere le operazioni militari (CIG, ordinanza). Come si è arrivati a quel giorno, con le responsabilità di tutti, è il tema del prossimo pezzo.

Il conto morale

C'è un punto in cui la critica all'Europa regge pienamente. Mentre rinunciava alla Russia in nome dei principi, l'Unione ha stretto altri rapporti con meno scrupoli:

Che cosa ha funzionato

Il taglio del commercio ha tolto a Mosca la leva con cui per anni aveva condizionato i governi europei. Dal secondo trimestre del 2025 l'Unione è in avanzo commerciale con la Russia, per la prima volta da oltre vent'anni (Euronews, 30/8/2025; Eurostat via Sofia Globe, 24/2/2026). Un'Europa che nel 2021 comprava da un solo Paese il 45% del suo gas importato era esposta a ricatti; oggi lo è molto meno.

Il nostro giudizio

Questa sezione esprime la posizione del sito. È separata dai fatti esposti sopra.

Chi sostiene che gli Stati Uniti avessero interesse a separare l'Europa dalla Russia ha ragione: lo hanno detto e lo hanno fatto, con le sanzioni sul Nord Stream e con la promessa di Biden. Chi sostiene che per questo «ci hanno fatto scoppiare la guerra» confonde un interesse con una causa, e cancella la scelta di chi ha mandato i carri armati. Il mercato euro-russo non è stato ucciso nel 2022: si era fermato dieci anni prima, quando Mosca ha preferito la Crimea al libero scambio.

Resta un fatto che pesa più delle intenzioni. Qualunque sia stata la causa della guerra, il suo esito ha tolto all'Europa ogni alternativa e l'ha resa più dipendente da Washington, che ne è il principale beneficiario. Ma l'alternativa russa era a sua volta una dipendenza. Un'Europa sovrana avrebbe dovuto costruirsi un'autonomia propria, non scegliere tra due padroni.

E c'è il doppio standard. L'Unione ha chiuso con Mosca in nome dei principi, ma nello stesso tempo ha ripreso a vendere armi a chi aveva bombardato lo Yemen e ha chiamato affidabile un governo che un anno dopo avrebbe risolto un conflitto con le armi. I principi applicati solo al nemico del momento non sono principi: sono convenienza.

Cosa seguire

Fonti: Moscow Times, 25/11/2010 · AFP via bilaterals.org · High North News, su Reuters · Eurostat, 7/3/2022 · Chronicle.lu · The Trade Hub · Eurostat · Banca mondiale via FRED · Reuters via PGJ · EUobserver · CNBC, 7/2/2022 · Banchero Costa via Hellenic Shipping News · SIPRI via Defense News, 9/3/2026 · FMI, 30/9/2026 · ONU, risoluzione ES-11/1 · CIG, ordinanza · Commissione europea, IP/22/4550 · UNHCR, via Reuters · Reuters via The New Arab · AP via PBS · Euronews, 30/8/2025 · Eurostat via Sofia Globe, 24/2/2026

3/3 · ANALISI · 15 ottobre 2026

Dal 1990 al 2022: come si è arrivati alla guerra in Ucraina

In sintesi

  • Nel 1990 i leader occidentali promisero a voce a Gorbaciov che la NATO non si sarebbe allargata a est. Non lo scrissero mai.
  • La Russia ha firmato più volte il diritto di ogni Stato di scegliere le proprie alleanze, e nel 1994 ha garantito i confini dell'Ucraina.
  • Lo scontro politico comincia intorno al 2007-2008. La rottura arriva nel 2013-2014, quando Europa e Russia si contendono l'economia ucraina.
  • L'estrema destra ucraina esisteva ed era armata, ma alle elezioni non ha mai superato il 5%.
  • La guerra nel Donbas ha fatto circa 14.300 morti in otto anni. Secondo la Corte europea dei diritti umani, la Russia controllava le zone separatiste dal maggio 2014.

Perché questo pezzo

La guerra su larga scala comincia il 24 febbraio 2022, ma la rottura tra Europa e Russia viene da lontano. Il pezzo precedente ha distinto tra chi aveva interesse a quella rottura e chi l'ha causata. Qui mettiamo in fila trent'anni, con una regola: per ogni fatto scomodo per una parte, cerchiamo anche quelli scomodi per l'altra, e diamo la parola prima ai tribunali e agli osservatori internazionali, poi ai governi.

1990: la promessa a voce

Il 9 febbraio 1990 il segretario di Stato americano James Baker disse a Gorbaciov, per tre volte, che la NATO non si sarebbe spostata «di un pollice» verso est. Frasi simili le dissero Bush, Kohl, Mitterrand e Thatcher. Lo provano i documenti pubblicati nel 2017 dal National Security Archive.

Ma nessuna di quelle frasi finì in un trattato. Quello sulla riunificazione tedesca vieta soltanto truppe NATO straniere e armi nucleari nell'ex Germania Est. Nel 2014 lo stesso Gorbaciov disse che l'allargamento all'Est, in quegli anni, non fu discusso; aggiunse però che l'Occidente ne aveva tradito lo spirito (Accademia federale tedesca per la politica di sicurezza).

Che cosa ha firmato Mosca

E furono i Paesi dell'Est a chiedere di entrare nella NATO: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Paesi baltici ricordavano le invasioni e le occupazioni sovietiche.

Dalla cooperazione allo scontro

1999. Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca entrano nella NATO. Nello stesso anno la NATO bombarda la Serbia per il Kosovo senza il via libera dell'ONU. Mosca non lo dimenticherà.

2002. È ancora tempo di cooperazione: nasce il Consiglio NATO–Russia. In quei mesi, accanto al presidente ucraino Kuchma, Putin dice che i rapporti tra Ucraina e NATO sono «una questione tra quei due partner» (Cremlino).

2007-2008. A Monaco Putin attacca apertamente l'ordine guidato dagli Stati Uniti. Gli avvertimenti arrivano anche dall'Occidente: già nel 1997 il diplomatico americano George Kennan aveva definito l'allargamento il più grave errore della politica americana dopo la guerra fredda (New York Times, 5/2/1997). A febbraio 2008 l'ambasciatore americano a Mosca, William Burns, scrive a Washington che l'Ucraina nella NATO è per tutta la classe dirigente russa la linea rossa più netta (cablogramma pubblicato da WikiLeaks, Fair Observer).

Ad aprile, al vertice di Bucarest, la NATO annuncia che Ucraina e Georgia «diventeranno membri» (NATO, 3/4/2008), ma Germania e Francia bloccano il percorso concreto di adesione. Risultato: Mosca si sente minacciata, Kiev resta senza protezione. Ad agosto scoppia la guerra in Georgia; un'inchiesta voluta dall'Unione europea concluderà che Tbilisi sparò per prima, ma che la risposta russa andò oltre i limiti della difesa (RTÉ, sul rapporto Tagliavini).

Anche allora la strada non era segnata: nel 2010 Stati Uniti e Russia firmano un nuovo trattato sulle armi nucleari, nel 2012 la Russia entra nell'Organizzazione mondiale del commercio, con il plauso europeo (EUI).

2013: due mercati per un Paese

La rottura vera nasce da una contesa economica. Mosca vuole l'Ucraina nella sua unione doganale; Bruxelles le offre un accordo di libero scambio. Non si possono avere entrambi.

Ad agosto 2013 la Russia blocca per una settimana le merci ucraine alla frontiera (OSW). Un consigliere di Putin definisce «suicida» la firma con l'Europa (Reuters via Moscow Times). A novembre il presidente Yanukovych rinuncia a firmare; il 17 dicembre Mosca gli concede 15 miliardi di dollari e uno sconto di un terzo sul gas (Moscow Times). Da qui nascono le proteste di piazza Maidan.

2014: Maidan, Crimea, Donbas

Maidan. Dopo tre mesi di proteste, a febbraio Yanukovych fugge. Solo tra il 18 e il 20 febbraio, nel centro di Kiev, muoiono 73 civili e 11 agenti (Hromadske). Già a inizio febbraio era stata diffusa una telefonata intercettata in cui la diplomatica americana Victoria Nuland discuteva con l'ambasciatore di chi avrebbe dovuto entrare nel governo e insultava l'Unione europea (MPR, su AP): Washington voleva pesare, e non era d'accordo con Bruxelles.

L'estrema destra. Esisteva ed era armata. Il battaglione Azov nasce nel 2014 e il suo primo comandante veniva da un gruppo neonazista; nel 2018 il Congresso americano vieta di finanziarlo (The Hill, ripreso dal deputato Ro Khanna). Ma alle urne pesa poco: nel 2019 tutta l'estrema destra unita prende il 2,15% e resta fuori dal Parlamento (Swedish Institute of International Affairs). Lo stesso anno Zelensky, di famiglia ebrea, vince con il 73%.

Crimea e Donbas. A marzo la Russia annette la Crimea; l'Assemblea generale dell'ONU dichiara il referendum non valido, con 100 voti a favore, 11 contrari e 58 astenuti (Library of Congress). Ad aprile un gruppo armato guidato da Igor Girkin, ex ufficiale dei servizi russi, prende Sloviansk. Girkin dirà di aver «premuto il grilletto della guerra», ammettendo però che in estate la maggior parte dei combattenti era del posto (Moscow Times). Nel 2025 la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che la Russia controllava le zone separatiste dall'11 maggio 2014, e che è responsabile dell'abbattimento del volo MH17 (CEDU, 9/7/2025).

Odessa. Il 2 maggio gli scontri tra filoucraini e filorussi fanno 48 morti; 42 muoiono nell'incendio della Casa dei sindacati, dove si erano barricati i filorussi (Kyiv Post). Nel 2025 la Corte europea ha condannato l'Ucraina per non aver prevenuto le violenze, soccorso le vittime e indagato a dovere (CEDU, 13/3/2025).

I morti. Dal 2014 al 2021 l'ONU conta circa 14.300 morti, di cui almeno 3.404 civili, la maggior parte nei primi due anni (OHCHR).

Minsk: un accordo che nessuno ha rispettato

Gli accordi di Minsk (2014-2015) prevedevano tregua, ritiro delle armi e delle forze straniere, autonomia per il Donbas. Non sono mai stati applicati. Nel 2022 Merkel ha detto che Minsk era servito anche a dare tempo all'Ucraina per rafforzarsi (TASS, su Die Zeit): per Mosca è la prova della malafede occidentale. Ma la Russia non ha mai ritirato le sue forze, come l'accordo chiedeva.

Le ultime settimane

Nei giorni prima dell'invasione gli osservatori dell'OSCE registrano un'impennata di colpi lungo il fronte: nel Donetsk, tra il 18 e il 20 febbraio 2022, oltre 2.100 violazioni della tregua (OSCE). Ognuna delle due parti accusa l'altra.

Mosca giustifica l'invasione con un presunto «genocidio» dei russofoni nel Donbas. A marzo 2022 la Corte internazionale di giustizia dice di non avere prove di quel genocidio (CIG).

Il nostro giudizio

Questa sezione esprime la posizione del sito. È separata dai fatti esposti sopra.

Spiegare non vuol dire giustificare. L'Occidente ha dato rassicurazioni a voce e poi le ha disattese, ha ignorato i suoi stessi diplomatici e a Bucarest ha scelto la strada peggiore: annunciare l'adesione senza darla. Washington ha cercato di influire sul governo nato da Maidan. In Ucraina l'estrema destra armata è stata tollerata troppo a lungo, e a Odessa lo Stato ha fallito. Sono fatti, e un racconto onesto li deve contenere.

Ma la Russia aveva firmato il diritto di ogni Stato di scegliere le proprie alleanze e aveva garantito i confini ucraini. Ha usato il blocco commerciale per impedire a Kiev una scelta economica, poi ha preso la Crimea e il Donbas. Nessun errore occidentale rende lecita un'invasione: la Carta dell'ONU vieta l'uso della forza a tutti, anche a chi si sente minacciato. È lo stesso metro che usiamo con Washington, e va usato anche con Mosca.

Cosa seguire

Fonti: National Security Archive · Accademia federale tedesca per la politica di sicurezza · Carta di Istanbul · Cremlino · New York Times, 5/2/1997 · Fair Observer · NATO, 3/4/2008 · RTÉ, sul rapporto Tagliavini · EUI · OSW · Reuters via Moscow Times · Moscow Times · Hromadske · MPR, su AP · The Hill, ripreso dal deputato Ro Khanna · Swedish Institute of International Affairs · Library of Congress · Moscow Times · CEDU, 9/7/2025 · Kyiv Post · CEDU, 13/3/2025 · OHCHR · TASS, su Die Zeit · OSCE · CIG

N3R1-70 — I Will Not Look Away — Versione online: https://iwillnotlookaway.org/s/it/serie-scelte-europa-testo-completo.html

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