ANALISI
Il Nord Stream era un obiettivo militare?
18 ottobre 2026 — Germania / Mar Baltico
Serie «Le scelte dell'Europa» · 8 di 8
In sintesi
- Il 26 settembre 2022 una serie di esplosioni ha squarciato tre delle quattro condotte del Nord Stream, nelle acque economiche di Danimarca e Svezia. Dal 14 ottobre 2026 ad Amburgo è sotto processo un ex ufficiale ucraino, Serhii Kuznietsov. Nega ogni coinvolgimento.
- La difesa sostiene anche un'altra tesi: il gasdotto era un obiettivo militare legittimo, «un'arma in mano ai russi». Nel 2025 un giudice polacco aveva detto qualcosa di simile, parlando di «guerra giusta».
- Sono circolate anche le piste americana e russa: nessuna indagine le ha confermate. Secondo Der Spiegel e il Wall Street Journal, la CIA sapeva del piano ucraino e a giugno 2022 chiese di fermarlo.
- Per il diritto di guerra un bene è un obiettivo militare solo se contribuisce «efficacemente all'azione militare» e se distruggerlo dà un vantaggio militare preciso. Quando è stato colpito, il Nord Stream non trasportava gas, era in parte di proprietà di aziende europee e si trovava in acque di Paesi neutrali.
- La Corte federale tedesca ha già scritto, in una decisione sulla custodia cautelare, che si trattava di infrastruttura civile. Gli stessi criteri hanno portato la Corte penale internazionale a chiedere l'arresto dei vertici militari russi per gli attacchi alla rete elettrica ucraina.
- Il nostro giudizio: con lo stesso metro, la tesi dell'obiettivo militare non regge. La giustezza di una guerra non rende lecito ogni colpo. Spetta però al tribunale stabilire chi ha agito e su ordine di chi.
La domanda
Del Nord Stream abbiamo scritto nel primo pezzo di questa serie, quello sull'energia, per spiegare come è cambiata la dipendenza europea. Qui ci facciamo due domande. Chi l'ha distrutto, secondo le prove disponibili? E se è stata davvero l'Ucraina, come sostiene l'accusa ad Amburgo, era un atto di guerra lecito?
La domanda conta oltre questo processo. Riguarda tutte le infrastrutture dell'energia: gasdotti, cavi, raffinerie, centrali. E riguarda il metro con cui l'Europa giudica gli attacchi, a seconda di chi li compie. Le accuse contro Kuznietsov vanno ancora provate: ragioniamo sull'ipotesi dell'accusa, non su una colpa accertata.
I fatti
Le esplosioni. Il 26 settembre 2022 una serie di esplosioni ha danneggiato tre delle quattro condotte del Nord Stream 1 e 2, a circa 80 metri di profondità vicino all'isola danese di Bornholm (Intellinews). Le esplosioni sono avvenute fuori dalle acque territoriali, ma nelle zone economiche esclusive di Danimarca e Svezia. Nessuno dei due Paesi era in guerra.
Lo stato dei gasdotti. Il Nord Stream 1 non trasportava più gas: Mosca aveva interrotto le forniture alla fine di agosto 2022. Il Nord Stream 2 non era mai entrato in funzione, perché a febbraio 2022 la Germania ne aveva sospeso l'autorizzazione (AP via ClickOnDetroit, 26/2/2024). Entrambi però contenevano gas, che è uscito in mare.
I proprietari. Il Nord Stream 1 era per il 51% della russa Gazprom. Il resto apparteneva a quattro aziende europee: le tedesche Wintershall Dea e E.ON (15,5% ciascuna), l'olandese Gasunie e la francese Engie (9% ciascuna) (Euronews, 27/9/2022).
Il danno all'ambiente. Secondo uno studio pubblicato su Nature, le condotte hanno disperso fino a 485.000 tonnellate di metano: quattro-cinque volte la fuga di Aliso Canyon, in California, nel 2015 (Queen Mary University of London).
Le indagini. Svezia e Danimarca hanno chiuso le loro indagini nel febbraio 2024 senza accusare nessuno. La Germania è andata avanti. Kuznietsov, arrestato in Italia nell'agosto 2025, è stato consegnato alla Germania a novembre dopo il via libera della Cassazione (Maritime Executive, 28/11/2025). Il processo si è aperto il 14 ottobre 2026 davanti al Tribunale superiore di Amburgo. Per l'accusa, Kuznietsov e altri militari ucraini avrebbero agito «su ordine di agenzie dello Stato ucraino», per interrompere in modo permanente le forniture di gas. L'imputato nega e in aula non ha parlato (Courthouse News, 14/10/2026). Le accuse sono quattro: un crimine di guerra (attacco a beni civili protetti) e tre reati comuni, cioè aver causato un'esplosione, distrutto strutture e interrotto servizi pubblici (Diplomacy and Law, 13/10/2026). La procura generale ucraina dice di non aver trovato prove di un coinvolgimento dello Stato.
Un secondo sospettato. Il sub ucraino Volodymyr Zhuravlyov è stato arrestato in Polonia nel 2025. Il 17 ottobre 2025 un tribunale di Varsavia ha rifiutato di consegnarlo alla Germania e lo ha liberato (Notes from Poland, 17/10/2025). Arrestato di nuovo in Croazia nell'agosto 2026, a settembre un tribunale croato ha autorizzato l'estradizione; i suoi avvocati hanno annunciato ricorso (Euromaidan Press, 24/9/2026).
Chi c'era dietro: le ipotesi
In questi quattro anni sono circolate tre ricostruzioni diverse, oltre a quella dell'accusa tedesca. Le abbiamo messe a confronto con le stesse domande: chi le ha avanzate, su che cosa si basano, chi le smentisce, che cosa ne hanno fatto le indagini.
| Stati Uniti | Russia | Ucraina, con la CIA informata | Ucraina (accusa tedesca) | |
|---|---|---|---|---|
| Chi l'ha avanzata | Il giornalista Seymour Hersh, febbraio 2023 | Il sito tedesco t-online, marzo 2023 | Wall Street Journal (agosto 2024) e Der Spiegel (febbraio 2026) | Procura federale tedesca |
| Su che cosa si basa | Una sola fonte anonima | Navi militari russe nell'area pochi giorni prima, con il segnale di posizione spento | Fonti anonime, tra cui una persona che dice di aver partecipato | Indagine giudiziaria: lo yacht noleggiato, documenti d'identità falsi |
| Chi la smentisce | Casa Bianca e CIA | Mosca accusa l'Occidente | CIA («completamente falso»); Zaluzhny («una provocazione») | Kyiv; l'imputato |
| Che cosa ne hanno fatto le indagini | Nessuna l'ha confermata | Nessuna l'ha confermata | In parte coincide con l'indagine tedesca | Processo in corso ad Amburgo |
Fonti della tabella: Hersh e le smentite (Snopes, 10/2/2023); le navi russe (t-online, 25/3/2023); il Wall Street Journal (Ukrainska Pravda, 15/8/2024); Der Spiegel (taz, 19/2/2026); l'accusa e i documenti falsi, dalla decisione della Corte federale tedesca citata più avanti.
Qualche dettaglio in più, perché ogni ipotesi ha un punto forte e uno debole.
Stati Uniti. Hersh ha scritto che sommozzatori della Marina americana, con l'aiuto della Norvegia, avrebbero piazzato le cariche nel giugno 2022, durante un'esercitazione NATO. A suo favore viene citata una frase di Joe Biden del 7 febbraio 2022: se la Russia invade, «non ci sarà più un Nord Stream 2. Lo faremo finire». Ma tutta la ricostruzione poggia su una persona che nessuno può verificare. Nel marzo 2023 la Russia ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'ONU un'inchiesta internazionale: hanno votato a favore solo Russia, Cina e Brasile, gli altri dodici membri si sono astenuti (Arab News, 28/3/2023).
Russia. L'ipotesi di un'autodistruzione si basa su movimenti di navi russe ricostruiti con immagini satellitari e fonti anonime. Lo stesso articolo usa il condizionale: nessuna nave è stata identificata con certezza e nessun investigatore ha confermato la pista.
Ucraina, con la CIA informata. È la ricostruzione più dettagliata. Secondo Der Spiegel, nella primavera del 2022 il gruppo ucraino avrebbe presentato il piano a contatti della CIA, che all'inizio non si sarebbero opposti. A giugno i servizi olandesi avrebbero avvertito la CIA e i servizi tedeschi; a quel punto Washington avrebbe chiesto a Kyiv di fermarsi, senza riuscirci. L'operazione, costata circa 300.000 dollari, sarebbe stata pagata da un imprenditore privato. Le due inchieste però non coincidono su un punto: per il Wall Street Journal Zelensky aveva approvato il piano e poi chiesto di fermarlo; per Der Spiegel non era stato informato, e l'ultima parola l'avrebbe data l'allora comandante in capo Valerii Zaluzhny.
Una cosa è certa: le ipotesi su Stati Uniti e Russia restano, oggi, senza riscontri in un'aula di giustizia. La pista ucraina è l'unica arrivata a processo.
Che cosa dice il diritto di guerra
La regola centrale è l'articolo 52 del Primo protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra. Gli attacchi vanno limitati agli obiettivi militari. Un bene è un obiettivo militare solo se si verificano due condizioni insieme: per natura, posizione, scopo o uso contribuisce «efficacemente all'azione militare»; e la sua distruzione offre, nelle circostanze del momento, «un vantaggio militare preciso». Nel dubbio, un bene normalmente civile si presume civile (Primo protocollo, testo ufficiale, Confederazione Svizzera).
Lo stesso Protocollo stabilisce un principio che conta molto in questo caso: le regole valgono per tutti, «senza alcuna distinzione sfavorevole fondata sulla natura o sull'origine del conflitto armato o sulle cause sostenute» dalle parti. Il diritto di guerra non chiede chi ha ragione nella guerra. Chiede come la si combatte. Vale per l'aggressore e per l'aggredito.
Su un punto gli esperti si dividono: se i beni che finanziano la guerra, come le esportazioni di petrolio e gas, possano diventare obiettivi militari. Gli Stati Uniti hanno la lettura più larga, ma anche per loro un bene che produce entrate non è, di per sé, un obiettivo militare: serve un legame concreto con le operazioni (Lieber Institute, West Point, 7/7/2026). Secondo diversi studiosi, la maggior parte degli Stati è più restrittiva.
Le due tesi
La difesa. In aula l'avvocato Nicola Canestrini ha definito i gasdotti «un'arma in mano ai russi» e ha chiesto di archiviare le accuse (Courthouse News). L'argomento è che Mosca usava il gas per ricattare l'Europa e finanziare la guerra.
Il giudice polacco. Nel rifiutare l'estradizione di Zhuravlyov, il giudice Dariusz Łubowski ha detto che la difesa dell'Ucraina è una «guerra giusta», e che far saltare le infrastrutture del nemico in una guerra simile «non è sabotaggio, ma un'azione militare»: «giustificata, razionale e giusta». Il premier Donald Tusk ha commentato: «Il caso è chiuso» (Notes from Poland).
La Corte federale tedesca. Il 10 dicembre 2025, decidendo sulla custodia cautelare di Kuznietsov, la Corte federale di giustizia ha scritto che i gasdotti erano infrastrutture civili e quindi non un bersaglio legittimo. Ha escluso anche lo scudo del combattente: non copre militari che agiscono di nascosto, senza distinguersi dai civili. E ha indicato «gravi motivi» per ritenere che l'operazione sia stata decisa e guidata dallo Stato ucraino. Era una valutazione provvisoria, non una sentenza (LTO, 16/1/2026).
Gli studiosi. Già nel 2023 il giurista Alexander Lott, del Centro norvegese per il diritto del mare, era arrivato alla stessa conclusione: un obiettivo militare dubbio, perché i gasdotti servivano anche la Germania, che non era in guerra, e quando sono stati colpiti non portavano gas. Ha aggiunto che l'attacco non ha tenuto conto dell'ambiente marino (Università di Tromsø, 21/11/2023).
Lo stesso metro
Per capire se il giudizio cambia a seconda di chi colpisce, abbiamo messo a confronto tre campagne contro l'energia, con le stesse domande.
| Rete elettrica ucraina | Raffinerie russe | Nord Stream | |
|---|---|---|---|
| Chi colpisce | Russia | Ucraina | Ucraina, secondo l'accusa tedesca (Kyiv nega) |
| Dove | In Ucraina, Paese in guerra | In Russia, Paese in guerra | In acque di Danimarca e Svezia, Paesi non in guerra |
| Serviva le forze armate quando è stato colpito? | In parte: rete a uso civile e militare | In parte: alcune riforniscono l'esercito, altre esportano | No: niente gas in transito, una linea mai entrata in funzione |
| Che cosa hanno detto giudici o esperti | La Corte penale internazionale ha chiesto l'arresto di quattro alti ufficiali russi per attacchi a beni civili e danni eccessivi ai civili | Legittime quelle che riforniscono l'esercito; per quelle che esportano il giudizio è «troppo incerto» | Corte federale tedesca (in via provvisoria): infrastruttura civile |
Fonti della tabella: per la rete elettrica, i mandati della Corte penale internazionale contro Kobylash e Sokolov (marzo 2024) e contro Shoigu e Gerasimov (giugno 2024), per gli attacchi tra ottobre 2022 e marzo 2023 (JusticeInfo, 25/6/2024); per le raffinerie, l'analisi del Lieber Institute; per il Nord Stream, la decisione della Corte federale tedesca citata sopra.
Il confronto dice una cosa semplice: gli stessi criteri che rendono illegali gli attacchi russi alla rete elettrica ucraina pesano anche sul Nord Stream, e ci pesano di più. Il Nord Stream è il caso più lontano da un obiettivo militare: non era in uso, non si trovava in un Paese in guerra e apparteneva in parte ad aziende di Paesi alleati dell'Ucraina.
Che cosa ha funzionato
La cooperazione giudiziaria europea, almeno in parte, ha funzionato. L'Italia ha consegnato Kuznietsov in base al mandato d'arresto europeo, e un tribunale croato ha autorizzato la consegna del secondo sospettato. La Germania sta processando in pubblico un cittadino di un Paese che sostiene con armi e denaro, con un'accusa che chiama in causa lo Stato ucraino. Il processo permetterà di discutere le prove in aula, con la difesa.
Il nostro giudizio
Questa sezione esprime la posizione del sito. È separata dai fatti esposti sopra.
Con lo stesso metro che applichiamo alla Russia, la tesi dell'obiettivo militare non regge. Un gasdotto fermo, in acque di Paesi non in guerra, in parte di proprietà europea, non dava un contributo efficace all'azione militare russa. Togliere a Mosca un'entrata futura non basta: se bastasse, ogni bene che produce reddito diventerebbe un bersaglio, in ogni guerra. E il danno all'ambiente, centinaia di migliaia di tonnellate di metano, è caduto su tutti.
La «guerra giusta» del giudice di Varsavia confonde due domande che il diritto tiene separate di proposito: perché si combatte e come si combatte. L'Ucraina ha il diritto di difendersi. Questo non rende lecito ogni colpo, come la difesa dichiarata da Mosca non rende lecito bombardare le centrali ucraine d'inverno. Chi accetta l'argomento per il Nord Stream deve accettarlo anche quando lo usa l'altra parte.
C'è poi un punto europeo. Se le ricostruzioni di Der Spiegel e del Wall Street Journal sono vere, i servizi olandesi, tedeschi e americani sapevano del piano tre mesi prima: è legittimo chiedere che cosa hanno fatto per fermarlo, e perché non ci sono riusciti. Un'infrastruttura in cui avevano investito aziende tedesche, olandesi e francesi è stata distrutta; il capo di un governo dell'Unione ha approvato la liberazione di un sospettato, mentre la Germania ne processa un altro. Se la tesi dell'accusa sarà confermata, l'Europa dovrà dire con chiarezza ciò che finora ha evitato: che anche un Paese aggredito, e sostenuto da lei, è tenuto alle regole che lei chiede di rispettare agli altri. Ma la responsabilità di Kuznietsov, e quella dello Stato ucraino, le stabilirà il tribunale, non noi.
Cosa seguire
- Le prossime udienze ad Amburgo, previste fino a dicembre, e la testimonianza dei comandanti militari chiamati dalla difesa.
- Se in aula emergerà che cosa sapevano, e quando, i servizi americani, olandesi e tedeschi.
- Se il tribunale riterrà provato il crimine di guerra o solo i reati comuni.
- Il ricorso di Zhuravlyov in Croazia e la sua eventuale consegna alla Germania.
- Gli attacchi all'energia nella guerra in corso, da entrambe le parti, con l'inverno alle porte.
Fonti: Intellinews · AP via ClickOnDetroit, 26/2/2024 · Euronews, 27/9/2022 · Queen Mary University of London · Maritime Executive, 28/11/2025 · Courthouse News, 14/10/2026 · Diplomacy and Law, 13/10/2026 · Notes from Poland, 17/10/2025 · Euromaidan Press, 24/9/2026 · Snopes, 10/2/2023 · t-online, 25/3/2023 · Ukrainska Pravda, 15/8/2024 · taz, 19/2/2026 · Arab News, 28/3/2023 · Primo protocollo, testo ufficiale, Confederazione Svizzera · Lieber Institute, West Point, 7/7/2026 · LTO, 16/1/2026 · Università di Tromsø, 21/11/2023 · JusticeInfo, 25/6/2024
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