ANALISI
L'Europa ha smesso di dipendere da Mosca. Da chi dipende adesso?
10 ottobre 2026 — Europa
In sintesi
- Nel 2021 la Russia forniva oltre il 45% del gas importato dall'Unione europea; nel 2025 circa il 13%.
- Oggi il primo fornitore è la Norvegia, con circa il 30%. Gli Stati Uniti forniscono il 58% del gas liquefatto, cioè circa un quarto di tutto il gas consumato in Europa.
- Le famiglie europee pagano il gas in media quasi il doppio che a inizio 2021: da 6,4 a 12,3 centesimi per kWh.
- Nel 2025 il gas liquefatto americano è stato, in media, il più caro tra quelli comprati dall'Europa.
- Il 9 ottobre Trump ha sospeso fino ad aprile 2027 le sanzioni sul diesel russo.
- Il processo per il sabotaggio del Nord Stream si apre ad Amburgo il 14 ottobre.
L'Europa entra nell'inverno con le riserve di gas più basse da quasi vent'anni: a fine agosto i depositi erano pieni al 63% circa (Oilprice, 27/8/2026, su dati Gas Infrastructure Europe). Il gas del Qatar, bloccato a Hormuz, è quasi sparito (vedi la crisi di Hormuz).
Questa parte della crisi l'Europa l'ha subita. Ma la sua fragilità davanti a uno shock del genere nasce da una scelta fatta quattro anni fa. È il primo pezzo di una serie sulle grandi scelte della leadership europea: per ognuna ci chiediamo che cosa si è deciso, quali alternative c'erano, quanto è costato e che cosa ha funzionato.
La scelta del 2022
Dopo l'invasione dell'Ucraina, l'Unione ha deciso di uscire dal gas russo. La scelta non era del tutto libera. Nell'estate del 2022 era stata Mosca a ridurre i flussi del Nord Stream a un quinto della capacità (Bloomberg, 25/7/2022), e a settembre il gasdotto è stato distrutto.
L'uscita è ora scritta in un regolamento, il 2026/261 (EUR-Lex). I contratti brevi sono già vietati: dal 25 aprile 2026 per il gas liquefatto, dal 17 giugno per quello via tubo. I contratti lunghi finiscono il 1° gennaio 2027 per il gas liquefatto e il 30 settembre 2027 per quello via tubo.
Il punto è come si è sostituito quel gas. Nel 2021 la Russia pesava oltre il 45% delle importazioni europee; nel 2024 il 19%; nel 2025 circa il 13%, secondo il commissario all'Energia Dan Jørgensen (ANSA via Il Nordest, 24/4/2025). Oggi il primo fornitore è la Norvegia, con circa il 30% (Commissione europea, rapporto trimestrale sul gas, Q2 2025). Il resto arriva soprattutto via nave, come gas liquefatto, e il 58% di quel gas viene dagli Stati Uniti: circa un quarto di tutta la domanda europea (ACER, 2026).
La dipendenza da Mosca è finita; quella dal mare, e da Washington, è cominciata. Nel luglio 2025, nell'accordo commerciale con Trump, l'Unione si è anche impegnata a comprare 750 miliardi di dollari di energia americana in tre anni: un impegno politico, non vincolante, che molti analisti giudicano irrealizzabile (Oil & Gas 360, 28/7/2025).
Quanto paghiamo
Il gas liquefatto costa di più per natura: va raffreddato, trasportato e rigassificato. Ma c'è anche altro. Nel secondo trimestre del 2025 il gas negli Stati Uniti costava 13,7 euro al megawattora; arrivato in Europa se ne pagavano 35,5 (Commissione europea, rapporto citato). In quella differenza ci sono i costi, e i margini di chi vende. Secondo l'IEEFA, nel 2025 il gas liquefatto americano è stato in media il più caro per gli acquirenti europei, davanti a quello del Qatar e a quello russo; dal 2022 al 2025 l'Unione ne ha comprato per 131,5 miliardi di euro (IEEFA, European LNG Tracker). L'IEEFA è un istituto americano senza scopo di lucro, finanziato da fondazioni filantropiche, che dichiara di sostenere la transizione verso le energie pulite.
In bolletta, la media europea per le famiglie, tasse comprese, è questa:
| 1° semestre 2021 | 2° semestre 2025 | |
|---|---|---|
| Prezzo medio UE del gas per le famiglie (centesimi per kWh) | 6,4 | 12,28 |
| Esempio: una casa che consuma 10.000 kWh l'anno | circa 640 € | circa 1.230 € |
Fonti: Eurostat, 5/5/2026 per il 2025; dato Eurostat del 2021 riportato da Euronews, 26/2/2026. L'esempio è un nostro calcolo su un consumo indicativo; le differenze tra Paesi sono molto ampie.
Il prezzo è quasi raddoppiato, e i dati di fine 2025 non contengono ancora la guerra nel Golfo: tra febbraio e aprile 2026 il gas nelle capitali europee è salito di un altro 6,8% (Euronews, 14/5/2026, indice HEPI). Va detto però che i prezzi all'ingrosso avevano cominciato a esplodere già nella seconda metà del 2021, mesi prima dell'invasione, con la ripresa dopo la pandemia (Banca mondiale, serie mensile): la crisi non nasce soltanto dalle scelte europee.
Mentre Washington tratta con Mosca
L'Europa rinuncia al gas russo; il suo principale alleato fa il contrario. Il 9 ottobre Trump ha annunciato un accordo con Putin per ricevere diesel russo: oltre 300.000 tonnellate subito, poi quantità crescenti fino a qualche milione. Il Tesoro americano ha emesso una licenza che sospende fino ad aprile 2027 le sanzioni sul diesel russo già caricato sulle navi (OPB, 9/10/2026). Zelensky l'ha definita «una decisione debole» di partner forti.
L'8 ottobre Reuters ha riferito che l'inviato Jared Kushner e Kirill Dmitriev, consigliere di Putin, hanno discusso dell'ingresso di un investitore americano nel Nord Stream (Reuters via WHBL, 8/10/2026). La Casa Bianca dice che di recente non se n'è parlato; Berlino dice che una riapertura «non è desiderata». I gasdotti sono sotto sanzioni europee: per il diritto dell'Unione un riavvio resterebbe illegale, qualunque cosa decida Washington.
Chi ha distrutto il Nord Stream
Il 14 ottobre si apre ad Amburgo il processo a Serhii Kuznietsov, cittadino ucraino estradato dall'Italia, accusato di aver guidato il gruppo di sette persone che piazzò le cariche. Secondo gli inquirenti tedeschi, l'ordine sarebbe partito da un'agenzia dello Stato ucraino, per togliere a Mosca i proventi del gas. Kiev nega; Zelensky ha detto di non averne saputo nulla (JusticeInfo). Un secondo sospettato, Volodymyr Zhuravlyov, è stato arrestato in Croazia ad agosto, dopo che un tribunale polacco ne aveva rifiutato l'estradizione (LIGA, 19/8/2026). Le ipotesi circolate in questi anni che chiamavano in causa gli Stati Uniti o la Russia stessa non hanno trovato riscontro in nessuna indagine giudiziaria. Le accuse, in ogni caso, vanno ancora provate in aula.
Che cosa ha funzionato
Nel 2022 molti prevedevano razionamenti e fabbriche chiuse. Non è andata così: l'Europa ha sostituito gran parte del gas russo in tre anni e ha smesso di essere ricattabile da chi usava le forniture come arma. È un risultato vero. Il prezzo è stato una bolletta quasi raddoppiata e una nuova dipendenza, più cara e più esposta alle crisi lontane.
Il nostro giudizio
Uscire dal gas russo era una scelta difendibile: nessun Paese dovrebbe affidare il riscaldamento delle proprie case a chi ha appena invaso un vicino. L'errore è stato farlo senza costruire un'autonomia vera. L'Europa ha cambiato fornitore, non condizione. Ha legato un quarto del suo gas a un solo Paese, ha promesso di comprarne ancora di più, e oggi scopre che quel Paese tratta con Mosca per conto suo, sul diesel e forse sul Nord Stream, mentre a pagare il conto sono le famiglie europee. Una leadership capace di scegliere, in una stagione di transizione, avrebbe dovuto chiedersi non solo da chi smettere di comprare, ma da chi non dipendere mai più così tanto.
Cosa seguire
- Gli stoccaggi al 1° novembre e il processo di Amburgo, dal 14 ottobre.
- Le consegne di diesel russo agli Stati Uniti e i colloqui su Nord Stream e Lukoil.
- I dati Eurostat sulle bollette del primo semestre 2026, attesi a fine ottobre.
Fonti: Oilprice, 27/8/2026 · Bloomberg, 25/7/2022 · EUR-Lex · ANSA via Il Nordest, 24/4/2025 · Commissione europea, rapporto trimestrale sul gas, Q2 2025 · ACER, 2026 · Oil & Gas 360, 28/7/2025 · IEEFA, European LNG Tracker · Eurostat, 5/5/2026 · Euronews, 26/2/2026 · Euronews, 14/5/2026 · Banca mondiale, serie mensile · OPB, 9/10/2026 · Reuters via WHBL, 8/10/2026 · JusticeInfo · LIGA, 19/8/2026
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