ANALISI

Perché l'Ucraina e non il Sudan

18 ottobre 2026 — Europa

Serie «Le scelte dell'Europa» · 6 di 6

In sintesi

La domanda

Perché l'Ucraina sì e il Sudan no? Nei pezzi precedenti di questa serie abbiamo visto quanto l'Europa abbia speso dopo il 2022 e come si sia arrivati alla guerra. Qui mettiamo l'Ucraina accanto ad altri tre conflitti, Sudan, Gaza e Cisgiordania, Yemen, e la misuriamo con lo stesso metro. Prima, però, vediamo che cosa vale l'Ucraina e per chi.

Che cosa vale l'Ucraina

Per l'Europa. L'Ucraina confina con quattro Paesi dell'Unione: Polonia, Slovacchia, Ungheria e Romania. Dal 1975, con l'Atto finale di Helsinki, la sicurezza europea si regge sul principio che le frontiere non si cambiano con la forza. Prima della guerra l'Ucraina esportava circa il 10% del grano e il 15% del mais venduti nel mondo (farmdoc daily, Università dell'Illinois, 24/2/2023). Sul suo territorio c'è Zaporizhzhia, la più grande centrale nucleare d'Europa, con sei reattori: è in mano russa e non produce elettricità dall'11 settembre 2022 (Interfax, 17/4/2026).

Per la Russia. Nel 1997 Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale americano, scriveva nel libro La grande scacchiera che senza l'Ucraina la Russia cessa di essere un impero eurasiatico. In Crimea c'è la base della flotta russa del Mar Nero. Mosca chiede ancora oggi che si affrontino le «cause profonde» del conflitto: l'allargamento della NATO e la tutela dei russofoni (Biblioteca della Camera dei Comuni, 15/9/2026).

Per gli Stati Uniti. Il 25 aprile 2022, in Polonia, il segretario alla Difesa Lloyd Austin disse: «Vogliamo vedere la Russia indebolita al punto da non poter fare le cose che ha fatto invadendo l'Ucraina» (Axios, 25/4/2022). Il 30 aprile 2025 Washington e Kiev hanno firmato un accordo sui minerali: un fondo comune riceve metà dei ricavi dei nuovi progetti minerari, petroliferi e del gas, e gli aiuti militari americani futuri contano come quota degli Stati Uniti (CSIS, 1/5/2025). Nei pezzi precedenti abbiamo visto il resto: gas e armi americane vendute all'Europa.

Lo stesso metro: l'aiuto umanitario

Per confrontare i conflitti servono numeri omogenei: stessa fonte, stesso anno, stessa unità. La prima tabella mette a confronto i bisogni stimati dall'ONU per il 2026 e gli aiuti umanitari stanziati dalla Commissione europea nello stesso anno.

UcrainaSudanTerritori palestinesiYemen
Persone che hanno bisogno di aiuto nel 202610,8 milioni33,7 milioni3,6 milioni23,1 milioni
Aiuti umanitari della Commissione europea nel 2026220 milioni €162 milioni €oltre 217 milioni €120 milioni € (2025)
Euro per persona nel bisognocirca 20 €circa 5 €circa 60 €circa 5 €

Fonti: ONU, Panoramica umanitaria globale 2026, per il Sudan e per gli altri Paesi come riportata da Concern; Commissione europea, pagine paese per Ucraina, Sudan, Palestina e Yemen. Per lo Yemen il dato 2026 non è ancora pubblicato; usiamo quello del 2025. Per il Sudan contiamo solo gli aiuti dentro il Paese, non quelli per i profughi nei Paesi vicini.

Sull'aiuto umanitario, quindi, l'Europa non privilegia l'Ucraina. Chi riceve meno, di gran lunga, sono il Sudan e lo Yemen: le due crisi con più persone nel bisogno.

Lo stesso metro: le scelte politiche

La differenza sta in quello che l'Europa fa oltre all'aiuto umanitario.

UcrainaSudanIsraele e PalestinaYemen
Armi75,2 miliardi € forniti da UE e Stati membriembargo UE sulle armi dal 1994gli Stati membri vendono a Israelegli Stati membri hanno venduto alla coalizione saudita
Soldi allo Stato43,3 miliardi € di assistenza finanziaria, più il prestito da 90 miliardi per il 2026-27nessunofino a 1,6 miliardi € all'Autorità palestinese per il 2025-27circa 500 milioni € di aiuti allo sviluppo dal 2015
Sanzioni UEcirca 4.600 persone ed entità russe18 persone e 8 entità, di entrambe le parti21 coloni violenti e organizzazioni; nessuna misura contro il governo israeliano; Hamas nella lista UE delle organizzazioni terroristichegli Houthi, sotto embargo ONU recepito dall'UE

Fonti: Ucraina, Eunews su dati del Parlamento europeo, 1/6/2026, AP, 19/12/2025, Consiglio dell'UE, 12/10/2026; Sudan, SIPRI e Dabanga, 29/1/2026; Israele e Palestina, The New Arab, 1/10/2025, Commissione europea, 14/4/2025, J Street, giugno 2026, Lovguiden, 30/7/2026; Yemen, Reuters via The New Arab e Consiglio dell'UE, 14/3/2022.

Due esempi danno la misura. La Germania aveva autorizzato circa 251 milioni di euro di esportazioni militari verso Israele tra l'inizio del 2024 e la metà del 2025; ad agosto 2025 le ha sospese per qualche settimana, poi le ha riprese (The New Arab, citato). Nel 2023 l'Italia ha tolto l'embargo sulla vendita di bombe e missili all'Arabia Saudita, che aveva introdotto per la guerra in Yemen (Reuters, citato).

Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026 mostra lo stesso schema nelle parole. Sull'Ucraina le conclusioni chiedono nuove sanzioni contro la Russia e sbloccano 6,6 miliardi di euro per le armi. Su Gaza e Cisgiordania condannano l'espansione delle colonie e la violenza dei coloni, mettono in guardia le imprese dal partecipare agli appalti per costruire nell'area E1 e chiedono il disarmo di Hamas, ma non prevedono misure contro il governo israeliano. Sullo Yemen condannano gli attacchi degli Houthi contro l'Arabia Saudita ed esprimono solidarietà a Riad, senza dire nulla della coalizione guidata dai sauditi. Il Sudan non è mai nominato (Consiglio europeo, conclusioni del 16/10/2026).

I morti

Le cifre dei morti non entrano nelle tabelle perché le fonti misurano cose diverse. Le riportiamo una per una, dicendo che cosa contano.

Che cosa ha funzionato

L'aiuto umanitario europeo non segue le alleanze: per persona, i Territori palestinesi ricevono più dell'Ucraina. Ad aprile 2026, a Berlino, l'Unione e gli Stati membri hanno promesso oltre 812 milioni di euro per il Sudan e i suoi profughi (Commissione europea, 15/4/2026). E sul Sudan le sanzioni europee colpiscono entrambe le parti, l'esercito e le Forze di supporto rapido.

Il nostro giudizio

Questa sezione esprime la posizione del sito. È separata dai fatti esposti sopra.

I principi non sono falsi: la Carta dell'ONU vale in Ucraina come in Sudan, a Gaza come in Yemen. Ma l'Europa li fa valere con tutta la sua forza solo dove coincidono con i suoi interessi e con quelli di Washington. In Ucraina coincidono: confini dell'Unione, grano, nucleare, un rivale da indebolire. In Sudan e in Yemen non coincidono, e lì l'Europa manda aiuti, non politica. A Gaza gli interessi tirano dall'altra parte, e le armi europee continuano ad arrivare a una delle parti.

Il diritto internazionale non è un'ideologia da usare dove conviene. O vale per tutti, o diventa una bandiera. Il sito esiste per chiedere che valga per tutti: le stesse sanzioni per chi bombarda i civili, chiunque sia; lo stesso impegno diplomatico per ogni guerra; lo stesso stop alle armi verso chi viola il diritto umanitario.

Cosa seguire

Fonti: farmdoc daily, Università dell'Illinois, 24/2/2023 · Interfax, 17/4/2026 · Biblioteca della Camera dei Comuni, 15/9/2026 · Axios, 25/4/2022 · CSIS, 1/5/2025 · Sudan · Concern · Ucraina · Sudan · Palestina · Yemen · Eunews su dati del Parlamento europeo, 1/6/2026 · AP, 19/12/2025 · Consiglio dell'UE, 12/10/2026 · SIPRI · Dabanga, 29/1/2026 · The New Arab, 1/10/2025 · Commissione europea, 14/4/2025 · J Street, giugno 2026 · Lovguiden, 30/7/2026 · Reuters via The New Arab · Consiglio dell'UE, 14/3/2022 · Consiglio europeo, conclusioni del 16/10/2026 · Missione ONU per i diritti umani, 14/7/2026 · Newsweek, su dati ACLED · The Conversation via Polity, 7/10/2026 · AP via PBS, 14/6/2026 · Al Jazeera, 23/11/2021 · Commissione europea, 15/4/2026 · Lovguiden, 9/10/2026

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