ANALISI

Il mercato euro-russo che preoccupava Washington: che cosa dicono i numeri

15 ottobre 2026 — Europa

Serie «Le scelte dell'Europa» · 2 di 3

In sintesi

Una tesi che ritorna

Nel dibattito pubblico, in Italia e non solo, torna spesso un'idea: prima della guerra stava nascendo un grande mercato tra Europa e Russia, l'industria europea unita alle materie prime russe. Una prospettiva che avrebbe tolto peso agli Stati Uniti, e che Washington avrebbe avuto interesse a fermare.

L'idea ha una parte vera e una parte che i numeri non confermano. Qui le separiamo. È il terzo pezzo della serie sulle scelte della leadership europea, dopo quello sull'energia.

Il sogno «da Lisbona a Vladivostok»

Il progetto ha una data. Il 25 novembre 2010 Vladimir Putin, allora primo ministro, propose su un giornale tedesco un grande spazio economico «da Lisbona a Vladivostok», con un'area di libero scambio (Moscow Times, 25/11/2010).

Berlino rispose con prudenza: Angela Merkel disse di condividere l'idea, ma che la Russia non si stava muovendo in quella direzione (AFP via bilaterals.org). Il progetto non andò mai oltre le dichiarazioni.

E il dollaro? Nel 2019 Rosneft, la prima compagnia petrolifera russa, passò dal dollaro all'euro per tutti i contratti di esportazione, per difendersi dalle sanzioni americane (High North News, su Reuters).

Che cosa dicono i numeri

Merci tra UE e Russia (miliardi di €)2002201220212025
Importazioni dalla Russia6120415827
Esportazioni verso la Russia331188930

Fonti: Eurostat, 7/3/2022 per il 2012 e il 2021; per il 2002, dati Eurostat riportati da Chronicle.lu; per il 2025, dati Eurostat Comext riportati da The Trade Hub, coerenti con i dati trimestrali di Eurostat.

Il commercio è cresciuto fino al 2012, poi è sceso con la crisi della Crimea, le prime sanzioni e il calo del petrolio. Nel 2021 la Russia valeva il 4,1% delle esportazioni europee e il 7,5% delle importazioni, e il 62% di quello che l'Europa comprava da Mosca era energia (Eurostat, citato).

Era un rapporto importante ma semplice: materie prime russe in cambio di macchinari europei. E prima della guerra si stava già restringendo. Il PIL russo, 1.830 miliardi di dollari, era circa un decimo di quello dell'Unione, 17.300 miliardi (Banca mondiale via FRED). Parlare di un «impero» economico in formazione non trova riscontro nei dati.

Chi aveva interessi contrari

Gli interessi americani, invece, sono documentati.

Il 20 dicembre 2019 Trump firmò una legge con sanzioni contro le imprese che posavano il Nord Stream 2. Poche ore dopo la società svizzero-olandese Allseas sospese i lavori (Reuters via PGJ). Il governo tedesco dichiarò di respingere sanzioni «extraterritoriali» (EUobserver).

Il 7 febbraio 2022, accanto al cancelliere Scholz, Biden disse che in caso di invasione il Nord Stream 2 sarebbe finito. Scholz evitò di nominare il gasdotto (CNBC, 7/2/2022).

Dopo il 2022, chi ha guadagnato è misurabile:

Sul dollaro, invece, la guerra non ha cambiato la tendenza. Nel 1999 era il 71% delle riserve delle banche centrali; oggi è al 56,7%, mentre l'euro è salito al 20,6% (FMI, 30/9/2026).

Interesse non vuol dire causa

Avere un interesse non significa aver provocato un evento. La guerra su larga scala è cominciata il 24 febbraio 2022, quando le truppe russe sono entrate in Ucraina. Il 2 marzo l'Assemblea generale dell'ONU ha chiesto il ritiro con 141 voti a favore (ONU, risoluzione ES-11/1). Il 16 marzo la Corte internazionale di giustizia ha ordinato alla Russia di sospendere le operazioni militari (CIG, ordinanza). Come si è arrivati a quel giorno, con le responsabilità di tutti, è il tema del prossimo pezzo.

Il conto morale

C'è un punto in cui la critica all'Europa regge pienamente. Mentre rinunciava alla Russia in nome dei principi, l'Unione ha stretto altri rapporti con meno scrupoli:

Che cosa ha funzionato

Il taglio del commercio ha tolto a Mosca la leva con cui per anni aveva condizionato i governi europei. Dal secondo trimestre del 2025 l'Unione è in avanzo commerciale con la Russia, per la prima volta da oltre vent'anni (Euronews, 30/8/2025; Eurostat via Sofia Globe, 24/2/2026). Un'Europa che nel 2021 comprava da un solo Paese il 45% del suo gas importato era esposta a ricatti; oggi lo è molto meno.

Il nostro giudizio

Questa sezione esprime la posizione del sito. È separata dai fatti esposti sopra.

Chi sostiene che gli Stati Uniti avessero interesse a separare l'Europa dalla Russia ha ragione: lo hanno detto e lo hanno fatto, con le sanzioni sul Nord Stream e con la promessa di Biden. Chi sostiene che per questo «ci hanno fatto scoppiare la guerra» confonde un interesse con una causa, e cancella la scelta di chi ha mandato i carri armati. Il mercato euro-russo non è stato ucciso nel 2022: si era fermato dieci anni prima, quando Mosca ha preferito la Crimea al libero scambio.

Resta un fatto che pesa più delle intenzioni. Qualunque sia stata la causa della guerra, il suo esito ha tolto all'Europa ogni alternativa e l'ha resa più dipendente da Washington, che ne è il principale beneficiario. Ma l'alternativa russa era a sua volta una dipendenza. Un'Europa sovrana avrebbe dovuto costruirsi un'autonomia propria, non scegliere tra due padroni.

E c'è il doppio standard. L'Unione ha chiuso con Mosca in nome dei principi, ma nello stesso tempo ha ripreso a vendere armi a chi aveva bombardato lo Yemen e ha chiamato affidabile un governo che un anno dopo avrebbe risolto un conflitto con le armi. I principi applicati solo al nemico del momento non sono principi: sono convenienza.

Cosa seguire

Fonti: Moscow Times, 25/11/2010 · AFP via bilaterals.org · High North News, su Reuters · Eurostat, 7/3/2022 · Chronicle.lu · The Trade Hub · Eurostat · Banca mondiale via FRED · Reuters via PGJ · EUobserver · CNBC, 7/2/2022 · Banchero Costa via Hellenic Shipping News · SIPRI via Defense News, 9/3/2026 · FMI, 30/9/2026 · ONU, risoluzione ES-11/1 · CIG, ordinanza · Commissione europea, IP/22/4550 · UNHCR, via Reuters · Reuters via The New Arab · AP via PBS · Euronews, 30/8/2025 · Eurostat via Sofia Globe, 24/2/2026

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