ANALISI

Dopo il 2022: che cosa ha scelto l'Europa e quanto le è costato

17 ottobre 2026 — Europa

Serie «Le scelte dell'Europa» · 5 di 6

In sintesi

Perché questo pezzo

Il pezzo precedente si fermava al 24 febbraio 2022. Qui guardiamo che cosa ha deciso l'Europa dopo l'invasione, quanto è costato e che peso le ha dato. La Carta dell'ONU vieta l'aggressione, riconosce il diritto di difendersi e chiede a tutti, prima di ogni altra cosa, di cercare una soluzione pacifica. La domanda è quale di queste strade l'Europa abbia scelto, e chi ne raccolga i frutti.

Le scelte, una per una

SceltaChe cosaChi si è sfilato
Sanzioni22 pacchetti; quasi 4.600 persone ed entità colpitenessuno: ogni pacchetto richiede l'unanimità
Soldi a Kievprestito UE da 90 miliardi per il 2026-27, finanziato con debito comuneUngheria, Slovacchia e Repubblica Ceca non partecipano
Riarmoobiettivo NATO del 5% del PIL entro il 2035; prestiti UE SAFE da 150 miliardila Spagna si ferma al 2,1%; la Germania non usa SAFE
Profughiprotezione temporanea per 4,43 milioni di ucraini, prorogata fino a marzo 2028nessuno
Adesione dell'Ucrainaquattro capitoli dei negoziati su sei aperti tra giugno e ottobre 2026il nuovo governo ungherese vuole un referendum
Dazi con gli USA15% sulle merci europee; zero dazi su quelle industriali americane—

Fonti: Consiglio dell'UE, 12/10/2026; AP, 19/12/2025; Eunews, 23/6/2025; Grosswald, monitoraggio SAFE; Eurostat via Eunews, 10/9/2026; Euronews, 10/7/2026; Consiglio europeo, conclusioni del 16/10/2026.

La diplomazia mancata

Nelle prime settimane della guerra si è trattato davvero. A fine marzo 2022, a Istanbul, le delegazioni di Mosca e Kiev hanno concordato un comunicato: neutralità dell'Ucraina, senza armi nucleari né basi straniere, in cambio di garanzie di sicurezza da parte delle grandi potenze. A maggio i colloqui si erano già interrotti. Perché, è ancora discusso: pesarono la scoperta delle uccisioni di civili a Bucha, la riluttanza dei Paesi occidentali a dare garanzie vincolanti, le richieste russe su Crimea e forze armate ucraine. La tesi che a fermarli sia stato il premier britannico Johnson, in visita a Kiev il 9 aprile, è sostenuta da alcuni e contestata da altri (Foreign Affairs, 16/4/2024; The National Interest).

Dopo il 2022 l'Unione non ha mai aperto un proprio canale negoziale con Mosca. Oggi la porta è chiusa anche dall'altra parte: il Cremlino rifiuta un incontro tra Putin e Zelensky fuori da Mosca (Biblioteca della Camera dei Comuni, 15/9/2026) e, secondo una fonte vicina al Cremlino citata da Reuters, Putin tornerà a trattare solo dopo aver preso il resto del Donbas (Meduza, 14/10/2026).

Chi paga

Nel 2025 Washington ha ridotto i suoi aiuti a Kiev fino al 99%. L'Europa ha coperto il vuoto: circa 29 miliardi di euro in armi, due terzi in più della media 2022-2024, e 39 miliardi in aiuti finanziari e umanitari, quasi tutti dalle istituzioni UE. Il peso non è distribuito in modo uniforme: i Paesi del Nord hanno dato un terzo degli aiuti militari europei con l'8% del PIL dei donatori; quelli del Sud, Italia compresa, il 3% con il 19% del PIL (Istituto di Kiel via Euronews, 11/2/2026).

Una parte di quei soldi torna negli Stati Uniti. Con il meccanismo NATO chiamato PURL, i governi europei comprano armi americane per l'Ucraina: oltre il 90% di quanto passa da questo canale viene dalle scorte statunitensi (Istituto di Kiel, 13/8/2026).

Sui beni russi congelati l'Unione si è divisa. Circa 210 miliardi di euro sono bloccati in Europa, la maggior parte presso Euroclear, a Bruxelles. Il piano di usarli per un «prestito di riparazione» è caduto nel dicembre 2025 per l'opposizione del Belgio, che temeva cause e rischi per Euroclear. Al suo posto, il prestito da 90 miliardi a debito comune: lo pagano i contribuenti europei, mentre i beni restano congelati (AP, citato).

Dove vanno i soldi

Il 22 luglio 2025 il Parlamento ucraino ha approvato e Zelensky ha firmato una legge che toglieva l'indipendenza alle due agenzie anticorruzione, NABU e SAPO. Dopo giorni di proteste in piazza e le critiche europee, il 31 luglio la legge è stata ritirata (Euromaidan Press, 31/7/2025).

A novembre la NABU ha reso pubblica l'operazione Midas: tangenti fino al 15% sui contratti di Energoatom, l'azienda nucleare di Stato, e circa 100 milioni di dollari riciclati. A capo dello schema, secondo gli inquirenti, Timur Mindich, socio di Zelensky, fuggito prima delle accuse. I ministri della Giustizia e dell'Energia sono stati licenziati; il 28 novembre il capo dell'ufficio presidenziale, Andriy Yermak, si è dimesso il giorno in cui la sua casa è stata perquisita (Euromaidan Press, 28/11/2025). Lo scandalo è emerso perché quelle agenzie, salvate dalla piazza, hanno fatto il loro lavoro.

Quanto è costato in casa

L'accordo sui dazi

Nel luglio 2025, in Scozia, l'Unione ha accettato un dazio americano del 15% sulla maggior parte delle sue merci. In cambio ha tolto i dazi sui beni industriali americani e ha promesso acquisti di energia per 750 miliardi di dollari in tre anni (Reuters via BBC Bermuda, 28/7/2025). Nel febbraio 2026 la Corte suprema americana ha bocciato lo strumento legale usato da Trump per i dazi, e il Parlamento europeo ha sospeso l'esame dell'accordo (Parlamento europeo, 23/2/2026). A giugno lo ha comunque approvato, con 440 voti a favore, aggiungendo clausole per sospenderlo se Washington non rispetta i patti (Confectionery Production, 16/6/2026).

Al tavolo della pace

Il 15 agosto 2025 Trump ha incontrato Putin in Alaska, senza europei. Tre giorni dopo von der Leyen, Macron, Merz, Meloni, Stubb e il britannico Starmer sono volati a Washington accanto a Zelensky (Il Sole 24 Ore). Lo schema è rimasto quello: gli inviati americani Witkoff e Kushner trattano con Mosca e con Kiev; ai colloqui di Kiev del 6 settembre 2026 i consiglieri per la sicurezza di Francia, Regno Unito e Germania hanno partecipato solo a una parte (Biblioteca della Camera dei Comuni, 15/9/2026).

Il 9 ottobre Trump ha annunciato un accordo con Mosca per la vendita di oltre 300.000 tonnellate di gasolio russo; i governi europei lo hanno criticato. Lo stesso giorno Putin gli ha detto che una ripresa immediata dei negoziati è improbabile (Al Jazeera, 10/10/2026).

Secondo un editorialista del Washington Post, che cita un funzionario americano e un diplomatico europeo anonimi, Stati Uniti ed europei preparano un piano comune: tregua sulla linea del fronte, garanzie di sicurezza per Kiev, fondi per la ricostruzione e un grande accordo energetico che riporterebbe in Europa petrolio e gas russi a basso prezzo, con un calendario per togliere le sanzioni (Meduza, 14/10/2026). Nessun governo lo ha confermato.

Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre ha ribadito che «la strada verso la pace in Ucraina non può essere decisa senza l'Ucraina» e ha chiesto alla Russia un cessate il fuoco immediato e senza condizioni. Ha «deplorato» la sospensione temporanea, da parte degli Stati Uniti, delle sanzioni sul gasolio russo, e ha promesso nuove sanzioni. Le conclusioni non contengono alcuna iniziativa negoziale europea (Consiglio europeo, conclusioni del 16/10/2026). Zelensky ha chiesto all'Unione 70 miliardi di euro in più per il 2027; i leader hanno incaricato la Commissione di indicare le opzioni, e von der Leyen ha detto che l'Europa non potrà coprirli da sola (Euronews, 16/10/2026).

Che cosa ha funzionato

L'Ucraina non è caduta, e dal 2025 regge soprattutto grazie ai soldi europei. Le sanzioni sono state approvate all'unanimità per 22 volte. Più di quattro milioni di profughi hanno ricevuto protezione. E dopo il fondo per la ripresa del 2020, il debito comune è stato usato di nuovo, questa volta per sostenere un Paese in guerra.

Il nostro giudizio

Questa sezione esprime la posizione del sito. È separata dai fatti esposti sopra.

Condannare l'invasione era doveroso, e lo resta. Ma per noi la diplomazia viene prima di tutto, sempre: è il primo dovere che la Carta dell'ONU impone a chiunque abbia una controversia. L'Europa l'ha messa in fondo. Ha lasciato cadere i tentativi del 2022, non ha mai aperto un proprio canale con Mosca e ha consegnato la trattativa a Washington. Mosca, dal canto suo, oggi rifiuta di trattare finché non avrà preso il Donbas: il dovere vale anche per lei. Le conclusioni del vertice del 16 ottobre lo confermano: un cessate il fuoco chiesto alla Russia, nuove sanzioni, nuovi soldi, e nessuna proposta europea per arrivare a un negoziato.

Al posto della diplomazia, l'Unione ha scelto le sanzioni e gli aiuti. Le sanzioni economiche colpiscono anche chi non ha colpe: i cittadini russi che non hanno deciso la guerra e quelli europei che hanno pagato l'energia più cara. Intanto l'economia di guerra russa si è adattata. Gli aiuti sono andati a un governo i cui scandali sono emersi solo grazie a organi che quello stesso governo aveva provato a indebolire. Così l'Europa paga, ma a decidere sono altri.

Il piano di cui si parla in queste settimane lo mostra bene. Se fosse confermato, il gas russo tornerebbe in Europa, ma alle condizioni negoziate a Washington: le stesse forniture a cui l'Europa ha rinunciato per principio rientrerebbero dentro un accordo che non ha scritto.

Cosa seguire

Fonti: Consiglio dell'UE, 12/10/2026 · AP, 19/12/2025 · Eunews, 23/6/2025 · Grosswald, monitoraggio SAFE · Eurostat via Eunews, 10/9/2026 · Euronews, 10/7/2026 · Consiglio europeo, conclusioni del 16/10/2026 · Foreign Affairs, 16/4/2024 · The National Interest · Biblioteca della Camera dei Comuni, 15/9/2026 · Meduza, 14/10/2026 · Istituto di Kiel via Euronews, 11/2/2026 · Istituto di Kiel, 13/8/2026 · Euromaidan Press, 31/7/2025 · Euromaidan Press, 28/11/2025 · Eurostat · Bruegel · ONU, nota del Segretario generale · Trading Economics, 6/2/2026 · Destatis via Clean Energy Wire, 15/5/2026 · Reuters via BBC Bermuda, 28/7/2025 · Parlamento europeo, 23/2/2026 · Confectionery Production, 16/6/2026 · Il Sole 24 Ore · Al Jazeera, 10/10/2026 · Euronews, 16/10/2026

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