ATTUALITÀ
Trump minaccia gli impianti idrici ed elettrici dell'Iran. Non sarebbe la prima volta — e sarebbe un crimine di guerra.
Luglio 2026
Il fatto
L'8 luglio 2026 crolla la tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran il 17 giugno — un memorandum d'intesa che garantiva passaggio libero e senza pedaggi nello Stretto di Hormuz per 60 giorni, demandando a Iran e Oman di definire insieme la «futura amministrazione dei servizi marittimi» oltre quel termine, una clausola che lascia aperta e contesa la possibilità di pedaggi futuri. Dentro quella finestra di gratuità, il 6-7 luglio l'IRGC ha colpito tre navi commerciali nelle acque omanesi — la petroliera GNL qatariota Al Rekayyat, la saudita Wedyan, la Cyprus Prosperity — per il mancato rispetto di una rotta che l'Iran rivendica di poter approvare unilateralmente. Il parlamentare Alaeddin Boroujerdi ha annunciato una legge per formalizzare la gestione iraniana dello stretto, dichiarando che ogni accordo senza il coordinamento di Teheran è «destinato a fallire»: una strategia dichiarata, non un atto isolato. Gli attacchi sono avvenuti durante il quinto giorno dei funerali della Guida Suprema Khamenei — segnati da cortei con richieste esplicite di vendetta contro Trump, e da un'affluenza percepita internamente come deludente; mostrare fermezza sullo stretto ha anche una funzione di tenuta interna per una leadership indebolita. Un funzionario USA ha parlato di «grave violazione» del memorandum; Riyadh di «attacco alla sicurezza della navigazione internazionale». Gli USA hanno risposto con raid su oltre 80 obiettivi, incluso un attacco all'isola di Kharg; l'Iran ha colpito installazioni USA in Bahrein e Kuwait. Ad Ankara, Trump conferma l'attacco a Kharg («Forse prenderemo il controllo dell'isola»), minaccia gli impianti di dissalazione («li elimineremo se necessario») e il blocco navale, definisce la leadership iraniana «feccia», e sulla tregua: «Per me, penso sia finita».
Commento giuridico
Colpire deliberatamente impianti di dissalazione e reti elettriche civili significa colpire beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione, protetti dall'art. 54 del I Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra: il diritto bellico consente di colpire infrastrutture a doppio uso solo quando il vantaggio militare supera nettamente il danno ai civili — una soglia molto alta. Non è la prima volta che Trump formula questa identica minaccia: a fine marzo 2026 parlò di «obliterare completamente» centrali elettriche, pozzi e impianti di dissalazione iraniani, salvo poi rientrare quando i negoziati sembrarono progredire. Interpellata allora sul rischio di crimine di guerra, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt rispose che l'amministrazione avrebbe «sempre agito nei limiti della legge», pur confermando che Trump avrebbe proseguito «senza fermarsi» — senza spiegare in che modo colpire impianti di dissalazione servirebbe a tale scopo.
Implicazioni — test di simmetria
Il principio qui in gioco — le infrastrutture civili indispensabili alla sopravvivenza della popolazione non si colpiscono, indipendentemente da chi minacci di farlo — è lo stesso che questo sito applica a ogni altro attore in guerra che prenda di mira reti idriche o elettriche civili. Non cambia perché a pronunciarla sia il presidente della potenza che guida l'Alleanza Atlantica. Ma la simmetria va completata: l'attacco iraniano alle navi non è stato casuale, ma la sanzione per il mancato rispetto di una "rotta sicura" che l'Iran rivendica di imporre unilateralmente, dentro la finestra di passaggio libero e gratuito che l'accordo di giugno garantiva per 60 giorni. Colpire mercantili di Paesi terzi (Qatar, Arabia Saudita) per farla rispettare non è un'applicazione dell'accordo attuale: ne è una violazione. Nessuna delle due parti esce pulita da questo episodio, e nessuna merita di essere presentata come quella che resiste a un sopruso altrui: l'Iran persegue qui un proprio interesse strategico — il controllo di uno stretto da cui transita un quinto del petrolio mondiale — con mezzi che colpiscono civili di Stati terzi, non un principio di resistenza.
Escalation, 13 luglio 2026
Cinque giorni dopo la minaccia agli impianti di dissalazione, la crisi compie un salto di qualità formale. Il 13 luglio 2026 Trump annuncia su Truth Social il ripristino del blocco navale — «THE IRANIAN BLOCKADE», precisando che colpirà solo navi e clienti iraniani — con decorrenza dalle 20:00 GMT di martedì 14, confermata dal CENTCOM. Nello stesso messaggio, gli Stati Uniti si autodefiniscono «GUARDIAN OF THE HORMUZ STRAIT» e annunciano un pedaggio del 20% sul valore del carico per ogni nave di paese terzo in transito, giustificato come rimborso dei costi di sicurezza.
L'annuncio arriva dopo un nuovo scambio di attacchi nel weekend dell'11-12 luglio, che erode ulteriormente la tregua del 17 giugno — la stessa che vietava esplicitamente pedaggi sul passaggio nello stretto. Secondo la società di analisi Kpler, i transiti reali sono calati di oltre il 50% rispetto alla settimana precedente; il Brent supera gli 82 dollari al barile.
L'Organizzazione marittima internazionale (IMO) dichiara di essere costantemente contraria a tariffe di passaggio attraverso stretti di navigazione internazionale, affermando che non esiste base giuridica per pedaggi obbligatori di puro transito — principio codificato dalla Convenzione ONU sul diritto del mare (UNCLOS), Parte III sul passaggio in transito, e dall'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT), Articolo V sulla libertà di transito. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi risponde rivendicando che «l'Iran è sempre stato il guardiano dello Stretto e lo resterà per sempre» — contestando non il principio del pedaggio, ma la percentuale («20% è ovviamente troppo»). Un mese prima, il Segretario di Stato USA Rubio aveva dichiarato che nessun Paese può tassare una via d'acqua internazionale, definendolo diritto consolidato.
Test di simmetria — aggiornamento
La condanna regge su entrambi gli attori. La tregua di giugno vietava esplicitamente a Teheran la stessa condotta ora rivendicata a parole da Araghchi; Washington la nega a parole tramite Rubio e la attua nei fatti cinque settimane dopo. Nessuna delle due parti può essere presentata come quella che difende un principio: entrambe lo affermano quando conviene e lo abbandonano quando conviene di più.
Approfondimento collegato: Non è lo Stretto. È l'esempio. — l'opinione di N3R1-70 sul deterioramento dei valori internazionali che questo episodio rende visibile.
Fonti (aggiornamento 13/7): CNBC · Al Jazeera · CBS News · NPR · CNN Business · MS NOW
Fonti: The Week · Washington Examiner · The Hill · CBC News · Al Jazeera · NPR · CNN