I Will Not Look Away

IWILLNOTLOOKAWAY.ORG

GLOSSARIO

Sudan: i popoli, la storia, chi combatte e perché

Aggiornato al 22 ottobre 2026

Le notizie sul Sudan parlano di «due generali», di RSF, di Darfur, di El Fasher, ma raramente spiegano chi sono i popoli coinvolti, da dove nasce la guerra e chi ci guadagna. Questa scheda raccoglie il contesto essenziale. È aggiornabile: ogni modifica è registrata in fondo, con data e fonte.

In sintesi

Terra e popoli

Il Nilo lo attraversa da sud a nord: a Khartoum si incontrano il Nilo Bianco, che viene dall'Uganda, e il Nilo Azzurro, che viene dall'Etiopia. Lungo il fiume e nella pianura tra i due Nili, la Gezira, vive la parte più ricca e più rappresentata del Paese. Tutto intorno ci sono le periferie: il deserto a nord, le colline del Mar Rosso a est, le savane del Kordofan e del Darfur a ovest, i monti Nuba e il Nilo Azzurro a sud. Come in molti Paesi africani, il centro governa e le periferie resistono.

Arabi del fiumeFurZaghawaBejaNubaNubianiBaggaraMasalitPopoli del Nilo AzzurroEgittoLibiaCiadSud SudanEtiopiaEritreaMar RossoKhartoumPort SudanEl FasherNyalaEl ObeidDarfur, Kordofan e Nilo AzzurroAltri Stati
In rosso le regioni periferiche dove si combatte dal 2003 o dal 2011: i cinque Stati del Darfur, il Kordofan e il Nilo Azzurro. I nomi in corsivo indicano dove vivono i popoli citati nella scheda; il punto rosso segna i masalit intorno a El Geneina. Non tracciamo le linee del fronte, che cambiano di settimana in settimana. Il quadrato indica la capitale. Confini: Natural Earth.

Un'avvertenza sui numeri. Il Sudan ha contato le etnie in un solo censimento, quello del 1956 (Human Rights Watch). L'ultimo censimento generale, del 2008, comprendeva ancora il Sud ma non chiedeva l'etnia; il conteggio era contestato e non è mai stato ripetuto. Inoltre «arabo» in Sudan non è una categoria biologica: indica chi parla arabo come prima lingua e si riconosce in una genealogia araba. Un fur che diventava allevatore nomade poteva essere considerato baggara, cioè arabo (Library of Congress). Per questo le cifre che seguono sono di tre tipi, sempre indicati:

La popolazione totale stimata oggi è di circa 50 milioni (The National). Tutti i popoli che seguono sono africani; la distinzione che conta in questa guerra è tra chi si definisce arabo e chi no.

Religione: secondo il governo, circa il 91% della popolazione è musulmana, quasi tutta sunnita e con una forte tradizione sufi; i cristiani vivono soprattutto nelle città, sui monti Nuba e nel Nilo Azzurro; meno dell'1% segue religioni tradizionali (Dipartimento di Stato USA, 2019).

Risorse: oro, petrolio, terra fertile e acqua del Nilo, bestiame, la costa sul Mar Rosso. Il Sudan è il terzo produttore d'oro dell'Africa (Al Jazeera). Con l'indipendenza del Sud, nel 2011, ha perso circa tre quarti della produzione di petrolio (The New Humanitarian), e l'oro è diventato la prima esportazione: nel 2024 valeva quasi metà delle esportazioni registrate (Steptoe).

Storia breve

Prima della colonizzazione. Lungo il Nilo nasce uno dei più antichi regni dell'Africa, Kush. Nell'VIII secolo a.C. i suoi re conquistano l'Egitto e lo governano per quasi un secolo, come XXV dinastia dei faraoni. Nel VI secolo d.C. i tre regni della Nubia diventano cristiani, e lo restano per quasi mille anni. Nel 1504 nasce sul Nilo Azzurro il sultanato musulmano Funj, con capitale Sennar (Ambasciata del Sudan nei Paesi Bassi); nel Seicento, a ovest, i fur fondano il sultanato del Darfur (Macquarie University). L'arabo e l'islam si diffondono lentamente, con i commercianti e le tribù arrivate dall'Egitto e dalla penisola arabica.

La conquista turco-egiziana (1821-1885). Nel 1821 l'esercito di Muhammad Ali, il pascià dell'Egitto ottomano, invade il Paese. Lo scopo dichiarato è prendere «l'oro e gli schiavi» che servono a costruire lo Stato egiziano (Fanack). Tasse pesanti e repressione provocano rivolte continue (stessa fonte). Nel 1874 anche il Darfur viene annesso (Macquarie, cit.).

Il Mahdi (1881-1898). Nel 1881 un predicatore, Muhammad Ahmad, si proclama Mahdi, il redentore atteso dall'islam, e guida la rivolta contro il dominio turco-egiziano. Nel 1885 le sue forze prendono Khartoum e uccidono il generale britannico Gordon. Il suo Stato dura tredici anni: il 2 settembre 1898, a Omdurman, l'esercito anglo-egiziano di Kitchener lo distrugge (National Army Museum).

Il condominio anglo-egiziano (1899-1955). Formalmente il Sudan è governato insieme da Regno Unito ed Egitto; di fatto comandano i britannici (Fanack). Il Darfur torna indipendente sotto il sultano Ali Dinar ed è conquistato solo nel 1916 (Macquarie, cit.). Tre scelte coloniali pesano ancora oggi:

L'indipendenza e le guerre col Sud (1955-2005). Nell'agosto 1955, cinque mesi prima dell'indipendenza, i soldati del Sud si ammutinano: comincia la prima guerra civile. L'indipendenza arriva il 1° gennaio 1956. Due anni dopo, nel 1958, il generale Abboud prende il potere; nel 1964 una rivolta popolare lo caccia; nel 1969 il colonnello Nimeiri fa un nuovo colpo di Stato. Nel 1972 l'accordo di Addis Abeba dà autonomia al Sud e chiude la prima guerra. Nel 1983 Nimeiri lo cancella e impone la sharia a tutto il Paese, con le «leggi di settembre»: comincia la seconda guerra civile, guidata nel Sud da John Garang e dal suo SPLA (Refworld). Durerà fino al 2005 e farà circa due milioni di morti (CFR).

Bashir (1989-2019). Il 30 giugno 1989 il generale Omar al-Bashir prende il potere con l'appoggio degli islamisti di Hassan al-Turabi (Refworld, cit.). Negli anni Novanta il Sudan finisce nella lista americana degli Stati che sostengono il terrorismo, dove resterà per 27 anni (Africanews). Nel 2000 un gruppo di intellettuali del Darfur diffonde clandestinamente il «Libro nero», secondo cui le élite del Nilo detengono il 95% del potere e della ricchezza del Paese (Al Jazeera). Nel 2003 i movimenti armati del Darfur, l'SLA e il JEM, si ribellano. Il governo risponde armando le milizie janjawid, reclutate tra gli allevatori arabi: villaggi bruciati, stupri, espulsioni di massa contro fur, zaghawa e masalit. Gli Stati Uniti hanno confermato la distruzione di 2.964 villaggi tra il 2003 e il 2009 (IRB Canada). I morti sono circa 300.000 (CFR). Nel 2005 il Consiglio di sicurezza affida il Darfur alla Corte penale internazionale, che nel 2009 chiede l'arresto di Bashir e nel 2010 aggiunge l'accusa di genocidio contro fur, masalit e zaghawa (CPI). Sempre nel 2005 l'accordo di pace con il Sud prevede un referendum: nel 2011 il Sud vota e diventa indipendente. Nel 2013 Bashir trasforma i janjawid in un corpo ufficiale, le Forze di supporto rapido, sotto il comando di Hemedti e alle sue dirette dipendenze (CFR, cit.; BBC, via allAfrica).

La rivoluzione e la transizione (2018-2021). Nel dicembre 2018 cominciano proteste in tutto il Paese. L'11 aprile 2019 l'esercito e le RSF, insieme, depongono Bashir (HRW). Il 3 giugno forze guidate dalle RSF disperdono il sit-in davanti al comando dell'esercito a Khartoum: secondo il sindacato dei medici, tra il 3 e il 18 giugno vengono uccise 124 persone (stessa fonte). Ad agosto militari e civili firmano un accordo di condivisione del potere; il premier è l'economista Abdalla Hamdok, Burhan presiede il Consiglio sovrano e Hemedti è il suo vice. Nel dicembre 2020 gli Stati Uniti tolgono il Sudan dalla lista dei sostenitori del terrorismo, dopo che il Paese ha accettato di pagare 335 milioni di dollari alle vittime degli attentati del 1998 e di normalizzare i rapporti con Israele (Africanews).

Il golpe e la guerra (dal 2021). Il 25 ottobre 2021 Burhan e Hemedti, insieme, rovesciano il governo civile. Nel dicembre 2022 un accordo quadro prevede il ritorno ai civili, ma non fissa una data per l'integrazione delle RSF nell'esercito. Su questo punto i due generali rompono: il 15 aprile 2023 si combatte a Khartoum (CFR). Il governo fugge a Port Sudan. Le RSF occupano gran parte della capitale e, nel Darfur occidentale, El Geneina. Nel marzo 2025 l'esercito riprende Khartoum; il 26 ottobre 2025, dopo un assedio di diciotto mesi, le RSF prendono El Fasher, l'ultima grande città del Darfur ancora in mano all'esercito. Secondo l'ONU, in quei giorni sono state uccise più di 6.000 persone (People Daily, da ICC e ONU).

Due governi (2025-2026). Nel luglio 2025 le RSF e i loro alleati annunciano un governo parallelo, con sede di fatto a Nyala, capoluogo del Darfur meridionale (Sudan War Monitor). L'11 gennaio 2026 il governo dell'esercito torna a Khartoum dopo quasi tre anni a Port Sudan (Al Jazeera). Nel 2026 l'esercito avanza in Kordofan: a febbraio rompe l'assedio di Kadugli (Anadolu), a ottobre prende al-Mazroub e punta su En Nahud (Al Jazeera). Le RSF tengono quasi tutto il Darfur e attaccano con i droni le città dell'esercito, fino al Nilo Azzurro.

Chi governa e come

Oggi in Sudan ci sono due governi, e nessuno dei due è stato eletto. Dalla caduta di Bashir non si è più votato, e non esiste un Parlamento (Freedom House).

Due istituti indipendenti, di due Paesi diversi, arrivano alla stessa conclusione:

Il 22 settembre 2026 il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che né l'esercito né le RSF, né i loro capi, rappresentano un governo legittimo: entrambi governano «solo con la forza delle armi» (The National). Il governo di Khartoum ha respinto la dichiarazione.

Chi è chi

ChiChi lo guidaPosizione
Forze armate sudanesi (SAF) e Consiglio sovrano, KhartoumGen. Abdel Fattah al-BurhanControllano il nord, l'est, il centro e Khartoum. Burhan ha detto il 6 ottobre 2026 di voler riprendere «ogni centimetro» e di rifiutare i negoziati (Al Jazeera). Sanzionato dagli USA nel gennaio 2025 per bombardamenti su scuole, mercati e ospedali (The Sentry)
Governo di KhartoumKamil Idris, primo ministro dal maggio 2025Il governo civile nominato dall'esercito, rientrato nella capitale nel gennaio 2026
Forze di supporto rapido (RSF) e governo Tasis, NyalaGen. Mohamed Hamdan Dagalo, «Hemedti»Nate dai janjawid. Controllano quasi tutto il Darfur e parte del Kordofan. Sanzionato dagli USA nel gennaio 2025, quando Washington ha stabilito che le RSF hanno commesso un genocidio (CBC)
SPLM-N (Movimento di liberazione del popolo sudanese, Nord), monti NubaAbdelaziz al-HiluCombatte dal 2011 per i nuba. Dal 2025 è alleato delle RSF e al-Hilu è vicepresidente del governo Tasis (Sudan War Monitor)
Forze congiunte del DarfurMinni Minnawi (SLA) e Jibril Ibrahim (JEM), entrambi zaghawaGli ex ribelli del 2003, oggi alleati dell'esercito contro le RSF (Asharq Al-Awsat). Jibril Ibrahim è ministro delle Finanze del governo di Khartoum (The New Arab; Wikipedia)
Movimento islamico e brigata al-Baraa ibn MalikAli Karti, segretario generale del Movimento islamicoGli islamisti dell'era Bashir combattono a fianco dell'esercito. Il 9 marzo 2026 gli USA li hanno designati come organizzazione terroristica (CSW)
SLM-AW (Movimento di liberazione del Sudan), Jebel MarraAbdel Wahid al-NurControlla gran parte del massiccio del Jebel Marra e accoglie centinaia di migliaia di sfollati a Tawila. Non combatte con nessuna delle due parti. A settembre 2026 la sua amministrazione ha dichiarato la carestia (Sudan Tribune)
Sumud (Alleanza civile democratica delle forze rivoluzionarie)Abdalla Hamdok, ex primo ministroLa coalizione civile nata nel 2025 dalla rivoluzione del 2019. Rifiuta di schierarsi con l'una o l'altra parte (Sudans Post)

Da dove nasce il conflitto

Usiamo i quattro livelli del nostro pezzo «Le guerre del mondo sono "musulmane"?». Qui quasi tutti i combattenti sono musulmani sunniti: la religione non divide le parti.

Il terreno: un centro e le sue periferie. Il Sudan è nato da una conquista, quella turco-egiziana del 1821, e i confini sono quelli fissati da Il Cairo e da Londra. Per due secoli il centro sul Nilo ha preso dalle periferie schiavi, soldati, oro e bestiame, e ha restituito poco. I britannici hanno rafforzato lo squilibrio, investendo lungo il fiume e isolando il Sud. Dopo l'indipendenza le élite arabe del Nilo hanno conservato quel modello: è l'accusa del «Libro nero» del 2000. Le guerre del Sud, del Darfur, dei monti Nuba e del Nilo Azzurro nascono tutte qui.

Questo non assolve i governi successivi. Il colonialismo ha lasciato lo squilibrio; armare una parte della popolazione contro l'altra è stata una scelta presa a Khartoum, da Nimeiri, da Bashir e dai generali che gli sono succeduti.

La scintilla: due eserciti per uno Stato. Bashir aveva creato le RSF come un esercito personale, separato dall'esercito regolare e fedele a lui. Dopo la sua caduta, i due eserciti si sono trovati a dividersi il potere e le ricchezze del Paese. L'accordo del dicembre 2022 chiedeva di unirli, ma senza una data; nessuno dei due generali voleva cedere il comando. Il 15 aprile 2023 la disputa è diventata guerra.

La bandiera: arabi e non arabi. Nessuna delle due parti combatte in nome dell'etnia. Ma in Darfur la guerra ha ripreso le linee di quella del 2003. Le RSF e le milizie alleate hanno attaccato in modo sistematico masalit, fur e zaghawa: per la missione d'inchiesta dell'ONU, a El Fasher queste violenze «non sono stati eccessi casuali» ma un'operazione pianificata (ONU Ginevra). Dall'altra parte, l'esercito ha arruolato milizie su base tribale e islamista, e i civili delle tribù arabe vengono accusati di stare con le RSF. Dietro l'etnia c'è anche la terra: i pascoli degli allevatori e i campi degli agricoltori, che la siccità ha reso sempre più scarsi (HRW).

Il moltiplicatore esterno: armi, oro e porti. Una guerra di questa durata non si combatte senza rifornimenti. La sezione seguente documenta chi rifornisce le due parti, chi compra l'oro e chi vuole un porto sul Mar Rosso.

A chi giova

Documentiamo interessi dichiarati o verificabili, non moventi. Se un attore nega, lo diciamo.

I due generali e l'oro. Prima ancora di comandare le RSF, Hemedti ha preso il controllo di Jebel Amer, la più grande miniera d'oro artigianale del Darfur. L'azienda della sua famiglia, al-Junaid, è diventata il primo esportatore d'oro del Paese (BBC, via allAfrica); gli Stati Uniti l'hanno sanzionata nel giugno 2023 (Steptoe). Nel 2015 Hemedti ha anche venduto i suoi uomini ad Arabia Saudita ed Emirati per combattere in Yemen (BBC, cit.). Ma l'oro finanzia anche l'esercito: nel 2024 il governo di Port Sudan ha esportato ufficialmente oro per 1,97 miliardi di dollari, quasi metà di tutte le esportazioni registrate, e secondo la società mineraria di Stato l'80% dell'oro esce dal Paese di contrabbando (Steptoe, cit.). Nel luglio 2026 l'Unione europea ha vietato l'acquisto di oro sudanese, accusando entrambe le parti di finanziare così la guerra; il Regno Unito ha sanzionato un finanziatore delle RSF e tre società minerarie di Stato (stessa fonte).

Gli Emirati Arabi Uniti. Secondo la missione d'inchiesta dell'ONU ci sono «ragionevoli motivi» per ritenere che una rete con basi negli Emirati, in Ciad, in Libia e nel Puntland abbia rifornito le RSF di armi, droni, carburante e mercenari. Gli Emirati negano ogni coinvolgimento (ne abbiamo scritto in «Sudan, la guerra a distanza»). I loro interessi documentati:

L'Egitto è il principale sostegno regionale dell'esercito: aerei, munizioni e intelligence (CFR). Vuole un governo amico a sud, sul Nilo da cui dipende la sua acqua, mentre la contesa con l'Etiopia sulla grande diga GERD resta aperta. Secondo inchieste giornalistiche, tra cui una del New York Times, l'Egitto è passato dal sostegno all'intervento diretto, con droni lanciati da una base nel deserto egiziano; Il Cairo lo nega e dice di avere in Sudan solo addestratori (Horn Review).

L'Arabia Saudita si dichiara neutrale e ha ospitato i colloqui di Gedda del 2023, ma sostiene la legittimità dell'esercito (CFR). Secondo la stampa economica africana, un contratto da 1,5 miliardi di dollari per armi pakistane all'esercito, pagato da Riad, era legato a un accordo sull'oro sudanese con la raffineria saudita; Reuters ha riferito che è stato annullato nell'aprile 2026 dopo proteste di governi occidentali (Steptoe).

La Turchia e l'Iran. L'Iran ha fornito all'esercito droni Mohajer-6 (CFR). La missione ONU ha riconosciuto, nei filmati di attacchi dell'esercito, droni compatibili con modelli turchi, ma non ha attribuito la fornitura a nessuno Stato (lo abbiamo riportato in «Sudan, la guerra a distanza»).

La Russia ha cambiato cavallo. Dal 2017 la società Meroe Gold, che secondo il Tesoro americano era una copertura del gruppo Wagner, estraeva oro in Sudan; Wagner aveva poi stretto rapporti con Hemedti (Al Jazeera). Oggi Mosca sostiene l'esercito (CFR), e l'interesse è un porto: un accordo del 2020 prevede una base navale russa a Port Sudan per 25 anni, con fino a quattro navi e 300 militari. Non è mai stato ratificato e nel novembre 2025 l'ambasciatore russo lo ha detto «fermo» per la guerra (Kyiv Post); secondo il Wall Street Journal, a dicembre l'esercito lo ha offerto di nuovo in cambio di armi (The New Arab). Nel novembre 2024 la Russia ha posto il veto a una risoluzione del Consiglio di sicurezza che chiedeva il cessate il fuoco (Al Jazeera).

I vicini. Il Ciad e la Libia orientale del generale Haftar sono indicati dalla missione ONU come snodi dei rifornimenti alle RSF; immagini satellitari e inchieste giornalistiche collegano strutture militari etiopi ai rifornimenti e all'addestramento delle RSF (CFR). Il Kenya ha ospitato a Nairobi, nel febbraio 2025, la firma della carta del governo parallelo (stessa fonte).

Gli Stati Uniti e l'Europa. Hanno sanzionato i capi di entrambe le parti e le loro aziende. Gli Stati Uniti hanno stabilito nel gennaio 2025 che le RSF hanno commesso un genocidio e nel maggio 2025 che l'esercito ha usato armi chimiche nel 2024, accusa che il governo respinge (Justice Info). Ma Emirati, Egitto e Arabia Saudita, i principali sostenitori esterni delle due parti, sono anche partner strategici di Washington e dei Paesi europei, Italia compresa. E l'attenzione dell'Europa resta molto minore che per altre guerre, come abbiamo documentato in «Perché l'Ucraina e non il Sudan».

Gli islamisti. Esclusi dal potere dalla rivoluzione del 2019, sono tornati in prima linea combattendo a fianco dell'esercito (Asharq Al-Awsat). Per i gruppi civili la loro presenza è uno dei motivi per cui l'esercito rifiuta i negoziati; l'esercito risponde che le milizie sono sotto il suo comando.

Chi interviene da fuori

Il costo umano. Nessuno sa quanti siano i morti. L'organizzazione ACLED, che conta solo le uccisioni documentate nei combattimenti, ne ha registrate almeno 59.000 (AP, via AJC). Gli studi che stimano anche i morti non registrati danno numeri molto più alti: per la London School of Hygiene and Tropical Medicine, nel solo Stato di Khartoum sono morte per tutte le cause più di 61.000 persone nei primi quattordici mesi di guerra (LSHTM); per l'istituto norvegese PRIO, nel 2025 i morti potrebbero essere stati fino a 100.000 (PRIO). Gli sfollati interni sono 8,8 milioni (UNHCR, su dati OIM, maggio 2026), i rifugiati all'estero 4,3 milioni. A maggio 19,5 milioni di persone, più di quattro su dieci, erano in insicurezza alimentare acuta; il 19 ottobre l'IPC, il sistema internazionale che misura la fame, ha avvertito che in Darfur e in Kordofan aumentano le zone a rischio di carestia, anche per la siccità legata a El Niño (AP, via AJC).

Diritto internazionale

I trattati. Secondo la banca dati sul diritto umanitario (Guide du droit humanitaire), il Sudan:

Le RSF sono un gruppo armato, non uno Stato, ma sono vincolate dal diritto umanitario come l'esercito.

**La Corte penale internazionale.** Il Sudan non ne fa parte, ma nel 2005 il Consiglio di sicurezza le ha affidato i crimini commessi in Darfur (risoluzione 1593). Per questo la Corte può giudicare il Darfur ma non Khartoum, il Kordofan o il Nilo Azzurro. I mandati d'arresto per Bashir, emessi nel 2009 e nel 2010, non sono mai stati eseguiti. Il 6 ottobre 2025 è arrivata la prima condanna per il Darfur, quella dell'ex capo janjawid Ali Kushayb, e il 9 dicembre la pena: 20 anni (CPI). Sulla guerra di oggi la procura indaga sui massacri di El Geneina ed El Fasher e dice di avere «prove concrete» contro i capi delle RSF, ma non ha ancora annunciato accuse (People Daily). I ricercati sudanesi sono nella nostra pagina Latitanti della CPI.

Il genocidio. Il 19 febbraio 2026 la missione d'inchiesta dell'ONU ha concluso che a El Fasher le RSF hanno commesso almeno tre degli atti previsti dalla Convenzione sul genocidio contro zaghawa e fur: uccisioni, gravi danni fisici e mentali, condizioni di vita imposte per distruggere il gruppo (ONU Ginevra). È un accertamento di una commissione d'inchiesta, non una sentenza; lo stesso vale per la determinazione americana del gennaio 2025. Le RSF negano uccisioni su larga scala. Ne abbiamo scritto nel manifesto per il Sudan.

**Il caso alla Corte internazionale di giustizia.** Nel marzo 2025 il Sudan ha accusato gli Emirati di complicità nel genocidio delle RSF (CFR). Il 5 maggio 2025 la Corte ha respinto il caso senza esaminarlo nel merito: quando hanno aderito alla Convenzione, gli Emirati hanno escluso la competenza della Corte sulle controversie che li riguardano (riserva all'articolo IX) (The East African). La decisione non dice nulla sulla fondatezza delle accuse.

Le responsabilità degli altri. Il diritto internazionale non riguarda solo i due generali:

Cronologia

AnnoFatto
XVI-XVII sec.Sultanato Funj sul Nilo Azzurro; sultanato fur in Darfur
1821Conquista turco-egiziana
1881-1885Rivolta del Mahdi; presa di Khartoum
1898Battaglia di Omdurman; inizia il condominio anglo-egiziano (1899)
1916I britannici conquistano il Darfur
1922 · 1930Distretti chiusi e «politica meridionale»
1955Ammutinamento nel Sud, prima guerra civile
1956Indipendenza (1° gennaio)
1958 · 1969Colpi di Stato di Abboud e di Nimeiri
1972Accordo di Addis Abeba, autonomia al Sud
1983Leggi di settembre (sharia), seconda guerra civile
1989Colpo di Stato di Bashir e degli islamisti
2003Guerra del Darfur; nascono i janjawid
2005Accordo di pace con il Sud; il Darfur affidato alla CPI
2009-2010Mandati d'arresto della CPI per Bashir
2011Il Sud Sudan diventa indipendente
2013Nascono le RSF
2019Caduta di Bashir (11 aprile); massacro del sit-in (3 giugno); governo di transizione
2020Il Sudan esce dalla lista USA dei Paesi che sostengono il terrorismo
2021Colpo di Stato di Burhan e Hemedti (25 ottobre)
2023Inizia la guerra tra esercito e RSF (15 aprile); massacri di El Geneina
2024Veto russo al Consiglio di sicurezza (novembre)
2025Genocidio secondo gli USA (gennaio); l'esercito riprende Khartoum (marzo); la CIG respinge il caso contro gli Emirati (maggio); governo parallelo delle RSF (luglio); tabella di marcia del Quartetto (settembre); caduta di El Fasher (26 ottobre); condanna di Kushayb
2026Il governo torna a Khartoum (gennaio); l'ONU trova i tratti del genocidio a El Fasher (febbraio); l'UE vieta l'oro sudanese (luglio); offensiva dell'esercito in Kordofan (ottobre)

Registro delle modifiche

Fonti: Human Rights Watch · Library of Congress · Ufficio centrale di statistica · The National · Freedom House · EUAA · Al Jazeera · IRB Canada · Justice Info · Minority Rights Group · Minority Rights Group · Dipartimento di Stato USA, 2019 · Al Jazeera · The New Humanitarian · Steptoe · Ambasciata del Sudan nei Paesi Bassi · Macquarie University · Fanack · National Army Museum · Fanack · Library of Congress · Refworld · CFR · Africanews · CPI · BBC, via allAfrica · HRW · People Daily, da ICC e ONU · Sudan War Monitor · Al Jazeera · Anadolu · Al Jazeera · V-Dem · Al Jazeera · The Sentry · CBC · Asharq Al-Awsat · The New Arab · Wikipedia · CSW · Sudan Tribune · Sudans Post · ONU Ginevra · HRW · Swissaid · Horn Review · Kyiv Post · The New Arab · Al Jazeera · Justice Info · Sudan Tribune · Sudan Tribune · allAfrica · ONU · ONU Ginevra, da UNHCR · AP, via AJC · LSHTM · PRIO · UNHCR, su dati OIM, maggio 2026 · Guide du droit humanitaire · CPI · The East African · Opinio Juris

SudanGenocidioCrisi dimenticateCorno d'Africa

← Tutte le notizie e i manifesti

Resta informato

Una sintesi essenziale, solo quando un fatto lo merita. Niente spam, nessun algoritmo: la tua email resta tua.

Iscrivendoti accetti di ricevere aggiornamenti da I Will Not Look Away. Puoi annullare quando vuoi.