GLOSSARIO

La Corte Internazionale di Giustizia: cos’è, come funziona, e perché non è la CPI

Aggiornato al 22 luglio 2026

La Corte Internazionale di Giustizia (CIG) viene spesso confusa con la Corte Penale Internazionale (CPI) — stessa città, nomi simili, entrambe chiamate genericamente “tribunali dell’Aia”. Sono due organismi diversi, con poteri diversi: capire la differenza aiuta a capire cosa può davvero ottenere un ricorso alla CIG.

Non sai cos’è la CPI o come funziona? Una guida spiega giurisdizione, adesioni e i suoi limiti strutturali.

Leggi la spiegazione

Cos’è

La CIG è l’organo giudiziario principale delle Nazioni Unite, istituito dalla Carta ONU nel 1945 e operativo dal 1946, con sede all’Aia. Non giudica individui: risolve controversie giuridiche tra Stati e fornisce pareri consultivi, non vincolanti, su richiesta di organi ONU come l’Assemblea Generale. Tutti i 193 Stati membri dell’ONU sono automaticamente parte del suo Statuto, allegato alla Carta stessa.

Come funziona

Essere parte dello Statuto non basta perché la Corte possa giudicare una controversia specifica: serve il consenso di entrambi gli Stati coinvolti, tramite una clausola in un trattato, un accordo ad hoc per il singolo caso, oppure una dichiarazione generale di accettazione — la cosiddetta clausola facoltativa (art. 36.2 dello Statuto).

Chi accetta la giurisdizione obbligatoria, e chi no

Solo 75 Stati su 193 mantengono oggi una dichiarazione attiva ai sensi dell’art. 36.2 — una minoranza netta. Tra le grandi potenze, Stati Uniti, Russia, Cina e Francia non ne hanno una in vigore: gli USA la ritirarono nel 1985, subito dopo la sentenza sfavorevole nel caso Nicaragua; la Francia fece lo stesso nel 1974, dopo il caso sui test nucleari nel Pacifico. Il Regno Unito ne mantiene una, ma con riserve che escludono, tra l’altro, le controversie con Paesi del Commonwealth. La ragione è sempre la stessa: una dichiarazione ai sensi dell’art. 36.2 permette a qualunque altro Stato che abbia fatto lo stesso di citarti in giudizio senza bisogno di un accordo caso per caso — le potenze con maggiore esposizione militare o politica globale preferiscono mantenere il controllo su quando, e se, essere portate davanti alla Corte.

Il limite strutturale

Le sentenze della CIG sono vincolanti per le parti (art. 94 della Carta ONU), ma se uno Stato non le rispetta l’unico rimedio previsto è un ricorso al Consiglio di Sicurezza. Nel caso Nicaragua v. Stati Uniti (1986), la Corte condannò gli USA per il sostegno ai contras e il minamento dei porti nicaraguensi; gli Stati Uniti si rifiutarono di eseguire la sentenza, e da membri permanenti posero il veto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che ne avrebbe imposto l’esecuzione — lo stesso meccanismo che limita anche la Corte Penale Internazionale: l’esecuzione dipende dalla volontà politica degli Stati, non dal merito della causa.

Casi già citati su questo sito

La RDC ha portato il Ruanda davanti alla CIG il 26 giugno 2026, dopo due tentativi falliti in precedenza (un caso archiviato nel 2001, un altro respinto nel 2006 per difetto di giurisdizione) — il procedimento è ora nella fase preliminare in cui la Corte deve stabilire se ha competenza. Il Gambia ha citato il Myanmar dal 2019 per il genocidio dei Rohingya: la Corte ha ordinato misure cautelari, ma il caso di merito resta aperto.

Fonti: Statuto della CIG · ICJ-CIJ · Al Jazeera · CFR

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