NOTIZIA

Sudan: l'ONU avverte che l'offensiva su El-Obeid rischia nuovi crimini internazionali

Giugno 2026

«Abbiamo già visto questo copione.» — Volker Türk, Alto Commissario ONU per i diritti umani

Il fatto

Il 18 giugno 2026 l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha avvertito che un'offensiva imminente delle Forze di Supporto Rapido (RSF) su El-Obeid, capoluogo del Nord Kordofan, rischia di provocare nuovi gravi crimini internazionali. La città, da oltre 18 mesi in condizioni d'assedio, è stata colpita da dieci giorni consecutivi di attacchi con droni — su depositi di carburante, centrali idriche ed elettriche — che hanno ucciso decine di civili; circa 500.000 persone, tra cui oltre 100.000 sfollati, sono a rischio. Türk ha richiamato un precedente diretto: «Abbiamo già visto questo copione… non possiamo permettere il ripetersi delle atrocità prevenibili documentate a El-Fasher e a Zamzam». A El-Fasher — ultima roccaforte dell'esercito (SAF) in Darfur, caduta alle RSF il 26 ottobre 2025 dopo un assedio di 18 mesi che vi aveva portato la carestia — la Missione d'inchiesta dell'ONU ha concluso, il 19 febbraio 2026, che la campagna delle RSF contro le comunità non-arabe Zaghawa e Fur presenta i tratti distintivi del genocidio. Il 20 giugno 2026 il Consiglio di Sicurezza ha intimato alle RSF di fermare l'assalto. Le RSF negano e si proclamano governo legittimo; il Sudan resta dilaniato dalla guerra tra SAF ed RSF scoppiata nell'aprile 2023, con quasi 14 milioni di sfollati.

Commento giuridico

L'avvertimento poggia sul dovere di prevenire: la Convenzione sul Genocidio impegna gli Stati non solo a punire ma a prevenire, e Türk ha ricordato che gli Stati che hanno influenza hanno il dovere di esercitarla ora. Il quadro penale per il Darfur esiste da tempo: la Corte Penale Internazionale ha giurisdizione dal referral del Consiglio di Sicurezza del 2005 (ris. 1593); i mandati d'arresto per l'ex presidente al-Bashir risalgono al 2009-2010 e restano ineseguiti; e solo il 6 ottobre 2025 è arrivata la prima condanna per il Darfur, quella dell'ex capo Janjaweed Ali Kosheib, per crimini del 2003-04. Si aggiungono i crimini di guerra documentati dalla Missione ONU — la fame usata come arma, gli attacchi a ospedali e civili (IV Convenzione di Ginevra, Statuto di Roma). Sul «genocidio» va tenuta la distinzione: è un accertamento della Missione d'inchiesta dell'ONU e una determinazione del governo statunitense (gennaio 2025), non una sentenza di un tribunale; il ricorso che il Sudan aveva valutato contro gli Emirati alla Corte Internazionale di Giustizia è stato respinto per difetto di giurisdizione.

Implicazioni

Qui il diritto mostra il suo limite quando non viene applicato. El-Fasher è caduta sotto la più intensa documentazione internazionale — rapporti satellitari, sessioni del Consiglio di Sicurezza, una conclusione di genocidio — e tuttavia, come osservano gli analisti, gli avvertimenti hanno avuto peso normativo senza conseguenze operative: la stessa indagine che ha accertato il genocidio ha prodotto sanzioni contro tre comandanti RSF e nessuna cessazione delle ostilità. Ora il copione si ripete a El-Obeid. La coerenza impone di nominare tutti: le RSF, accusate di genocidio, massacri, stupri e fame d'assedio; ma anche la SAF, che lancia raid aerei su mercati civili, è stata sanzionata per uso di armi chimiche e ostacola gli aiuti; e gli enabler esterni — gli Emirati Arabi Uniti accusati di armare le RSF (cosa che negano), Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Iran dietro la SAF, e la Russia, che nel novembre 2024 ha posto il veto a una risoluzione ONU per l'accesso umanitario. È la più vasta crisi umanitaria e di sfollamento del pianeta, e tra le meno guardate. Il diritto per prevenire esiste; manca la volontà di applicarlo. Il diritto vale per tutti, o non vale per nessuno.

Fonti: Al Jazeera · UN News · OHCHR · HRW

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