GLOSSARIO

La Corte Penale Internazionale: cos’è, come funziona, e perché un mandato non basta

Aggiornato al 22 luglio 2026

Quando un articolo di questo sito cita “la CPI” o “un mandato della Corte penale internazionale”, presuppone che il lettore sappia già di cosa si tratta. Spesso non è così — ed è un tribunale meno intuitivo di quanto sembri: ha un potere reale, ma diverso da quello di un tribunale nazionale, e la differenza conta per capire ogni notizia che lo cita.

Cos’è

La Corte Penale Internazionale (CPI) è un tribunale permanente con sede all’Aia, nato dallo Statuto di Roma nel 1998 ed entrato in funzione nel 2002. Giudica individui — mai Stati — per genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione. Non sostituisce le magistrature nazionali: interviene solo quando uno Stato non vuole o non è in grado di perseguire davvero i propri responsabili (principio di complementarità).

Come funziona

Un’indagine può partire su richiesta di uno Stato parte, per rinvio del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, o per iniziativa del Procuratore con autorizzazione dei giudici. La Corte può procedere se l’imputato è cittadino di uno Stato parte, oppure se il crimine è avvenuto sul suo territorio — indipendentemente dalla nazionalità dell’accusato. Il Consiglio di Sicurezza può inoltre estendere la giurisdizione a situazioni riguardanti Stati non parte, come già avvenuto per il Darfur (2005) e la Libia (2011).

Il limite strutturale

La CPI non ha una propria forza di polizia: dipende interamente dalla cooperazione degli Stati per eseguire un arresto. È il nodo centrale di molte notizie di questo sito, dal caso Mamdani-Netanyahu ai mandati mai eseguiti contro altri capi di Stato.

Chi aderisce, e chi no

Aderiscono 125 Stati parte, l’ultimo l’Ucraina nel gennaio 2025. Restano fuori, tra gli altri, Stati Uniti, Russia, Cina, India e Israele — per motivi diversi ma spesso convergenti: timore che i propri funzionari o militari possano essere perseguiti, contestazione della giurisdizione su territori specifici, opposizione di principio alla cessione di sovranità giudiziaria.

Anche l’adesione non garantisce l’esecuzione

Nel 2024 la Mongolia, Stato parte, ha ricevuto Putin senza arrestarlo, citando la propria dipendenza energetica dalla Russia. Nel 2025 l’Ungheria, anch’essa Stato parte, ha ricevuto Netanyahu senza arrestarlo — scelta che l’ha portata a ritirarsi formalmente dallo Statuto di Roma nel 2026 pur di non doverlo più affrontare. L’appartenenza legale sposta la soglia del costo politico necessario per ignorare un mandato; non lo azzera.

Ricercato non vuol dire condannato

La CPI non processa in contumacia: senza la presenza dell’imputato non c’è processo, quindi nessuno è mai “condannato e ancora latitante” — chi non viene arrestato resta, per sempre, solo accusato. I mandati pendenti più noti includono quelli contro Vladimir Putin (dal 2023), Omar al-Bashir (dal 2009, il caso più vecchio ad alto profilo) e Joseph Kony (dal 2005, il mandato più antico in assoluto). L’elenco completo e aggiornato dei mandati ineseguiti è mantenuto dalla CPI stessa, e cambia con ogni arresto, morte o ritiro di un mandato — qui rimandiamo alla fonte diretta invece di riprodurne una copia destinata a invecchiare.

Fonti: Statuto di Roma · CFR · ICC-ASP · Elenco casi CPI · Al Jazeera · RFE/RL

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