ANALISI
L'appello caduto nel vuoto: Trump, la CPI e il peso di ciò che non si riconosce
Settembre 2026
Serie «La Corte sotto assedio» · 4 di 6
Il fatto
Il 22 settembre 2026, nel suo discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Donald Trump ha definito la Corte penale internazionale un'istituzione "canaglia", "fuori controllo" e "antiamericana", aggiungendo che i suoi funzionari sono "un gruppo di persone malvagie". Ha chiesto a tutti gli Stati membri di ritirarsi immediatamente e ha ribadito che Washington non permetterà mai che militari americani o altri cittadini siano sottoposti a "processi farsa" da parte di un "tribunale antiamericano" privo di giurisdizione sugli Stati Uniti. Non ha nominato Israele né Netanyahu.
L'esito, secondo Reuters, è misurabile: durante l'intera Assemblea generale un solo Paese ha raccolto l'appello. Naoero — piccola nazione insulare del Pacifico nota fino a pochi anni fa come Nauru — ha annunciato per bocca del suo presidente David Adeang il ritiro dallo Statuto di Roma, motivandolo con la "crescente irrilevanza" della Corte. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato per gli Affari dell'Asia orientale e del Pacifico ha salutato su X la scelta come una difesa della sovranità contro gli "abusi illegittimi" della CPI.
Altri interessi in gioco
L'appello non nasce isolato. In base all'ordine esecutivo firmato da Trump nel febbraio 2025, gli Stati Uniti hanno già sanzionato più di una dozzina tra giudici e procuratori della Corte; ad agosto 2026 l'elenco si è esteso alla presidente della CPI, la giapponese Tomoko Akane. A luglio il segretario di Stato Marco Rubio aveva promesso una campagna per smantellare la Corte "mattone dopo mattone". Da allora Venezuela e Ciad hanno annunciato il ritiro dallo Statuto, dopo Burkina Faso, Mali e Niger l'anno precedente.
Il salto di qualità, riportato dal Wall Street Journal e ripreso da Reuters, sta nel bersaglio: finora le sanzioni avevano colpito singoli funzionari, ora sarebbero rivolte contro la Corte nel suo insieme, con l'obiettivo dichiarato di tagliarla fuori da gran parte delle transazioni in dollari dopo un periodo di grazia di sei-sette mesi. Una decisione finale non risultava presa al momento delle prime indiscrezioni, ma funzionari americani avevano indicato ai giornalisti la possibilità di un annuncio già durante l'Assemblea generale o subito dopo.
Il movente è in parte dichiarato dallo stesso Trump, che in altre occasioni ha collegato la campagna alla difesa di Netanyahu, destinatario nel 2024 — insieme all'allora ministro della Difesa Yoav Gallant e a un comandante di Hamas — di un mandato di arresto della CPI per crimini di guerra a Gaza, dove sono state uccise oltre 73.000 persone secondo le autorità sanitarie palestinesi. Washington chiede inoltre la chiusura della vecchia indagine della Corte sulle truppe americane in Afghanistan.
Nell'aula la replica è arrivata da più fronti. Il premier olandese Rob Jetten, che guida il Paese ospite della Corte, ha detto che la CPI "è sotto attacco" e ha invitato la comunità internazionale a proteggere le istituzioni legali globali, ricevendo lunghi applausi. La premier giapponese Sanae Takaichi ha ribadito nel proprio discorso il sostegno del Giappone alla Corte. L'Unione europea, tramite l'Alta rappresentante Kaja Kallas, ha fatto sapere di valutare uno statuto di blocco contro le eventuali sanzioni americane. Il commissario tedesco per i diritti umani, Lars Castellucci, ha respinto l'appello di Trump ricordando che "i crimini più gravi non devono restare impuniti".
Commento giuridico
La tesi giuridica americana va riportata con precisione, perché è l'unico punto in cui la posizione di Washington ha un fondamento tecnico: gli Stati Uniti sostengono che la Corte non abbia giurisdizione sui cittadini di Paesi che non hanno ratificato lo Statuto di Roma. La risposta dello Statuto è l'art. 12(2)(a): la giurisdizione della CPI è territoriale, non basata sulla nazionalità. La Corte può giudicare crimini commessi sul territorio di uno Stato parte, chiunque ne sia l'autore. Sia la Palestina sia l'Afghanistan sono Stati parte. La disputa reale, dunque, non riguarda l'esistenza della giurisdizione in astratto, ma se uno Stato non aderente possa sottrarre i propri cittadini — o i cittadini di un alleato non aderente, nel caso di Israele — a una giurisdizione territoriale che appartiene ad altri.
Sul piano della durata degli atti, l'art. 29 dello Statuto stabilisce che i crimini di competenza della Corte non cadono in prescrizione. Un mandato non decade con il cambio di amministrazione che lo contesta, né quando lo Stato del ricercato rifiuta di riconoscerlo. Anche l'efficacia di un ritiro dallo Statuto non è immediata: per l'art. 127, decorre un anno dalla notifica — regola valida anche per Naoero.
Implicazioni — test di simmetria
Il primo attrito riguarda l'irrilevanza dichiarata e la sanzione mobilitata. Naoero ha motivato il proprio ritiro con la "crescente irrilevanza" della Corte, e Washington ha applaudito la scelta come difesa della sovranità. Nello stesso momento l'amministrazione prepara contro quella stessa Corte le sanzioni più pesanti mai dirette a un tribunale internazionale, al punto che la presidenza e la cancelleria della CPI hanno avvertito che potrebbero essere compromesse anche operazioni ordinarie come l'acquisto di servizi informatici e assicurativi o il pagamento di decine di dipendenti americani. Non si mobilita il Tesoro degli Stati Uniti contro un'istituzione davvero irrilevante: la campagna smentisce l'argomento che applaude.
Il secondo attrito riguarda la giurisdizione a intermittenza. Nel marzo 2023 il presidente Joe Biden aveva definito "giustificato" il mandato di arresto della CPI contro Vladimir Putin, pur riconoscendo che gli Stati Uniti non riconoscono la Corte: "non è riconosciuto a livello internazionale nemmeno da noi — ma penso che sia un segnale molto forte", aveva detto. Allora era Mosca a bollare la Corte come organismo "politicamente di parte" e "un burattino" dell'Occidente. Oggi Washington usa un lessico non dissimile contro la stessa istituzione. La giurisdizione della CPI, per due amministrazioni americane successive, sembra valere quando colpisce altri.
Il terzo attrito riguarda ciò che resta. Il disconoscimento di una Corte è un atto politico, e dura quanto dura chi lo pronuncia. Gli atti della Corte seguono un'altra logica: non si prescrivono, e un ritiro dallo Statuto ha effetto solo un anno dopo la notifica. Anche la frase di Biden su Putin lo conferma indirettamente: il presidente di uno Stato che non riconosce la CPI ha comunque riconosciuto il peso di un atto emesso da quella Corte. Il non-riconoscimento cambia dove un ricercato può viaggiare in sicurezza. Non cambia ciò che è stato accertato, né ciò che resta agli atti.
New York, due giorni dopo
Il 25 settembre Netanyahu ha parlato all'Assemblea generale in un'aula da cui decine di delegazioni erano uscite non appena salito sul podio, tra fischi e applausi contrapposti. Li ha definiti "codardi morali", invitando chi non fosse ancora uscito a farlo. Ha attaccato il sindaco di New York Zohran Mamdani — che aveva chiesto alle autorità federali di dare esecuzione al mandato di arresto della CPI — definendolo "antisemita" e dicendogli: "Hai provato a impedirmi di venire qui. Hai provato a farmi tacere. Ebbene, non puoi farmi tacere". Ha respinto le accuse di genocidio a Gaza come "la più grande bugia del secolo".
Poche ore prima, il presidente palestinese Abbas aveva parlato all'Assemblea solo in videocollegamento: per il secondo anno consecutivo il Dipartimento di Stato gli ha negato il visto per l'ingresso negli Stati Uniti. Netanyahu, ricercato dalla CPI, è stato accolto di persona nello stesso Paese che ha negato l'ingresso al leader della controparte palestinese. Gli Stati Uniti non sono parte dello Statuto di Roma e non avevano alcun obbligo di arresto; l'accordo di sede ONU garantisce comunque l'accesso ai capi di governo. Ma l'asimmetria fra chi entra e chi resta fuori non è spiegata da nessuna norma: è una scelta.
Notizie collegate: Sei mesi alla Corte: Washington sanziona la CPI intera e apre una trattativa sulla sua indipendenza · Un sindaco, un mandato d'arresto, una domanda che nessuno vuole porsi sul serio · Quindici anni per un mandato · Due mandati, zero arresti · Il Niger lascia la Corte penale internazionale
Fonti: Reuters/US News — discorso di Trump all'ONU · The Federalist — citazioni integrali e sanzioni WSJ · Reuters — solo Naoero segue l'appello · Politiko — dichiarazione di Jetten · Al Jazeera — discorso di Netanyahu · CBC — visto negato ad Abbas · NPR — Netanyahu e Mamdani · Biden sul mandato contro Putin (marzo 2023) · Statuto di Roma — artt. 12, 29, 127
Nota di verifica: le sanzioni contro l'intera CPI risultavano, alla pubblicazione, preparate ma non ufficialmente annunciate — riportate da WSJ/Reuters, non confermate dal Dipartimento di Stato; formulazione al condizionale. La cifra "più di una dozzina" di funzionari sanzionati e la designazione di Tomoko Akane si basano su fonti giornalistiche aggregate, senza un elenco ufficiale consolidato reperito in sessione — da verificare con la lista OFAC quando disponibile.
Sullo statuto di blocco che l'Unione europea sta valutando esiste un appello pubblico. Eumans, movimento politico europeo presieduto da Marco Cappato, chiede alla Commissione europea di attivarlo subito per proteggere la Corte dalle sanzioni americane, e sostiene la candidatura della CPI al premio Nobel per la pace 2026. È una campagna di parte, non di questo sito: la segnaliamo perché riguarda direttamente lo strumento discusso nell'articolo.
Leggi e firma l'appello (in inglese)