La Corte sotto assedio
La Corte penale internazionale sotto pressione da più parti, in sei pezzi: i mandati che nessuno esegue, le condanne di Mosca contro i suoi giudici, gli Stati che se ne vanno, l'appello di Trump all'ONU, le sanzioni americane contro l'istituzione intera. In fondo, un'opinione.
Putin non arrestato in Mongolia (2024) e Tagikistan (2025); Netanyahu non arrestato in Ungheria (2025). Stessi mandati CPI, la stessa unica conseguenza: un rinvio all'Assemblea degli Stati Parte privo di potere coercitivo.
Il 12 dicembre 2025 un tribunale di Mosca condanna in contumacia il procuratore capo della CPI e otto giudici per il mandato contro Putin. Undici mesi prima, Washington aveva scelto le sanzioni per lo stesso motivo, contro un mandato diverso: Netanyahu. Due potenze, due strumenti, la stessa condotta.
Un drone uccide 17 civili in un mercato nigerino: possibile crimine di guerra. Il Niger lascia la CPI, mentre USA e Italia proseguono la cooperazione militare.
Trump chiede a tutti gli Stati membri di lasciare la CPI e prepara sanzioni contro la Corte. Un solo Paese lo segue. Due giorni dopo, Netanyahu parla all'ONU sotto mandato di arresto.
5.Sei mesi alla Corte: Washington sanziona la CPI intera e apre una trattativa sulla sua indipendenza
Il 9 ottobre gli Stati Uniti hanno sanzionato la Corte penale internazionale come istituzione, lasciandole sei mesi per operare: una condizione posta ai 125 Stati membri.