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GLOSSARIO
Myanmar: i popoli, la storia, chi combatte e perché
Aggiornato al 22 ottobre 2026
Le notizie sul Myanmar parlano di giunta, di ribelli, di rohingya, ma raramente spiegano chi sono questi popoli, da dove nasce la guerra e chi ci guadagna. Questa scheda raccoglie il contesto essenziale. È aggiornabile: ogni modifica è registrata in fondo, con data e fonte.
In sintesi
- Il Myanmar (ex Birmania) ha circa 54 milioni di abitanti e oltre cento popoli diversi. La maggioranza bamar vive nella pianura centrale; le minoranze abitano le montagne lungo i confini.
- I militari governano quasi ininterrottamente dal 1962. Nel 2021 hanno rovesciato il governo eletto di Aung San Suu Kyi. Da allora il Paese è in guerra civile, e l'esercito ha perso il controllo di gran parte delle frontiere.
- Nell'aprile 2026 il capo della giunta, Min Aung Hlaing, è diventato presidente dopo elezioni da cui l'opposizione principale era esclusa.
- Il Myanmar è accusato di genocidio contro i rohingya, una minoranza musulmana, davanti alla Corte internazionale di giustizia (CIG). Le udienze si sono chiuse il 29 gennaio 2026; al 22 ottobre la data della sentenza non è stata annunciata.
- Il conflitto è anche una guerra per le risorse: giada, terre rare, gas, oro e oppio. Dalle miniere del nord dipende circa metà delle terre rare pesanti del mondo, usate per auto elettriche e turbine eoliche.
Terra e popoli
Il Myanmar ha la forma di un ferro di cavallo. Al centro c'è una grande pianura lungo il fiume Irrawaddy, abitata dalla maggioranza; tutto intorno, verso Bangladesh, India, Cina, Laos e Thailandia, ci sono montagne abitate dalle minoranze. Questa geografia spiega buona parte della storia: il centro governa, le periferie resistono.
Un'avvertenza sui numeri. Nel 2014 il Myanmar ha fatto il suo primo censimento dopo trent'anni. Quasi tutti i risultati sono stati pubblicati nel 2015, con una popolazione di oltre 51 milioni, e i dati sulla religione nel 2016. Quelli sulle etnie, invece, non sono mai stati resi pubblici (The Irrawaddy); anche l'ONU, chiudendo il progetto, ha ricordato che erano l'ultimo dato ancora riservato (ONU Myanmar). Il tema è politico: alcuni sostengono che, contando tutte le minoranze, i bamar potrebbero non essere la maggioranza assoluta. Per questo le cifre che seguono sono di tre tipi, sempre indicati:
- stima: le percentuali del CIA World Factbook, l'unica serie diffusa e costante (CIA), che altre fonti considerano troppo favorevoli alla maggioranza;
- censimento: la quota della popolazione che vive nello Stato che porta il nome di un popolo, dai risultati del 2014 (UNFPA). Gli Stati sono misti, quindi il numero non coincide con il popolo;
- ONU e ong: per i rohingya, i dati dell'agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR) e di Human Rights Watch.
La popolazione totale stimata oggi è di circa 54 milioni (Freedom House).
- Bamar (birmani) — circa il 68% (stima), oltre 35 milioni di persone. Vivono nella pianura centrale, parlano birmano e sono in larga parte buddisti. Da loro provengono quasi tutti i vertici dell'esercito e della politica. Il nome «Birmania» viene da loro.
- Shan — circa il 9% (stima), quasi 5 milioni. Vivono sull'altopiano orientale, al confine con Cina, Laos e Thailandia; nello Stato Shan, il più grande del Paese, abitava nel 2014 l'11,3% della popolazione, circa 5,8 milioni di persone (censimento). Sono parenti linguistici dei thailandesi e buddisti. Qui si trova il «Triangolo d'oro» dell'oppio e operano diversi gruppi armati.
- Karen — circa il 7% (stima), oltre 3,5 milioni. Vivono nel sud-est, al confine thailandese, e in parte nella pianura del delta; lo Stato Karen (Kayin) aveva 1,57 milioni di abitanti nel 2014 (censimento). Molti sono cristiani, convertiti dai missionari in epoca coloniale. La loro organizzazione armata, la KNU, combatte il governo centrale dal 1949: è una delle insurrezioni più lunghe al mondo.
- Rakhine (arakanesi) — circa il 4% (stima), circa 2 milioni. Vivono sulla costa occidentale, sul golfo del Bengala, e sono buddisti. Fino al 1784 avevano un regno indipendente, l'Arakan, poi conquistato dai birmani. Oggi il loro esercito, l'Arakan Army, controlla quasi tutto lo Stato Rakhine (vedi «Chi è chi»).
- Rohingya — musulmani del nord del Rakhine, al confine con il Bangladesh. La legge sulla cittadinanza del 1982 non li include tra i popoli riconosciuti, quindi sono apolidi; il governo li chiama «bengalesi», cioè immigrati irregolari. Nei campi del Bangladesh l'UNHCR ne conta circa 1,2 milioni (Daily Observer, su dati UNHCR); nel Rakhine, secondo Human Rights Watch, nel 2024 ne restavano circa 630.000 (HRW). Sono fuggiti a ondate: nel 1978, nel 1991-92 (HRW) e nel 2017, la più grave. È il caso davanti alla CIG.
- Cinesi del Myanmar — circa il 3% (stima). Comunità arrivate soprattutto in epoca coloniale, oggi molto presenti nel commercio. Da non confondere con i kokang (vedi sotto).
- Indiani del Myanmar — circa il 2% (stima). Arrivati in epoca coloniale come funzionari, commercianti e lavoratori; molti furono espulsi dopo il golpe del 1962.
- Mon — circa il 2% (stima); nello Stato Mon viveva nel 2014 il 4% della popolazione (censimento). Vivono nel sud, intorno a Mawlamyine, e sono buddisti. È un'antica civiltà che contribuì a portare il buddismo nella regione; il loro regno cadde nel 1757, conquistato dai birmani.
- Kachin — nessuna stima affidabile. Nello Stato Kachin, all'estremo nord e al confine con la Cina, viveva nel 2014 il 3,3% della popolazione, circa 1,7 milioni di persone (censimento), non tutti kachin. Sono in maggioranza cristiani. Nella loro terra ci sono le grandi miniere di giada di Hpakant e le miniere che producono circa metà delle terre rare pesanti del mondo (Reuters, via Mining.com). Il loro esercito si chiama KIA.
- Chin — nessuna stima affidabile. Nello Stato Chin, nelle montagne dell'ovest al confine con l'India, viveva nel 2014 lo 0,9% della popolazione, meno di mezzo milione di persone (censimento). Sono in maggioranza cristiani e tra i più poveri del Paese; molti sono fuggiti in India.
- Karenni (Kayah) — nessuna stima affidabile. Lo Stato Kayah, a est, è il più piccolo: 286.738 abitanti nel 2014 (censimento). Nel 1875 un accordo tra britannici e re birmano riconobbe l'indipendenza degli Stati karenni, e per questo i karenni rivendicano di non essere mai stati parte della Birmania.
- Wa — nessuna stima affidabile. Vivono nel nord-est, al confine cinese. Hanno l'esercito non statale più grande del Paese, l'UWSA, molto legato alla Cina, e una regione autonoma di fatto.
- Kokang — nessuna stima affidabile. Sono di etnia cinese e parlano mandarino; vivono nel nord dello Stato Shan. Il loro gruppo armato, l'MNDAA, ha avuto un ruolo chiave nell'offensiva del 2023.
- Ta'ang (Palaung) — nessuna stima affidabile. Vivono nel nord dello Stato Shan, sono buddisti e coltivatori di tè. Il loro gruppo armato è il TNLA.
Religione (censimento 2014, dati pubblicati nel 2016): buddisti circa 88%, cristiani 6%, musulmani 4%. Il censimento non ha contato gran parte dei rohingya, quindi la quota musulmana reale è più alta.
Risorse: giada, rubini, oro, terre rare, gas naturale, petrolio, legname, stagno. Il Myanmar è anche la principale fonte conosciuta di oppio illegale al mondo: nel 2025 le coltivazioni sono salite a 53.100 ettari, il livello più alto da dieci anni, secondo l'ufficio ONU contro la droga e il crimine, l'UNODC (Anadolu).
Storia breve
Prima della colonizzazione. Nella regione si alternano per secoli regni diversi: birmani, mon, shan, arakanesi. Il primo grande regno birmano, Pagan, nasce nell'XI secolo. Nel Settecento la dinastia birmana Konbaung conquista i mon (1757) e l'Arakan (1784) e si spinge fino ad Assam e Manipur, in India. È lì che si scontra con l'Impero britannico.
La colonizzazione britannica (1824-1948). I britannici conquistano il Paese in tre guerre, tra il 1824 e il 1885, e lo amministrano come provincia dell'India britannica fino al 1937 (CIA). Due scelte coloniali pesano ancora oggi:
- Due Birmanie. La pianura, la «Birmania propria», è governata direttamente; le montagne delle minoranze sono amministrate a parte, attraverso i capi locali. Le due parti crescono separate.
- Un esercito senza bamar. Le truppe coloniali sono reclutate soprattutto tra karen, kachin e chin, molti dei quali convertiti al cristianesimo, mentre i bamar ne restano quasi esclusi. Per i nazionalisti birmani le minoranze diventano così «i soldati degli inglesi».
Poiché la Birmania è una provincia dell'India, arrivano anche centinaia di migliaia di lavoratori e commercianti dal resto dell'impero, compresi musulmani del Bengala nell'Arakan. Allora era un movimento interno; oggi il governo lo considera immigrazione illegale (HRW). È una delle radici della disputa sui rohingya (vedi «Da dove nasce il conflitto»).
La guerra e l'indipendenza (1942-1948). Nel 1942 il Giappone invade la Birmania. Il giovane nazionalista Aung San, padre di Aung San Suu Kyi, combatte prima con i giapponesi e poi, nel 1945, passa con gli Alleati. Molti karen restano invece fedeli ai britannici, e tra le due parti ci sono massacri. Nel febbraio 1947, a Panglong, Aung San firma con i leader shan, kachin e chin un accordo per un'unione federale. A luglio viene assassinato. L'indipendenza arriva il 4 gennaio 1948, ma la promessa federale di Panglong non viene mantenuta: entro un anno karen, comunisti e altri gruppi prendono le armi.
I militari al potere (1962-2011). Nel 1962 il generale Ne Win prende il potere con un colpo di Stato e governa per 26 anni con un regime militare e isolazionista, la «via birmana al socialismo». Nel 1988 una rivolta popolare viene repressa nel sangue; emerge Aung San Suu Kyi. Nel 1990 il suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (NLD), vince le elezioni, ma i militari non le riconoscono. Sotto quella giunta lei passa in tutto 15 anni agli arresti domiciliari (Daily Mirror, da Reuters). Nel 2007 la «rivoluzione zafferano» dei monaci viene repressa. Nel 2008 i militari fanno approvare una Costituzione che riserva loro un quarto dei seggi in Parlamento, e quindi il potere di bloccare ogni modifica, e i ministeri di Difesa, Interni e Confini.
La parentesi civile (2011-2021). Dal 2011 un governo guidato da ex militari avvia aperture economiche e politiche. Nel 2015 la NLD vince le elezioni e Aung San Suu Kyi diventa di fatto capo del governo, ma l'esercito conserva il controllo della sicurezza. Nell'agosto 2017, dopo attacchi di un gruppo armato rohingya (ARSA) contro posti di polizia, l'esercito lancia «operazioni di sgombero» nel nord del Rakhine: oltre 700.000 rohingya fuggono in Bangladesh. Nel 2019 Aung San Suu Kyi difende il suo Paese davanti alla CIG, e la sua immagine internazionale crolla.
Il colpo di Stato e la guerra civile (dal 2021). Il 1° febbraio 2021, dopo una nuova vittoria della NLD, il comandante Min Aung Hlaing prende il potere. Le proteste pacifiche vengono represse; molti giovani bamar fuggono nelle zone delle minoranze e prendono le armi. Per la prima volta bamar e minoranze combattono dalla stessa parte. Nell'ottobre 2023 tre gruppi armati (kokang, ta'ang e Arakan Army) lanciano l'«Operazione 1027» e conquistano decine di città. Nel 2024-25 l'esercito perde gran parte delle frontiere. Il 28 marzo 2025 un terremoto di magnitudo 7,7 colpisce il centro del Paese, vicino a Mandalay: il bilancio ufficiale è di 3.768 morti (ReliefWeb).
Le elezioni e la presidenza (2025-2026). Tra dicembre 2025 e gennaio 2026 la giunta organizza elezioni senza la NLD, che aveva sciolto nel 2023, e senza voto in molte zone di guerra. Vince in modo schiacciante il partito dei militari, l'USDP. Il 3 aprile 2026 il nuovo Parlamento elegge presidente Min Aung Hlaing, con 429 voti su 584; il comando dell'esercito passa al generale Ye Win Oo, ex capo dell'intelligence (Al Jazeera; CNBC). Il 30 aprile la giunta annuncia che Aung San Suu Kyi sconterà il resto della pena agli arresti domiciliari. Il figlio dice di non avere prove che sia viva, e nessuno ha potuto verificarlo (Il Post; Daily Ittefaq, da BBC).
Chi governa e come
Formalmente il Myanmar è oggi una repubblica presidenziale con un Parlamento eletto. Di fatto il potere resta ai militari: il presidente è l'ex capo della giunta, un quarto dei seggi è riservato per Costituzione all'esercito e il blocco filomilitare ha quasi il 90% dei seggi, secondo l'emittente pubblica indiana (All India Radio). Dei 30 ministri del nuovo governo, 28 sono generali in servizio o in congedo, deputati del partito dei militari o membri della giunta precedente (stessa fonte).
Due istituti indipendenti, di due Paesi diversi, arrivano alla stessa conclusione:
- Freedom House (Stati Uniti), rapporto 2026: 4 punti su 100, «non libero». Il punteggio è sceso dai 7 del 2025 perché le leggi della giunta hanno impedito a una vera opposizione di presentarsi e una parte degli elettori delle minoranze non ha potuto votare (Freedom House).
- V-Dem (Svezia), rapporto 2026: «autocrazia chiusa», la categoria dei regimi in cui non si vota liberamente per chi governa (V-Dem). Che cosa distingue un'autocrazia da una democrazia lo spieghiamo nella voce Autocrazia.
I governi occidentali e molti osservatori hanno criticato le elezioni come non libere (CNBC). La Cina si è invece congratulata subito con il nuovo presidente (Al Jazeera).
Chi è chi
| Chi | Chi lo guida | Posizione |
|---|---|---|
| Presidenza e governo (Naypyidaw, la capitale costruita dai militari) | Min Aung Hlaing, presidente dal 10 aprile 2026, già capo della giunta | Il potere centrale. La Cina lo sostiene; per i governi occidentali le elezioni che lo hanno portato alla presidenza non sono state libere |
| Forze armate (Tatmadaw) | Gen. Ye Win Oo, comandante in capo dalla fine di marzo 2026 | Combattono su quasi tutti i fronti. Dal 4 settembre 2026 sono all'offensiva per riprendere il Rakhine, finora senza guadagni di territorio (ISP-Myanmar) |
| USDP (Partito dell'unione, della solidarietà e dello sviluppo) | Khin Yi, ex capo della polizia, presidente del partito dal 2022 (The Irrawaddy) | Il partito dei militari, vincitore delle elezioni 2025-26 |
| NLD (Lega nazionale per la democrazia) | Aung San Suu Kyi, detenuta | Ha vinto le elezioni del 1990, del 2015 e del 2020; sciolta dalla giunta nel 2023 |
| Governo di unità nazionale (NUG), in clandestinità e all'estero | Duwa Lashi La, presidente ad interim (Moemaka, 27/9/2026) | Il governo ombra nato nel 2021 da deputati eletti, NLD e minoranze. Non riconosce le elezioni della giunta |
| Forze di difesa popolare (PDF) | Coordinate in parte dal NUG | Milizie nate dopo il golpe, soprattutto bamar, nel centro del Paese (Sagaing, Magway) |
| Arakan Army (AA), Stato Rakhine | Twan Mrat Naing, comandante in capo e cofondatore (Jamestown) | Esercito dell'etnia rakhine. Controlla 14 dei 17 comuni del Rakhine, il 92,6% del territorio, e Paletwa nello Stato Chin (ISP-Myanmar). Non è alleato del NUG. Accusato di abusi contro i rohingya, che nega |
| KIA (Esercito per l'indipendenza kachin), Laiza | N'Ban La, presidente dell'organizzazione politica KIO (BNI, 11/8/2026) | Combatte dal 1961 per l'autonomia kachin. Dal 2024 controlla le miniere di terre rare. Vicino al NUG |
| KNU (Unione nazionale karen) | Saw Kwe Htoo Win, presidente dal 2023 (ISP-Myanmar) | La più antica insurrezione del Paese (1949); dopo il golpe ha lasciato i negoziati e si coordina con il NUG |
| MNDAA (kokang), Laukkai | Peng Daxun, comandante in capo (ISP-Myanmar) | Ha conquistato Lashio, la principale città del nord, nell'agosto 2024. Sotto pressione cinese l'ha restituita all'esercito nell'aprile 2025 (RFA). Nel settembre 2026 ha avuto i primi colloqui con il governo nella capitale (Crisis Group) |
| TNLA (ta'ang) | Tar Aik Bong, presidente (ISP-Myanmar) | Dopo una tregua mediata dalla Cina ha restituito all'esercito Mogok e Momeik (fine 2025); nel marzo 2026 ha perso Kutkai contro l'ex alleato MNDAA; ad aprile 2026 ha salutato il nuovo governo (stessa fonte) |
| UWSA (wa), Panghsang | Bao Youxiang (The Irrawaddy, 6/4/2026) | L'esercito non statale più grande; non combatte contro la giunta e ha stretti legami con la Cina |
| ARSA e altri gruppi rohingya | Il capo dell'ARSA, Ataullah, è stato arrestato in Bangladesh il 18 marzo 2025 (RFA) | Piccoli gruppi armati. Nel 2024 hanno combattuto a fianco dell'esercito contro l'Arakan Army, e secondo Human Rights Watch hanno aiutato a reclutare con la forza giovani rohingya (HRW) |
Da dove nasce il conflitto
Usiamo i quattro livelli del nostro pezzo «Le guerre del mondo sono "musulmane"?».
Il terreno: un Paese disegnato da altri. I confini del Myanmar sono quelli tracciati dai britannici, che hanno riunito in un solo Stato regni e popoli che non avevano mai avuto un governo comune. Le montagne di confine, ricche di giada, legname e oppio, sono sempre state difficili da controllare, e chi controlla le risorse può pagare un esercito. Dopo l'indipendenza nessun governo è riuscito a costruire lo Stato federale promesso a Panglong.
Questo non assolve i governi successivi. I colonizzatori hanno lasciato il terreno, ma la scelta di governare con l'esercito, negare l'autonomia alle minoranze e togliere la cittadinanza ai rohingya è stata presa a Rangoon e a Naypyidaw, dopo il 1948.
La scintilla: il golpe del 2021. Le guerre di confine esistevano da settant'anni. Il colpo di Stato le ha trasformate in una guerra nazionale, perché per la prima volta si sono ribellati anche i bamar della pianura.
La bandiera: il nazionalismo buddista-birmano. La giunta presenta la propria guerra come difesa dell'unità del Paese e del buddismo. Il caso più estremo è quello dei rohingya. Per la giunta e per molti birmani sono immigrati bengalesi arrivati in epoca coloniale; i rohingya rispondono di vivere in Arakan da secoli. Le fonti storiche danno ragione in parte a entrambi: commercianti musulmani sono presenti sulla costa dell'Arakan dall'VIII secolo, e nel Quattrocento i re buddisti dell'Arakan avevano funzionari musulmani a corte; poi, durante il dominio britannico, è arrivata una forte immigrazione dal Bengala (HRW). Nessuna delle due storie giustifica la negazione della cittadinanza a persone nate nel Paese.
Il moltiplicatore esterno: armi, protezione e affari. Una guerra di questa durata non si combatte senza rifornimenti. La sezione seguente documenta chi vende armi, chi compra risorse e chi protegge la giunta all'ONU.
A chi giova
Documentiamo interessi dichiarati o verificabili, non moventi. Se un attore nega, lo diciamo.
La giunta e i suoi conglomerati. Le forze armate controllano due grandi gruppi economici, MEHL e MEC, attivi nelle miniere, nelle banche e nelle costruzioni. Stati Uniti e Regno Unito li hanno sanzionati tra marzo e aprile 2021, il Canada già dal 2007 (Gibson Dunn), l'Unione Europea il 19 aprile 2021 (GlobalSecurity, da comunicato UE). Per i militari la guerra è anche difesa di un patrimonio.
La Cina è il principale alleato della giunta. I suoi interessi documentati:
- l'energia: un gasdotto (in funzione dal 2013) e un oleodotto (dal 2017) partono dall'isola di Made, davanti a Kyaukphyu nel Rakhine, e arrivano nello Yunnan, in Cina (GlobalSecurity). Permettono a parte del petrolio diretto in Cina di evitare lo stretto di Malacca;
- il porto di Kyaukphyu, parte della Nuova via della seta: nell'aprile 2026 Pechino si è congratulata con Min Aung Hlaing promettendo cooperazione «di alta qualità» proprio su questi progetti (Al Jazeera). L'Arakan Army combatte a pochi chilometri dal porto;
- le terre rare: nel 2025 il Myanmar ha fornito circa il 53% delle importazioni cinesi di terre rare, secondo S&P Global citata da Geopolitical Monitor (Geopolitical Monitor). Le miniere sono nelle zone del KIA, che nell'ottobre 2024 ne ha preso il controllo. Secondo Reuters la Cina ha minacciato di smettere di comprare se il KIA non rinunciava all'assalto alla città di Bhamo; il ministero degli Esteri cinese ha risposto di non conoscere i dettagli (Reuters, via Mining.com);
- la giada: le miniere di Hpakant, nello Stato Kachin, forniscono ogni anno alla Cina giada per miliardi di dollari (Crisis Group).
La Cina però parla con tutte le parti, e quando serve fa pressione anche sui ribelli. Nel novembre 2024, secondo The Irrawaddy, ha trattenuto a Kunming il capo dei kokang, Peng Daxun, per convincerlo a lasciare Lashio; Pechino ha detto che era in Cina per cure mediche (The Irrawaddy). Nell'aprile 2025 la città è tornata all'esercito, con osservatori cinesi presenti al passaggio (RFA).
La Russia è il primo fornitore di armi. Secondo il relatore speciale dell'ONU Tom Andrews, tra febbraio 2021 e dicembre 2022 la giunta ha importato armi e materiali per almeno un miliardo di dollari: 406 milioni da entità russe, compresa l'agenzia statale Rosoboronexport (caccia Su-30 e MiG-29); 267 milioni dalla Cina; 254 milioni da entità con sede a Singapore; 51 milioni dall'India; 28 milioni dalla Thailandia (The Irrawaddy; ONU). Andrews precisa di non avere prove che i governi di Singapore e Thailandia abbiano approvato quei trasferimenti, a differenza di Russia, Cina e in misura minore India. I relatori speciali sono esperti indipendenti e non parlano a nome dell'ONU.
L'India ha costruito il porto di Sittwe, nel Rakhine, come parte del progetto Kaladan, una via commerciale verso i suoi Stati del nord-est. Dal 2024 il porto è fermo per i combattimenti, e la via passa per zone controllate dall'Arakan Army (BNI). L'India cerca anche accesso alle terre rare kachin: secondo Reuters, nel 2024 ha mandato funzionari di un'azienda statale nelle zone del KIA (Reuters, via Mining.com).
La Thailandia compra gran parte del gas birmano: circa il 70% di quello del giacimento di Yadana va alla società thailandese PTT (Oil & Gas Journal). Ospita inoltre centinaia di migliaia di profughi e lavoratori birmani.
Gli Stati Uniti e l'Europa. Hanno sanzionato la giunta e i suoi conglomerati. Nel gennaio 2022 la francese TotalEnergies e l'americana Chevron hanno annunciato l'uscita dal giacimento di Yadana, citando il peggioramento dei diritti umani (stessa fonte). Secondo Geopolitical Monitor, all'amministrazione Trump sono arrivate proposte per accedere alle terre rare birmane, anche trattando con la giunta o con il KIA (Geopolitical Monitor): è un interesse da seguire. Per simmetria: l'Occidente ha dato al Myanmar molta meno attenzione e molti meno aiuti che ad altre crisi. Il piano umanitario dell'ONU per il 2026 punta ad aiutare 4,9 milioni di persone, il 27% in meno dell'anno prima, per mancanza di fondi (OCHA); le persone che hanno bisogno di aiuto sono oltre 16 milioni (OCHA, luglio 2026).
I gruppi armati. Anche le milizie si finanziano con le risorse: tasse sulla strada commerciale verso la Cina (almeno 40 posti di pedaggio e controllo, ISP-Myanmar), giada, oro nel Sagaing e terre rare. Lungo i confini sono cresciuti i centri di truffe online, gestiti da clan locali legati alle milizie filogovernative. La Cina ha cominciato a perseguirli: nel gennaio 2026 ha giustiziato 11 membri della famiglia Ming, che gestiva centri di truffa nella regione kokang (CNN, via ABC17).
Chi interviene da fuori
- ASEAN (Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico). Il 24 aprile 2021 i leader ASEAN e la giunta hanno concordato un «consenso in cinque punti»: fine immediata della violenza, dialogo tra tutte le parti, un inviato speciale dell'ASEAN, aiuti umanitari, una visita dell'inviato per incontrare tutte le parti (Malay Mail). La giunta non lo ha applicato ed è stata esclusa dai vertici. Dopo le elezioni Min Aung Hlaing cerca di rientrare; la presidenza filippina del 2026 ha chiesto che l'inviato dell'ASEAN possa incontrare Aung San Suu Kyi (Newcastle Herald, da AAP).
- ONU. Nel dicembre 2022 il Consiglio di sicurezza ha approvato la risoluzione 2669, la prima sul Myanmar secondo il rappresentante britannico: 12 voti a favore, nessuno contrario, astenute Cina, Russia e India. Chiede la fine della violenza, la liberazione dei detenuti politici, compresa Aung San Suu Kyi, l'accesso umanitario e il ritorno sicuro dei rohingya (ONU). L'inviata speciale del segretario generale è Julie Bishop (The Star, da AFP). Un meccanismo investigativo indipendente dell'ONU (IIMM) raccoglie prove per i processi.
- Bangladesh. Ospita circa 1,2 milioni di rohingya nei campi di Cox's Bazar e sull'isola di Bhasan Char. Dal dicembre 2024 ne sono arrivati altri 150.000 (Daily Observer, su dati UNHCR).
Il costo umano. Secondo l'Associazione per l'assistenza ai prigionieri politici (AAPP), un'organizzazione birmana vicina all'opposizione che conta solo i casi verificati, dal golpe la giunta e le milizie alleate hanno ucciso almeno 8.211 persone, al 28 luglio 2026 (AAPP); oltre 22.000 persone sono detenute per motivi politici (AAPP). Il conteggio non comprende i combattenti né le vittime degli altri gruppi armati. Gli sfollati interni sono quasi 3,8 milioni, il numero più alto mai registrato nel Paese (UNICEF).
Diritto internazionale
I trattati. Secondo le banche dati sui trattati (HRL Minnesota; Guide du droit humanitaire), il Myanmar:
- è parte della Convenzione sul genocidio dal 1956, con una riserva all'art. VIII, che riguarda il ricorso agli organi dell'ONU;
- è parte delle Convenzioni di Ginevra dal 1992, ma non dei loro Protocolli aggiuntivi;
- non è parte dello Statuto di Roma, cioè della Corte penale internazionale;
- non ha firmato il Patto ONU sui diritti civili e politici.
Il caso alla CIG (Gambia contro Myanmar). L'11 novembre 2019 la Gambia, su mandato dell'Organizzazione della cooperazione islamica (OCI), ha accusato il Myanmar di violare la Convenzione sul genocidio contro i rohingya. Le tappe:
- 23 gennaio 2020: misure provvisorie, cioè l'ordine al Myanmar, all'unanimità, di proteggere i rohingya;
- 22 luglio 2022: la Corte respinge le obiezioni del Myanmar, compresa quella secondo cui il vero ricorrente sarebbe l'OCI e non la Gambia, e si dichiara competente (CIG);
- undici Stati intervengono per spiegare come va letta la Convenzione: Canada, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Maldive, Slovenia, Repubblica democratica del Congo, Belgio e Irlanda;
- 12-29 gennaio 2026: udienze sul merito (CIG);
- sentenza: al 22 ottobre 2026 la Corte non ha annunciato la data.
La CIG giudica gli Stati, non le persone: una condanna non porterebbe nessuno in carcere, ma obbligherebbe il Myanmar a riparare e a punire i responsabili. Che cosa deve decidere la Corte, e che cosa può ordinare, lo spieghiamo in «Rohingya, la sentenza che non arriva».
**La Corte penale internazionale.** Il Myanmar non ne fa parte, ma il Bangladesh sì. I giudici hanno stabilito che la CPI può giudicare i crimini iniziati in Myanmar e completati in Bangladesh, come la deportazione (FIDH). Il 27 novembre 2024 il procuratore ha chiesto un mandato d'arresto per Min Aung Hlaing per deportazione e persecuzione dei rohingya nel 2017 (ONU Ginevra). Al 22 ottobre 2026 i giudici non hanno ancora deciso, con un ritardo che diverse organizzazioni e giuristi giudicano insolito (CSW; Opinio Juris). La Corte ha precisato che la nuova carica di presidente non gli dà immunità (DVB). Il caso è nella nostra pagina Latitanti della CPI.
La giurisdizione universale. Nel febbraio 2025 un tribunale federale argentino ha emesso mandati d'arresto internazionali per Min Aung Hlaing e altri, per genocidio e crimini contro l'umanità (DVB). La giurisdizione universale permette a uno Stato di giudicare i crimini più gravi ovunque siano commessi.
Le responsabilità degli altri. Il diritto internazionale non riguarda solo la giunta:
- l'Arakan Army è accusata da Human Rights Watch di uccisioni e incendi contro i rohingya nel 2024 (HRW); i gruppi armati sono vincolati dal diritto umanitario come gli Stati;
- secondo il relatore speciale dell'ONU, i trasferimenti di armi russi dopo il golpe violano il diritto internazionale umanitario (Bangkok Post): le Convenzioni di Ginevra (art. 1 comune) obbligano gli Stati a non aiutare chi le viola.
Cronologia
| Anno | Fatto |
|---|---|
| XI sec. | Regno di Pagan, primo grande Stato birmano |
| 1757 · 1784 | I birmani conquistano il regno mon e l'Arakan |
| 1824-1885 | Tre guerre anglo-birmane; la Birmania diventa provincia dell'India britannica |
| 1937 | Separazione dall'India |
| 1942-45 | Occupazione giapponese |
| 1947 | Accordo di Panglong; assassinio di Aung San |
| 1948 | Indipendenza (4 gennaio) |
| 1949 | Inizia l'insurrezione karen |
| 1962 | Colpo di Stato di Ne Win |
| 1982 | Legge sulla cittadinanza: i rohingya diventano apolidi |
| 1988 | Rivolta popolare repressa |
| 1990 | La NLD vince le elezioni, i militari non le riconoscono |
| 2008 | Nuova Costituzione: un quarto dei seggi all'esercito |
| 2015 | La NLD vince le elezioni |
| 2017 | Oltre 700.000 rohingya fuggono in Bangladesh |
| 2019 | La Gambia porta il Myanmar davanti alla CIG |
| 2021 | Colpo di Stato (1° febbraio); nasce il NUG |
| 2022 | Risoluzione 2669 del Consiglio di sicurezza |
| 2023 | Operazione 1027; la NLD viene sciolta |
| 2024 | I kokang prendono Lashio (agosto); richiesta di mandato CPI per Min Aung Hlaing (27 novembre) |
| 2025 | Mandati argentini (febbraio); terremoto (28 marzo); Lashio torna all'esercito (aprile); elezioni (da dicembre) |
| 2026 | Udienze CIG (gennaio); Min Aung Hlaing presidente (aprile); offensiva dell'esercito sul Rakhine (settembre) |
Registro delle modifiche
- 22 ottobre 2026: prima versione.
Fonti: The Irrawaddy · ONU Myanmar · CIA · UNFPA · Freedom House · Daily Observer, su dati UNHCR · HRW · HRW · Reuters, via Mining.com · Anadolu · Daily Mirror, da Reuters · ReliefWeb · Al Jazeera · CNBC · Il Post · Daily Ittefaq, da BBC · All India Radio · Freedom House · V-Dem · ISP-Myanmar · The Irrawaddy · Moemaka, 27/9/2026 · Jamestown · ISP-Myanmar · BNI, 11/8/2026 · ISP-Myanmar · ISP-Myanmar · RFA · Crisis Group · ISP-Myanmar · The Irrawaddy, 6/4/2026 · RFA · Gibson Dunn · GlobalSecurity, da comunicato UE · GlobalSecurity · Geopolitical Monitor · The Irrawaddy · The Irrawaddy · ONU · BNI · Oil & Gas Journal · OCHA · OCHA, luglio 2026 · CNN, via ABC17 · Malay Mail · Newcastle Herald, da AAP · ONU · The Star, da AFP · AAPP · AAPP · UNICEF · HRL Minnesota · Guide du droit humanitaire · CIG · CIG · FIDH · ONU Ginevra · CSW · Opinio Juris · DVB · Bangkok Post
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