ANALISI
Aeroporto contro aeroporto: come è tornata la guerra tra Houthi e Arabia Saudita, e che cosa vogliono le parti
11 ottobre 2026 — Yemen / Arabia Saudita
In sintesi
- La sera del 10 ottobre un attacco all'aeroporto King Khalid di Riad ha ucciso 12 persone, tra cui 8 stranieri, e ne ha ferite 309, secondo l'autorità saudita per l'aviazione civile. È il più grave di un'escalation iniziata a luglio.
- La miccia: il 13 luglio un raid ha colpito la pista dell'aeroporto di Sanaa per impedire l'atterraggio di un volo iraniano con una delegazione Houthi. Lo ha rivendicato il governo yemenita alleato di Riad; gli Houthi accusano l'Arabia Saudita. Da allora le parti si colpiscono gli aeroporti a vicenda.
- La guerra però non è nata a luglio: è aperta dal 2014, con l'intervento saudita dal 2015, congelata da una tregua nel 2022 e mai chiusa da un accordo di pace.
- Gli Houthi chiedono la fine del blocco aereo e navale, gli stipendi pubblici, il ritiro delle forze straniere e il controllo delle risorse. L'Arabia Saudita vuole difendere il proprio territorio e riportare al potere il governo riconosciuto. Washington finora ha rifiutato di intervenire.
- Riguarda anche chi vive lontano: con Hormuz ridotto a una frazione del traffico, il petrolio del Golfo esce sempre più dal Mar Rosso, e gli Houthi colpiscono proprio quei porti.
La sera di sabato 10 ottobre, all'aeroporto King Khalid di Riad, il Terminal 3 è stato evacuato tra ambulanze ed elicotteri. Il giorno dopo l'autorità saudita per l'aviazione civile ha dato le cifre: 12 morti, quattro sauditi e otto stranieri tra cui un americano, e 309 feriti, alcuni gravi (ANSA). I notiziari hanno condannato l'attacco, com'era giusto. Quasi nessuno ha spiegato perché un movimento armato yemenita lanci missili sulla capitale saudita, né che cosa chieda per smettere. Proviamo a farlo.
Il fatto
È il terzo attacco agli aeroporti sauditi in una settimana. Il 6 e 7 ottobre i colpi su Riad e su Abha avevano ucciso un sudanese, una marocchina e un'algerina, e ferito 36 persone; l'8 ottobre a Riad sono morti tre sauditi, tra cui un comandante della compagnia Saudia (Khaleej Times). Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha rivendicato quegli attacchi e ha avvertito le compagnie aeree che ogni velivolo nello spazio aereo saudita è un bersaglio, salvo quelli diretti alla Mecca e a Medina (Al Jazeera).
Per il 10 ottobre gli Houthi hanno rivendicato colpi su «siti sensibili» a Riad e sugli impianti Aramco di Yanbu, senza nominare l'aeroporto, come risposta a tentativi sauditi di colpire Sanaa (AFP, via TNND). Il tipo di missile e il Terminal 3 come punto d'impatto vengono da fonti anonime, citate da AFP e dal Wall Street Journal (ANSA): non sono confermati ufficialmente.
Come si è arrivati qui
Gli Houthi (chi sono, nel nostro Glossario) sono un movimento armato nato negli anni Novanta nel nord dello Yemen. Dal 2014 controllano la capitale, e da allora la guerra non si è mai chiusa (Council on Foreign Relations).
| Data | Fatto |
|---|---|
| 2004-2010 | Sei guerre tra gli Houthi e il governo del presidente Ali Abdullah Saleh. |
| Settembre 2014 | Gli Houthi prendono Sanaa. |
| Marzo 2015 | Una coalizione guidata dall'Arabia Saudita interviene per il governo riconosciuto. Ad aprile la risoluzione 2216 dell'ONU chiede agli Houthi di ritirarsi e impone un embargo sulle armi nei loro confronti (ONU). |
| Fine 2021 | Secondo il Programma ONU per lo sviluppo, la guerra ha causato 377.000 morti, il 60% per fame e malattie (Al Jazeera). |
| Aprile 2022 | Tregua mediata dall'ONU. Scade a ottobre, ma di fatto regge: gli Houthi smettono di colpire l'Arabia Saudita (DAWN). |
| Dicembre 2023 | L'inviato ONU annuncia gli impegni delle parti per una «tabella di marcia»: cessate il fuoco, stipendi pubblici, export di petrolio, riapertura di strade, porti e aeroporto (UN News). Il piano si ferma con gli attacchi Houthi alle navi nel Mar Rosso, avviati per la guerra di Gaza. Nel 2025 seguono i raid americani (qui). |
La miccia del 13 luglio. Quel giorno un raid colpisce la pista dell'aeroporto di Sanaa e impedisce l'atterraggio di un volo iraniano con a bordo un'alta delegazione Houthi; dopo una mediazione dell'Oman il volo atterra a Hodeidah (AP, via Al-Ahram). Chi abbia colpito è conteso. AP parla di un raid saudita e gli Houthi accusano Riad; il ministero della Difesa del governo yemenita, ad Aden, dice invece che sono state le sue forze. L'Arabia Saudita non ha commentato (Al-Monitor). Il governo sostiene che il volo trasportava personale e materiale a duplice uso: un'accusa non verificata in modo indipendente, a cui Teheran non ha risposto (The National). Da lì la spirale: missili sull'aeroporto di Abha, il blocco navale dichiarato dagli Houthi il 20 luglio (qui), offensive verso Taiz e Bab el-Mandeb, poi gli aeroporti. A inizio ottobre gli sfollati di questa nuova fase erano oltre 200.000, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Al Jazeera).
Perché riguarda tutti: due stretti
Prima della guerra con l'Iran, iniziata il 28 febbraio, da Hormuz passavano circa 125 grandi navi commerciali al giorno; martedì 6 ottobre, secondo i dati Kpler, le navi commerciali sono state sette, il numero più basso da luglio (Reuters, via AAP; qui il nostro pezzo sullo stretto). Il petrolio ha trovato altre uscite: dalla costa del golfo di Oman e dal Mar Rosso partono 6,7 milioni di barili al giorno, più del doppio di prima della guerra (Reuters, via AAP). Per l'Arabia Saudita l'uscita è Yanbu, sul Mar Rosso. Secondo i dati Kpler, tra marzo e luglio 2026 da Yanbu sono partiti in media 3,8 milioni di barili al giorno, circa cinque volte il livello di prima; in agosto, con la ripresa degli attacchi Houthi, 1,5 milioni (AFP, via Al-Ahram). A settembre un attacco ha fermato l'export da Yanbu per una settimana. Il traffico generale nel Mar Rosso, invece, tiene: 280 navi a settimana a Bab el-Mandeb nel mese fino al 27 settembre, contro 316 a giugno (Lloyd's List Intelligence). Gli Houthi negano di voler chiudere lo stretto; secondo l'Institute for the Study of War il loro obiettivo è la capacità saudita di esportare petrolio (AFP, via Al-Ahram).
Il rischio, quindi, non è un blocco totale oggi. È che entrambe le uscite del petrolio del Golfo restino sotto minaccia nello stesso momento.
Che cosa vogliono le parti
Riportiamo le posizioni dichiarate, non moventi attribuiti.
| Parte | Che cosa dice di volere |
|---|---|
| Houthi | Il 19 agosto hanno detto che l'unica via per Riad è togliere il blocco, applicare le misure già concordate per chiudere il conflitto, pagare gli stipendi, ritirare le forze straniere e lasciare le risorse naturali agli yemeniti (Shafaq News). Il comunicato non dice quali siano: le uniche misure concordate rese pubbliche sono quelle della tabella di marcia ONU del 2023. Secondo l'International Crisis Group, sono passati dal chiedere misure di fiducia, come gli stipendi, a presentare il conflitto come una questione di sovranità su spazio aereo, porti e acque (AP, via Al-Ahram). |
| Arabia Saudita e coalizione | Difendere il territorio saudita e la «sovranità dello Yemen», cioè del governo riconosciuto. Riad respinge l'accusa di assedio e dice di aver fatto passare oltre 300 navi verso i porti Houthi nel primo semestre 2026 (qui). A settembre Mohammed bin Salman ha chiesto a Trump, con due telefonate in un giorno, di colpire gli Houthi (Axios). |
| Governo yemenita riconosciuto | Il ritorno della propria autorità sul Paese, sulla base della risoluzione 2216. È diviso: tra dicembre 2025 e gennaio 2026 i separatisti del Sud hanno tentato una secessione che Riad attribuisce al sostegno degli Emirati (qui). |
| Iran | Alleato degli Houthi. Non abbiamo trovato dichiarazioni ufficiali di Teheran sugli attacchi agli aeroporti. Gli Houthi presentano l'escalation come guerra yemenita, non come fronte della guerra iraniana (AP, via Al-Ahram). |
| Stati Uniti | Finora no all'intervento: Trump ha offerto solo intelligence e dati sui bersagli, temendo, secondo un ex funzionario del Pentagono, una reazione Houthi su Bab el-Mandeb e il rialzo del petrolio (Axios). Dopo il 10 ottobre ha definito l'attacco «non accettabile»: «Prenderemo una decisione» (ANSA). |
| Pakistan | Il portavoce degli Esteri di Islamabad ha detto che i militari pakistani non attraverseranno il confine per attaccare gli Houthi, ma agiranno in difesa del territorio (Al Jazeera). |
Lettura giuridica e test di simmetria
Gli aeroporti sono beni civili, a Riad come a Sanaa. Il diritto internazionale umanitario impone a Stati e gruppi armati di distinguere sempre tra obiettivi militari e beni civili (CICR, norma 7). Un aeroporto civile perde la protezione solo se è usato per scopi militari, e anche allora un attacco non deve causare ai civili danni eccessivi rispetto al vantaggio atteso. Un missile su un terminal, con 12 morti e 309 feriti, è difficile da giustificare con questo criterio; lo stesso vale per la minaccia contro qualsiasi aereo civile nei cieli sauditi. Ma la regola vale anche per la pista di Sanaa. Il governo yemenita dice che il volo trasportava materiale militare: se fosse dimostrato, l'embargo della risoluzione 2216 darebbe una base all'azione. La prova pubblica però non c'è, e un'accusa non dimostrata non trasforma un aeroporto civile in un obiettivo.
Il blocco. Quello dichiarato dagli Houthi e quello che gli Houthi attribuiscono a Riad seguono le stesse regole: un blocco è illecito se affama i civili o se il danno ai civili è eccessivo rispetto al vantaggio militare. Per entrambi manca una verifica indipendente.
Le condanne. Gli attacchi di ottobre sono stati condannati dalle Nazioni Unite e da molti governi (Aviation Week), tra cui Qatar, Oman, Egitto (Al Jazeera) ed Emirati (Khaleej Times); dopo il 10 ottobre l'inviato ONU Hans Grundberg ha parlato di grave escalation (ANSA). Arabia Saudita e governo yemenita hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza di agire (Al Jazeera). Il raid sulla pista di Sanaa, il 14 luglio, al Consiglio di Sicurezza non lo ha condannato nessuno in modo esplicito: l'ONU ha avvertito che le misure unilaterali non avvicinano la pace, gli Stati Uniti hanno accusato l'Iran (The National). E il metro vale per tutta la guerra: oltre 25.000 raid aerei della coalizione dal 2015, con quasi 19.000 civili uccisi secondo il Council on Foreign Relations; l'assedio Houthi della città di Taiz, iniziato nel 2016 (AFP, via Naharnet).
Giudizio editoriale
Questa sezione esprime la posizione del sito. È separata dai fatti esposti sopra.
La condanna di un missile su un aeroporto è dovuta, e la ribadiamo. Ma una condanna senza contesto fa sembrare la guerra un'esplosione di follia. Questa guerra ha una storia lunga e richieste precise, che in buona parte erano già scritte nella tabella di marcia dell'ONU del 2023: stipendi, porti, aeroporto, petrolio. Le parti ci avevano detto sì, e ad agosto gli Houthi hanno chiesto di applicare le misure già concordate. Poi Gaza, poi la guerra con l'Iran, poi una pista colpita per fermare un volo.
C'è anche una lezione sulla memoria selettiva. Colpire la pista di Sanaa e colpire il terminal di Riad sono atti dello stesso tipo, anche se con conseguenze molto diverse: usare un aeroporto civile per punire l'avversario. Il corrispondente di Al Jazeera da Sanaa ha riassunto così la logica dichiarata dagli Houthi: «aeroporto per aeroporto». Chi condanna l'uno e tace sull'altro non difende il diritto: sceglie una parte.
Resta una domanda su Washington. Trump ha detto no a Riad per mesi, per paura di un nuovo fronte e del prezzo del petrolio, secondo le fonti. Le elezioni di metà mandato di novembre possono essere un'altra ragione, ma nessuna fonte che abbiamo letto la documenta: la segnaliamo solo come ipotesi. Dopo il 10 ottobre quella cautela potrebbe finire. Se gli Stati Uniti entreranno in questa guerra, conviene ricordare che esiste già un documento su cui le due parti avevano detto sì.
Cosa seguire
- La decisione di Trump su un intervento a fianco dell'Arabia Saudita.
- Una rivendicazione esplicita degli Houthi per il 10 ottobre e il rapporto ufficiale saudita sul Terminal 3.
- L'export da Yanbu e il traffico a Bab el-Mandeb.
- I combattimenti intorno a Taiz e Mokha e il numero degli sfollati.
- Le iniziative dell'inviato ONU e dell'Oman per riaprire il negoziato.
Fonti: ANSA · Khaleej Times · Al Jazeera · AFP, via TNND · Council on Foreign Relations · ONU · Al Jazeera · DAWN · UN News · AP, via Al-Ahram · Al-Monitor · The National · Reuters, via AAP · AFP, via Al-Ahram · Lloyd's List Intelligence · Shafaq News · Axios · Al Jazeera · CICR, norma 7 · Aviation Week · Khaleej Times · AFP, via Naharnet
Notizie collegate: Houthi (Ansar Allah): chi sono, da dove vengono, che cosa vogliono · Yemen: la guerra torna a intensificarsi e rilancia il reclutamento di minori, mentre l'ONU avverte del rischio carestia · Yemen: 73 dipendenti ONU ancora detenuti arbitrariamente dagli Houthi, mentre Hodeidah torna a sanguinare · Trump minaccia gli impianti idrici ed elettrici dell'Iran. Non sarebbe la prima volta — e sarebbe un crimine di guerra.