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GLOSSARIO
Sahel (Mali, Burkina Faso, Niger): i popoli, la storia, chi combatte e perché
Aggiornato al 22 ottobre 2026
Le notizie dal Sahel parlano di giunte, di jihadisti, di Wagner e di Africa Corps, di Kidal e di blocchi intorno a Bamako, ma raramente spiegano chi sono i popoli coinvolti, perché tre Paesi abbiano cacciato la Francia e l'ONU e perché la guerra, invece di finire, si sia allargata. Questa scheda copre insieme Mali, Burkina Faso e Niger, il «Sahel centrale»: tre Paesi che hanno la stessa storia coloniale, sono governati da giunte militari alleate fra loro e combattono gli stessi gruppi armati, oltre confini che quei gruppi ignorano. È aggiornabile: ogni modifica è registrata in fondo, con data e fonte.
In sintesi
- Mali, Burkina Faso e Niger hanno insieme circa 79 milioni di abitanti. Sono Paesi senza sbocco sul mare, in gran parte desertici o semiaridi, con decine di popoli: i più numerosi sono i bambara e gli altri mandé in Mali, i mossi in Burkina, gli hausa in Niger. I fulani (peul) e i tuareg vivono in tutti e tre.
- Sono stati colonie francesi e sono diventati indipendenti nel 1960. Dal 2012, con la rivolta tuareg e l'avanzata dei gruppi jihadisti nel nord del Mali, la guerra si è estesa a tutta la regione.
- Fra il 2020 e il 2023 i militari hanno preso il potere in tutti e tre i Paesi. Le giunte hanno cacciato le truppe francesi e la missione dell'ONU, si sono rivolte alla Russia, hanno lasciato la Comunità economica dell'Africa occidentale e hanno sciolto i partiti.
- La regione è il centro mondiale del terrorismo jihadista: il Burkina Faso è il Paese più colpito al mondo. Ma anche gli eserciti e i loro alleati sono accusati di massacri di civili, come a Moura, in Mali, nel 2022 (oltre 500 morti secondo l'ONU).
- Nel 2026 la guerra si è aggravata: il 25 aprile i jihadisti del JNIM e i ribelli tuareg del FLA hanno colpito insieme Bamako, Kati e il nord del Mali, uccidendo il ministro della Difesa; il FLA ha tenuto Kidal fino al 6 ottobre.
Terra e popoli
Il Sahel è la fascia semiarida a sud del Sahara che attraversa l'Africa da ovest a est. Mali, Burkina Faso e Niger non hanno sbocco sul mare. Il nord del Mali e del Niger è deserto; il sud è savana, dove si concentra la popolazione. Il fiume Niger attraversa il Mali e il Niger e passa per Bamako, Timbuctù, Gao e Niamey. Il cuore della guerra è il Liptako-Gourma, la zona di confine fra i tre Paesi (CFR).
Gli abitanti. Secondo le stime ONU (World Population Prospects 2024, riportate da Worldometer), nel 2026 il Niger ha circa 28,8 milioni di abitanti, il Mali 25,9 milioni, il Burkina Faso 24,6 milioni.
Un'avvertenza sui numeri. Nessuno dei tre Paesi pubblica dati recenti e affidabili sui gruppi etnici. Le percentuali che seguono vengono da stime diverse, di anni diversi, e vanno lette come ordini di grandezza; per molti popoli piccoli non c'è una cifra affidabile, e lo diciamo.
Mali (stime riportate da Minority Rights Group, MRG):
- Bambara, malinké e gli altri mandé — quasi la metà della popolazione. Il bambara è parlato da circa l'80% dei maliani come lingua comune (MRG, cit.).
- Fulani (peul) — 14,7%. Pastori e allevatori. Nel centro del Mali sono stati accusati in blocco di sostenere i jihadisti e presi di mira da milizie di altri popoli: nel marzo 2019, nel villaggio di Ogossagou, circa 160 fulani sono stati uccisi (MRG, cit.).
- Senufo — 10,5% (MRG, cit.).
- Dogon — 8,9%. Vivono nel centro del Paese, dove milizie dogon e gruppi armati fulani si combattono; nel 2020 le violenze nel centro del Mali hanno ucciso almeno 400 persone (MRG, cit.).
- Tuareg — 7,7%. Popolo berbero del Sahara, nel nord, parlano il tamasheq. Dagli anni Novanta i movimenti tuareg rivendicano l'indipendenza o l'autonomia dell'«Azawad», il nord del Paese (MRG, cit.).
- Bozo — 2,9%; songhai — 1,6% (MRG, cit.).
Burkina Faso (stime 2021 riportate da EBSCO):
- Mossi — 53,7%. Il popolo più numeroso, sull'altopiano centrale intorno a Ouagadougou. Le loro radici risalgono al X secolo e prima dell'arrivo dei francesi erano i sovrani incontrastati della regione (EBSCO, cit.).
- Fulani (peul) — 7,8%. Vivono soprattutto nel nord e nell'est, le zone più colpite dalla guerra. Insieme ai tuareg sono stati emarginati man mano che i mossi dominavano lo Stato (MRG); oggi sono le principali vittime delle rappresaglie dell'esercito e delle milizie, come a Solenzo nel 2025 (vedi sotto).
- Gurunsi 5,9%, dioula 5,7%, gurma 5,2%, bobo 3,4%, bissa 3,3%, senufo 2,2%, lobi 1,5% (EBSCO, cit.). Per gli altri popoli non ci sono cifre affidabili (MRG, cit.).
Niger (stime riportate da MRG, basate su dati del 2006):
- Hausa — 53,1%. Vivono nel sud, lungo il confine con la Nigeria.
- Zarma-songhai — 21,2%. Vivono nell'ovest, intorno a Niamey.
- Tuareg — circa l'11% (altre stime danno l'8,3%). Nel nord desertico, dove si trovano le miniere di uranio. Si sono ribellati nel 1990 e di nuovo nel 2007-2009, con il Movimento dei nigerini per la giustizia, che chiedeva anche una parte dei proventi dell'uranio (MRG, cit.).
- Fulani (peul) — 6,5%; kanuri — 5,9% (MRG, cit.).
- In Niger esiste ancora la schiavitù per discendenza, che colpisce soprattutto persone di origine servile nelle comunità tuareg, arabe e fulani: è reato solo dal 2003 (MRG, cit.).
Religione: la grande maggioranza è musulmana: circa il 95% in Mali (MRG, cit.), il 98% in Niger (MRG, cit.), il 64% in Burkina Faso, dove i cattolici sono il 20% e i protestanti il 6% (EBSCO, cit.). In una regione quasi tutta musulmana, anche le vittime dei jihadisti sono in grande maggioranza musulmane.
Risorse ed economia: agricoltura e allevamento, oro, uranio. Il Mali è stato nel 2023 il secondo produttore d'oro dell'Africa: l'oro vale circa tre quarti delle esportazioni e un quarto delle entrate dello Stato (The East African). In Burkina Faso l'industria, soprattutto mineraria e soprattutto oro, vale circa il 30% del prodotto interno lordo (EBSCO, cit.). Il Niger ha l'uranio: la miniera di Somair, controllata al 63% da capitali francesi, è stata presa dalla giunta (The East African, cit.) nel giugno 2025 (analisi del sito). Le zone dell'oro artigianale sono anche una fonte di guadagno per i gruppi armati (Anadolu).
Storia breve
Gli imperi. Il Sahel è stato per secoli la regione del commercio attraverso il Sahara, dell'oro e del sale. Fra il XV e il XVI secolo vi fiorisce l'impero songhai, uno dei grandi Stati commerciali dell'Africa occidentale, centrato sul medio corso del Niger, nell'attuale Mali, ed esteso fino all'attuale Niger e alla Nigeria (Britannica). Più a sud, sull'altopiano dell'attuale Burkina Faso, i regni mossi restano indipendenti fino all'arrivo dei francesi (EBSCO, cit.).
La colonia francese (1895-1960). Alla fine dell'Ottocento la Francia conquista la regione e la riunisce nell'Africa occidentale francese, il gruppo di colonie che esiste dal 1895 al 1958. L'attuale Mali si chiama allora Sudan francese; l'Alto Volta, il futuro Burkina Faso, nasce come colonia nel 1909, viene smembrato nel 1932 fra le colonie vicine e ricostituito nel 1947 (Britannica). Nel 1960 i tre Paesi diventano indipendenti (stessa fonte).
Dall'indipendenza al 2012. I tre Paesi alternano partiti unici, regimi militari e aperture democratiche. In Burkina Faso, nel 1983, prende il potere il capitano Thomas Sankara, che nel 1984 ribattezza il Paese «Burkina Faso», «terra degli uomini integri»; nel 1987 viene assassinato, e il suo vice Blaise Compaoré, «strettamente implicato», prende il potere (MRG). Compaoré governa per ventisette anni, fino alle proteste dell'ottobre 2014 (EBSCO, cit.). In Mali e in Niger i tuareg si ribellano più volte, negli anni Novanta e nel decennio successivo (MRG, cit.).
La guerra del Mali (dal 2012). Nel 2011 il crollo dello Stato libico diffonde armi e combattenti in tutta la regione. Nel 2012 il Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad (MNLA) si ribella nel nord del Mali; un colpo di Stato rovescia il governo a Bamako; i gruppi jihadisti scavalcano i tuareg e prendono il controllo del nord (CFR). In tutto i ribelli arrivano a controllare circa due terzi del Paese (MRG, cit.). Nel 2013 la Francia interviene con l'operazione Serval, poi Barkhane, che arriva a circa 5.100 soldati; l'ONU schiera la missione di pace MINUSMA (CFR, cit.). Nel 2015 l'accordo di Algeri fra il governo e i gruppi armati del nord promette autonomia locale e l'integrazione dei combattenti nell'esercito (Africanews), ma esclude i gruppi jihadisti (CFR, cit.). Nel 2017 i principali gruppi legati ad al-Qaeda si uniscono nel JNIM (Anadolu); lo Stato islamico ha un suo ramo nella regione (CFR, cit.). La guerra si estende al Burkina Faso e al Niger, e si mescola ai conflitti fra comunità, come quello fra fulani e dogon nel centro del Mali (MRG, cit.).
I colpi di Stato (2020-2023). In Mali i militari prendono il potere nel 2020 e di nuovo nel 2021; in Burkina Faso due volte nel 2022, a gennaio e a settembre, quando prende il potere il capitano Ibrahim Traoré (EBSCO, cit.); in Niger il 26 luglio 2023 i militari rovesciano il presidente eletto Mohamed Bazoum (CFR, cit.). Le giunte rompono con la Francia, che ritira le sue truppe; nel giugno 2023 il Mali chiede la partenza della MINUSMA (CFR, cit.). Dalla fine del 2021 in Mali arrivano i mercenari russi del gruppo Wagner (Arab News). Il 16 settembre 2023 i tre Paesi firmano un patto di difesa reciproca, l'Alleanza degli Stati del Sahel (AES), e nel gennaio 2025 lasciano la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) (CFR, cit.).
Il Mali senza accordo (2023-2025). Nel novembre 2023 l'esercito maliano e Wagner riprendono Kidal, la roccaforte dei ribelli tuareg (ACAPS). Il 25 gennaio 2024 la giunta dichiara la fine «immediata» dell'accordo di Algeri, accusando l'Algeria di ospitare gruppi che chiama «terroristi» (Africanews). Nel giugno 2025 Wagner lascia il Mali e al suo posto resta l'Africa Corps, la forza paramilitare sotto il comando diretto del ministero della Difesa russo (Arab News, cit.). Dal settembre 2025 il JNIM blocca le strade intorno a Bamako, provocando una crisi del carburante in tutto il Paese (Anadolu).
L'offensiva del 2026. Il 25 e 26 aprile 2026 il JNIM e il Fronte di liberazione dell'Azawad (FLA), il movimento separatista tuareg, colpiscono insieme Bamako e Kati, Gao, Sévaré, Mopti, Bourem e Kidal. Il ministro della Difesa Sadio Camara viene ucciso a Kati; il 26 aprile il FLA annuncia di aver preso Kidal, mentre l'esercito e l'Africa Corps si ritirano; il 29 aprile il JNIM annuncia un nuovo blocco intorno a Bamako (ACAPS). Il 6 ottobre l'esercito maliano e l'Africa Corps rientrano a Kidal senza combattere; il FLA parla di «ritiro controllato» (The Sahel Brief). Il 18 ottobre 2026 un attacco attribuito dai capi locali allo Stato islamico uccide almeno 40 persone in un villaggio della regione di Menaka (CFR, cit.). In Burkina Faso, nel febbraio 2026, una serie di attacchi del JNIM nel nord e nell'est fa oltre 130 morti fra soldati, ausiliari e miliziani in pochi giorni (Arab News). In Niger, il 29 gennaio 2026, lo Stato islamico attacca con droni l'aeroporto di Niamey (ADF).
Chi governa e come
Tutti e tre i Paesi sono governati da giunte militari, che hanno rinviato le elezioni e sciolto i partiti. L'istituto svedese V-Dem, nel rapporto 2026, li classifica tutti e tre come «autocrazie chiuse», cioè Paesi dove non si tengono elezioni multipartitiche per il capo del governo (V-Dem). Che cosa distingue un'autocrazia da una democrazia lo spieghiamo nella voce Autocrazia.
- Mali. Il generale Assimi Goïta è al potere dopo i colpi di Stato del 2020 e del 2021. Nel maggio 2025 la giunta ha sciolto tutti i partiti e vietato le riunioni; nel luglio 2025 il parlamento di transizione gli ha dato un mandato di cinque anni, rinnovabile «tante volte quanto necessario», senza elezioni (Al Jazeera).
- Burkina Faso. Il capitano Ibrahim Traoré governa dal settembre 2022. Nel maggio 2024 la transizione è stata prolungata di 60 mesi a partire da luglio 2024, e Traoré potrà candidarsi alle future elezioni (Al Jazeera). Nel febbraio 2026 la giunta ha sciolto tutti i partiti (analisi del sito).
- Niger. Il generale Abdourahamane Tiani (Tchiani) ha giurato come presidente di transizione il 26 marzo 2025, per cinque anni «flessibili», prolungabili a seconda della sicurezza; la giunta ha sciolto tutti i partiti; l'ex presidente Bazoum è ancora detenuto (IDEA). Nel dicembre 2025 la giunta ha decretato la «mobilitazione generale», con ampi poteri di requisire persone e beni (ADF).
Chi è chi
| Chi | Chi lo guida | Posizione |
|---|---|---|
| Giunta del Mali | Gen. Assimi Goïta | Al potere dal 2020-2021. Ha cacciato Francia e ONU, chiuso l'accordo di Algeri, chiamato Wagner e poi l'Africa Corps. Presenta la sua politica come recupero della sovranità (analisi del sito) |
| Giunta del Burkina Faso | Cap. Ibrahim Traoré | Al potere dal 2022. Si appoggia ai Volontari per la difesa della patria (VDP), miliziani civili armati dallo Stato (analisi del sito) |
| Giunta del Niger | Gen. Abdourahamane Tiani | Al potere dal 2023. Ha cacciato francesi e americani, si è rivolta alla Russia e mantiene la cooperazione con l'Italia (analisi del sito) |
| Alleanza degli Stati del Sahel (AES) | I tre capi delle giunte | Patto di difesa reciproca del 16 settembre 2023; i tre Paesi hanno lasciato l'ECOWAS nel gennaio 2025 (CFR) |
| JNIM (Gruppo di sostegno all'islam e ai musulmani) | Iyad Ag Ghaly, secondo l'ONU | Affiliato ad al-Qaeda, nato nel 2017 dall'unione di cinque gruppi. Circa 6.000 combattenti secondo una stima riportata dal Washington Post. Si finanzia con rapimenti, contrabbando, furto di bestiame e controllo dell'oro artigianale; si è esteso verso Costa d'Avorio, Benin, Togo e Nigeria (Anadolu) |
| Stato islamico nel Sahel (ISSP) | — | Ramo dello Stato islamico nella regione (CFR, cit.). In Niger, nella regione di Tillabéri, è il gruppo che ha ucciso più civili (ADF). Combatte anche contro il JNIM |
| Fronte di liberazione dell'Azawad (FLA) | — | Movimento separatista tuareg del nord del Mali. Nell'aprile 2026 ha attaccato insieme al JNIM e ha tenuto Kidal fino a ottobre (ACAPS) |
| Africa Corps (già Wagner) | Ministero della Difesa russo | In Mali dal 2021 come Wagner, dal giugno 2025 come Africa Corps; circa 2.000 uomini secondo stime americane (Arab News). Accusato con l'esercito maliano di esecuzioni sommarie e uccisioni di civili, come vicino a Timbuctù nel giugno 2026 (analisi del sito) |
| VDP (Volontari per la difesa della patria) | Sotto il governo del Burkina | Milizia di civili armati. Con le forze speciali, secondo Human Rights Watch, ha ucciso almeno 100 civili fulani a Solenzo nel marzo 2025 (Africanews) |
Da dove nasce il conflitto
Usiamo i quattro livelli del nostro pezzo «Le guerre del mondo sono "musulmane"?». Qui la religione è la bandiera dei gruppi jihadisti, ma le vittime sono in grande maggioranza musulmane, e la guerra si combatte fra musulmani.
Il terreno: Stati deboli su territori enormi. I confini tracciati dalla Francia hanno messo insieme popoli del deserto e popoli della savana, pastori e agricoltori, governati da capitali lontane dal nord. I tuareg si sono ribellati a ogni generazione dall'indipendenza (MRG, cit.); i fulani, pastori in movimento, sono stati emarginati in Burkina Faso man mano che i mossi dominavano lo Stato (MRG). I gruppi jihadisti reclutano su queste ingiustizie e sui conflitti per la terra e l'acqua fra comunità.
Questo non assolve nessuno. Nessun governo, civile o militare, ha risolto le ribellioni del nord; le giunte, che hanno preso il potere promettendo sicurezza, non l'hanno portata, come scrive l'ADF a proposito del Niger (ADF); i gruppi jihadisti uccidono civili e li taglieggiano; e gli eserciti, con i loro alleati russi e le milizie, puniscono interi villaggi per la colpa di appartenere al popolo «sbagliato».
La scintilla: la Libia, 2011. Il crollo dello Stato libico ha diffuso armi e combattenti nel Sahel; l'anno dopo vengono la ribellione tuareg, il colpo di Stato a Bamako e la presa del nord da parte dei jihadisti (CFR).
La bandiera: sovranità contro terrorismo, jihad contro Stato. Le giunte presentano la loro guerra come lotta al terrorismo e la rottura con la Francia come recupero della sovranità. I gruppi jihadisti la presentano come guerra a governi «apostati» e ai loro alleati stranieri. I separatisti tuareg combattono per l'Azawad. Nessuna di queste bandiere rende lecito uccidere un pastore perché è fulani o perché è tuareg.
Il moltiplicatore esterno: la Russia, l'oro, i vicini. La Francia e l'ONU se ne sono andate; la Russia è entrata con Wagner e poi con l'Africa Corps. L'Algeria, che aveva mediato l'accordo del 2015, è stata accusata dal Mali di ospitare i ribelli (Africanews), e ha rotto con il Niger nel 2025 prima di riavvicinarsi (The Sahel Brief). L'oro e l'uranio danno alle giunte risorse da contendere alle multinazionali e ai gruppi armati risorse da contendere allo Stato.
A chi giova
Documentiamo interessi dichiarati o verificabili, non moventi. Se un attore nega, lo diciamo.
Le giunte. La guerra giustifica la sospensione delle elezioni: in tutti e tre i Paesi le transizioni sono state prolungate e i partiti sciolti, con la motivazione della sicurezza (vedi sopra). Le giunte hanno anche riscritto i rapporti con le compagnie minerarie straniere. Il codice minerario maliano del 2023 permette allo Stato di prendere fino al 30% delle nuove miniere (The East African); dopo un braccio di ferro con il sequestro di oro e la detenzione di dipendenti, nel febbraio 2025 la canadese Barrick ha firmato un accordo per pagare circa 438 milioni di dollari (Daba Finance). In Niger la giunta ha preso la miniera di uranio Somair, controllata da capitali francesi (The East African, cit.).
La Russia. Con Wagner e poi con l'Africa Corps Mosca ha preso il posto della Francia accanto alle giunte. Secondo il centro di monitoraggio ACLED, il passaggio da Wagner all'Africa Corps dà al Cremlino più controllo e meno rischi legali e di reputazione, con l'obiettivo di stabilizzare i regimi, proteggere infrastrutture e guadagnare influenza (ACLED).
I gruppi jihadisti. Il JNIM controlla rotte di contrabbando, zone di miniere d'oro artigianali e bestiame, e con il blocco intorno a Bamako usa la fame di carburante come arma (Anadolu). Nel nord e nell'est del Burkina, dove attacca di più, ci sono i siti d'oro e le rotte di contrabbando (Arab News).
Gli Stati Uniti e l'Italia. Hanno interessi dichiarati a restare: per Washington l'uranio bloccato a Niamey e il contenimento della Russia; per Roma il controllo delle migrazioni, con la missione MISIN in Niger, autorizzata fino a 550 militari (analisi del sito). La cooperazione è proseguita anche dopo il bombardamento con un drone dell'esercito nigerino sul mercato di Kokoloko, che nel gennaio 2026 ha ucciso 17 civili (stessa fonte).
Chi interviene da fuori
- Francia. Con Serval e Barkhane ha schierato fino a circa 5.100 soldati dal 2013; se n'è andata dopo i colpi di Stato (CFR).
- ONU. La missione MINUSMA ha lasciato il Mali dopo che la giunta ne ha chiesto la partenza nel giugno 2023 (CFR, cit.).
- Russia. Wagner in Mali dalla fine del 2021, poi l'Africa Corps dal giugno 2025 (Arab News), presente anche in Burkina Faso (analisi del sito) e in Niger (ADF).
- Stati Uniti. Dopo il colpo di Stato in Niger hanno sospeso oltre 500 milioni di dollari di aiuti (CFR, cit.) e nel 2024 hanno lasciato la base dei droni di Agadez; nel 2026 hanno ripreso forniture non letali all'esercito nigerino (analisi del sito).
- Italia. È rimasta in Niger con la missione MISIN e circa 350 carabinieri (stessa fonte).
- Algeria. Mediatrice dell'accordo del 2015, accusata dal Mali di ostilità (Africanews).
- ECOWAS. I tre Paesi l'hanno lasciata nel gennaio 2025 (CFR, cit.).
Il costo umano. Secondo il CFR la zona di confine del Liptako-Gourma concentra più della metà dei morti per terrorismo del mondo e circa 2,6 milioni di sfollati; nei primi sette mesi del 2023 ACLED ha contato almeno 7.800 civili uccisi nella regione (CFR). Il Burkina Faso è per il secondo anno di seguito il Paese più colpito al mondo dal terrorismo (analisi del sito). Nel Niger, nel 2025, la sola regione di Tillabéri ha avuto oltre 1.200 dei 1.939 morti registrati nel Paese (ADF). Nella regione che l'Alto commissariato ONU per i rifugiati chiama «Sahel Plus» gli sfollati interni sono circa 2,9 milioni, tre quarti dei quali in Burkina Faso, e i rifugiati circa 1,1 milioni; il Mali ospita oltre 251.000 rifugiati, quasi il doppio del 2024, in gran parte fuggiti dal Burkina (UNHCR).
I massacri documentati. Ne ricordiamo alcuni, attribuiti a parti diverse:
- Moura, Mali, marzo 2022: secondo l'Ufficio ONU per i diritti umani, in cinque giorni l'esercito maliano e «personale militare straniero» hanno ucciso oltre 500 persone, quasi tutte giustiziate sommariamente, e violentato almeno 58 donne e ragazze; le autorità maliane hanno negato l'accesso agli investigatori (ONU).
- Solenzo, Burkina Faso, marzo 2025: almeno 100 civili fulani uccisi dalle forze speciali e dai VDP, secondo Human Rights Watch; il governo ha negato. Dopo il ritiro dei soldati, il JNIM avrebbe ucciso abitanti accusati di collaborare con l'esercito (Africanews).
- Kokoloko e Tillabéri, Niger, gennaio 2026: 17 civili uccisi da un drone dell'esercito in un mercato; nello stesso mese lo Stato islamico ha giustiziato 30 civili nella stessa regione (analisi del sito).
- Mali, 2023-2026: il 29 settembre 2026 Amnesty International ha accusato soldati maliani e uomini di Wagner di aver ucciso almeno 34 civili, fra giugno 2023 e dicembre 2025, in sette episodi nelle regioni di Mopti, Ségou e Timbuctù: crimini di guerra, secondo Amnesty. Il 19 ottobre Human Rights Watch ha documentato attacchi indiscriminati con i droni delle forze maliane e dell'Africa Corps (CFR).
Diritto internazionale
I trattati. I tre Paesi:
- sono parti delle Convenzioni di Ginevra (Burkina Faso dal 1961, Niger dal 1964, Mali dal 1965) e dei due Protocolli aggiuntivi (Niger dal 1979, Burkina Faso dal 1987, Mali dal 1989) (elenco degli Stati parte, Wikipedia, su dati del depositario svizzero);
- Mali (dal 1974) e Burkina Faso (dal 1965) sono parti della Convenzione sul genocidio; il Niger no (ONU, raccolta dei trattati);
- hanno aderito allo Statuto di Roma e nel settembre 2025 hanno annunciato il ritiro dalla Corte penale internazionale (Jurist). Hanno depositato la notifica all'ONU fra il 18 e il 24 giugno 2026: il ritiro avrà effetto il 23 giugno 2027 (Amnesty International).
La Corte penale internazionale. Il ritiro non cancella la giurisdizione della Corte sui crimini commessi finché i tre Paesi ne erano membri, cioè fino al giugno 2027. In Mali la Corte indaga dal 2013, e l'indagine continua (Amnesty International, cit.).
Il conflitto interno. Si applicano l'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra e il Secondo Protocollo: vietano gli attacchi contro i civili, le esecuzioni sommarie, le punizioni collettive e gli oltraggi alla dignità delle persone, anche dei morti. Valgono allo stesso modo per gli eserciti, per i loro alleati russi, per le milizie come i VDP e per i gruppi armati come il JNIM, lo Stato islamico e il FLA (analisi del sito). Colpire con un drone un mercato affollato senza distinguere fra combattenti e civili viola il principio di distinzione (analisi del sito).
I mercenari. L'Africa Corps dipende dal ministero della Difesa russo (Arab News): i suoi atti, se commessi da forze sotto il controllo di Mosca, possono impegnare la responsabilità della Russia, oltre a quella dei singoli.
La giustizia mancata. Per Moura nessuno è stato processato: dopo oltre un anno le autorità maliane negavano ancora ogni responsabilità in attesa di un'inchiesta interna (ONU). Per Solenzo il governo burkinabè ha negato (Africanews). Per Kokoloko la giunta nigerina non ha risposto a Human Rights Watch (analisi del sito).
Cronologia
| Anno | Fatto |
|---|---|
| XV-XVI sec. | Impero songhai sul medio Niger |
| 1895 | Nasce l'Africa occidentale francese |
| 1909 | Nasce la colonia dell'Alto Volta (smembrata nel 1932, ricostituita nel 1947) |
| 1960 | Indipendenza di Mali, Alto Volta e Niger |
| 1983-1987 | Thomas Sankara al potere in Burkina; nel 1984 il Paese prende il nuovo nome; nel 1987 è assassinato |
| 1990 | Ribellione tuareg in Niger |
| 2003 | Il Niger rende reato la schiavitù |
| 2007-2009 | Nuova ribellione tuareg in Niger |
| 2011 | Crollo dello Stato libico |
| 2012 | Ribellione tuareg e colpo di Stato in Mali; i jihadisti prendono il nord |
| 2013 | Intervento francese (Serval); missione ONU MINUSMA; la CPI apre un'indagine sul Mali |
| 2014 | Caduta di Compaoré in Burkina (ottobre) |
| 2015 | Accordo di Algeri |
| 2017 | Nasce il JNIM |
| 2019 | Massacro di Ogossagou (marzo) |
| 2020-2021 | Due colpi di Stato in Mali; arriva Wagner (fine 2021) |
| 2022 | Massacro di Moura (marzo); due colpi di Stato in Burkina (gennaio e settembre) |
| 2023 | Il Mali chiede la partenza della MINUSMA (giugno); colpo di Stato in Niger (26 luglio); nasce l'AES (16 settembre); l'esercito maliano riprende Kidal (novembre) |
| 2024 | Il Mali chiude l'accordo di Algeri (25 gennaio); il Burkina prolunga la transizione di cinque anni (maggio) |
| 2025 | Uscita dall'ECOWAS (gennaio); Tiani presidente per cinque anni (26 marzo); massacro di Solenzo (marzo); il Mali scioglie i partiti (maggio); Wagner lascia il Mali, resta l'Africa Corps (giugno); mandato rinnovabile a Goïta (luglio); blocco di Bamako (da settembre); annuncio del ritiro dalla CPI (settembre) |
| 2026 | Drone a Kokoloko e attacco all'aeroporto di Niamey (gennaio); il Burkina scioglie i partiti (febbraio); offensiva JNIM-FLA e morte del ministro Camara, il FLA prende Kidal (25-26 aprile); notifica del ritiro dalla CPI (giugno); l'esercito rientra a Kidal (6 ottobre) |
Registro delle modifiche
- 22 ottobre 2026: prima versione.
Fonti: CFR · Worldometer · MRG · EBSCO · MRG · MRG · The East African · Anadolu · Britannica · Britannica · Africanews · Arab News · ACAPS · The Sahel Brief · Arab News · ADF · V-Dem · Al Jazeera · Al Jazeera · IDEA · Africanews · Daba Finance · ACLED · UNHCR · ONU · Wikipedia, su dati del depositario svizzero · ONU, raccolta dei trattati · Jurist · Amnesty International
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