ANALISI

Libia: un accordo per votare entro due anni, mentre le milizie si sparano attorno alla raffineria

14 ottobre 2026 — Libia

In sintesi

Il contesto

Dal 2014 la Libia ha due centri di potere. A ovest il Governo di unità nazionale di Abdul Hamid Dbeibah, riconosciuto dall'ONU, con l'Alto consiglio di Stato. A est la Camera dei rappresentanti di Bengasi e l'Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, che controlla gran parte dei giacimenti e dei terminal petroliferi. Le elezioni previste per il dicembre 2021 sono state rinviate a tempo indeterminato e non sono mai state riconvocate (Security Council Report, ottobre 2026).

Quest'anno la mediazione dell'ONU ha prodotto due risultati: ad aprile il primo bilancio unificato da oltre dieci anni, e ad agosto un accordo elettorale (Al Jazeera, 8/7/2026). Sul terreno, però, la violenza non si è fermata.

Chi è chi

Istituzione o forzaChi la guidaPosizione sull'accordo di Tripoli
Tripoli · Governo di unità nazionale, riconosciuto dall'ONUAbdul Hamid Dbeibah, primo ministroHa firmato con due suoi delegati
Tripoli · Consiglio presidenziale, capo dello Stato collegialeMohamed al-MenfiCritico: contesta la trasparenza del negoziato e il ruolo degli stranieri
Tripoli · Alto consiglio di Stato, seconda assembleaMohamed TakalaContrario: ha disertato la firma e il 22 settembre ha respinto l'esito con altri partiti
Bengasi · Camera dei rappresentanti, il parlamento eletto nel 2014Aguila Saleh, presidenteFavorevole: approvato il 14 settembre
Bengasi · Esercito nazionale libicoKhalifa Haftar, comandante; il figlio Saddam, vicecomandanteHa firmato con due suoi delegati

A queste si aggiungono le milizie di Zawiya, formalmente al servizio del governo di Tripoli: l'Agenzia contro le minacce alla sicurezza di Mohamed Bahroun (dipende dalla presidenza del Consiglio), la 103ª brigata di fanteria di Othman al-Lahab (ministero della Difesa), la sicurezza giudiziaria di Muhannad al-Suwaisi (ministero della Giustizia) e la Guardia delle strutture petrolifere di Mohamed Kashlaf (ACLED; Libya Crimes Watch).

E gli attori esterni. L'ONU media con la sua missione, guidata dall'inviata Hanna Tetteh. Gli Stati Uniti lavorano a un piano proprio con Massad Boulos e il segretario di Stato Marco Rubio. La Turchia, storico sostegno di Tripoli, ha esteso la cooperazione militare a Saddam Haftar; Qatar e Francia hanno ricevuto o incontrato Haftar (Al Jazeera, 1/9/2026). Russia ed Emirati Arabi Uniti sono da anni documentati al fianco di Haftar. L'Italia ha ospitato a Roma, ad aprile, la prima riunione del tavolo ristretto che ha poi scritto l'accordo (Security Council Report).

Il fatto

L'accordo di Tripoli. Il 30 agosto otto delegati, due per il governo di Tripoli, due per il comando di Haftar, due per la Camera dei rappresentanti e due per l'Alto consiglio di Stato, hanno firmato un testo in sette articoli (UNSMIL, testo dell'accordo). L'accordo ricompone il vertice della commissione elettorale, rivede le leggi sul voto e fissa le elezioni presidenziali e legislative entro 24 mesi, «sotto un'unica autorità esecutiva». Le nuove regole ammettono alla presidenza i militari, con garanzie di neutralità, e i cittadini con doppia nazionalità, purché rinuncino all'altra prima del giuramento. Secondo Al Jazeera, entrambi gli Haftar avrebbero la cittadinanza statunitense: la norma sembra scritta anche per loro. Se le due assemblee non lo approvano entro un mese, le parti chiederanno l'avallo del Consiglio di Sicurezza. L'8 settembre il Consiglio ha accolto l'accordo come «un passo importante» verso elezioni libere (Italpress, 9/9/2026).

Chi lo approva e chi no. Il 14 settembre la Camera dei rappresentanti di Aguila Saleh lo ha approvato a Bengasi. Mohamed Takala, che guida l'Alto consiglio di Stato, e Mohamed al-Menfi, che guida il Consiglio presidenziale, lo contestano: sostengono che istituzioni chiave siano state escluse dal negoziato, condotto di fatto dal governo di Dbeibah e dal comando di Haftar (Libyan Express, 21/9/2026). Il 22 settembre l'Alto consiglio e alcuni partiti hanno respinto l'esito del tavolo, chiedendo che non scavalchi la dichiarazione costituzionale né i poteri delle istituzioni (Xinhua, 22/9/2026). Il rifiuto arriva dall'Alto consiglio nonostante due dei firmatari siano suoi membri.

Zawiya. A 47 chilometri da Tripoli c'è la più grande raffineria libica in funzione. Nel 2026 l'osservatorio ACLED ha contato in città più di 30 scontri armati, legati al controllo del territorio e al contrabbando di carburante (ACLED, 12/8/2026). L'8 maggio i combattimenti tra gruppi rivali hanno fatto almeno 13 morti, civili compresi (UNSMIL, briefing del 18/6/2026). Il 4 agosto nuovi scontri a Zawiya e Sorman hanno ucciso tre civili e ne hanno feriti quattro, tra cui due bambini e un migrante. I gruppi coinvolti, secondo l'ong Libya Crimes Watch, dipendono formalmente dal ministero della Difesa, dal ministero della Giustizia e dalla presidenza del Consiglio del governo di Tripoli (Libya Crimes Watch).

I droni. Tra l'8 e l'11 agosto almeno cinque attacchi con droni hanno colpito Zawiya: un serbatoio di nafta, un impianto di desalinizzazione, un serbatoio con circa 4,5 milioni di litri di benzina, poi due serbatoi di gasolio della raffineria. Il 12 agosto è stata colpita una sottostazione elettrica, con un blackout a sud della città. Nessuno ha rivendicato gli attacchi (ACLED; The New Arab, 7/9/2026). Il 6 settembre il governo di Dbeibah ha annunciato l'arresto di cinque persone, libiche e straniere, senza identificarle né presentare prove. Il 3 ottobre il Guardian ha riferito che, secondo fonti dello stesso governo, tre arrestati appartengono a una brigata dell'Esercito nazionale libico e lavoravano per Saddam Haftar. Le accuse non sono state verificate in modo indipendente e non risulta una replica del campo di Haftar (The New Arab, 4/10/2026).

Il petrolio. Il 21 settembre un gruppo armato ha chiuso una valvola dell'oleodotto che porta il greggio dal giacimento di Sharara a Zawiya, riducendo la produzione. Il 26 settembre la missione ONU ha avvertito che chi colpisce o ostacola le infrastrutture energetiche può essere sottoposto a misure del Consiglio di Sicurezza, in base alla risoluzione 2213 del 2015 (Libya Herald, 26/9/2026).

Il piano americano. In parallelo, l'inviato di Donald Trump per l'Africa, Massad Boulos, lavora a un'intesa per unificare le istituzioni. Secondo dettagli trapelati e non confermati, Saddam Haftar diventerebbe presidente e Dbeibah resterebbe primo ministro. Gli Stati Uniti incoraggerebbero le loro compagnie a investire nei giacimenti (Al Jazeera, 8/7/2026). Il 22 settembre Boulos ha respinto l'accusa di voler consegnare il Paese a due famiglie: «È una partnership assoluta» (Semafor, 22/9/2026). Russia e Cina, in Consiglio, insistono invece su un processo guidato dai libici.

Commento giuridico

L'accordo. È un'intesa politica tra le parti libiche, non un trattato. La sua forza dipende dall'approvazione delle due assemblee, ed è qui che si è inceppata. L'articolo 5 prevede, in mancanza, il ricorso al Consiglio di Sicurezza: un avallo esterno quando le istituzioni interne non si mettono d'accordo.

Chi risponde degli scontri. A Zawiya non si combattono un governo e i suoi nemici, ma gruppi armati che portano le insegne di ministeri dello stesso governo. Per le regole sulla responsabilità degli Stati elaborate dalla Commissione del diritto internazionale dell'ONU (articolo 4), la condotta degli organi dello Stato è imputabile allo Stato. Il governo di Tripoli non può presentare quegli scontri come fatti di milizie estranee. Il diritto umanitario, anche consuetudinario, protegge i civili e i beni indispensabili alla loro sopravvivenza, come un impianto di desalinizzazione. La missione ONU ha chiesto indagini rapide e credibili sulle vittime civili.

La Corte penale internazionale. Nel maggio 2025 la Libia ha accettato la giurisdizione della Corte per i crimini commessi dal 2011 al 2027. A luglio di quest'anno la Corte ha confermato 17 capi d'accusa contro Khaled El Hishri, ex responsabile del carcere di Mitiga a Tripoli, per torture, stupri e uccisioni di detenuti: è il primo caso libico che va a processo. Otto ricercati sono ancora latitanti, a est e a ovest (Human Rights Watch, 16/7/2026). Tra loro c'era Osama Almasri, arrestato in Italia nel gennaio 2025 e rimandato in Libia due giorni dopo. Resta in vigore l'embargo sulle armi del 2011, violato da entrambi i fronti, come abbiamo documentato a luglio.

Test di simmetria

Che cosa ha funzionato. Il bilancio unificato di aprile, il primo da oltre dieci anni; l'intesa sulla commissione elettorale; il primo processo della Corte penale internazionale su un carcere libico.

Il nostro giudizio

Questa sezione esprime la posizione del sito. È separata dai fatti esposti sopra.

La Libia ha oggi due strade per uscire dalla divisione, e portano in direzioni diverse. L'accordo di Tripoli punta alle urne: imperfetto, contestato, ma costruito su regole scritte e con una scadenza. Il piano americano punta a un patto tra chi già comanda, con il petrolio come collante. Il secondo può arrivare prima; il primo è l'unico che restituisce la scelta ai libici.

Ma nessuna delle due strade dice che cosa fare delle armi. A Zawiya combattono gruppi pagati dallo Stato, e dei droni nessuno risponde. Finché i fucili restano a chi li ha, un'elezione rischia di essere solo un'altra trattativa tra milizie con una data sul calendario. Il rinnovo del mandato ONU è l'occasione per dirlo: una missione politica senza un piano per il disarmo può accompagnare un accordo, non garantirlo.

Cosa seguire

Fonti: Security Council Report, ottobre 2026 · Al Jazeera, 8/7/2026 · ACLED · Libya Crimes Watch · Al Jazeera, 1/9/2026 · UNSMIL, testo dell'accordo · Italpress, 9/9/2026 · Libyan Express, 21/9/2026 · Xinhua, 22/9/2026 · UNSMIL, briefing del 18/6/2026 · The New Arab, 7/9/2026 · The New Arab, 4/10/2026 · Libya Herald, 26/9/2026 · Semafor, 22/9/2026 · Human Rights Watch, 16/7/2026

LibiaCrisi dimenticateONUDiritto internazionaleCorte penale internazionaleStati UnitiTurchia

← Tutte le notizie e i manifesti

Resta informato

Una sintesi essenziale, solo quando un fatto lo merita. Niente spam, nessun algoritmo: la tua email resta tua.

Iscrivendoti accetti di ricevere aggiornamenti da I Will Not Look Away. Puoi annullare quando vuoi.