ATTUALITÀ
Etiopia: la pace firmata in Sudafrica che nessuno ha difeso
26 settembre 2026 — Etiopia (Tigray, Amhara, Afar)
Il 2 novembre 2022, a Pretoria, in Sudafrica, il governo etiope e il Fronte popolare di liberazione del Tigray (TPLF) firmarono, con la mediazione dell'Unione Africana, un accordo per la cessazione permanente delle ostilità, da allora noto come «accordo di Pretoria». Chiudeva una delle guerre più sanguinose del secolo: due anni di combattimenti nel nord del Paese, il cui bilancio resta contestato. Il mediatore dell'Unione Africana, l'ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, parlò nel gennaio 2023 di circa 600.000 morti; uno studio dell'Università di Gand ne stimava fino a 500.000, mentre alcuni funzionari etiopi sostengono cifre inferiori a 100.000. In questi giorni quell'accordo è crollato, e le persone che ne pagano il prezzo sono di nuovo le stesse.
Fatti
Il 21 settembre 2026 sette gruppi armati, tra cui il TPLF e formazioni attive in Amhara e in Afar, hanno annunciato un'alleanza contro il governo del primo ministro Abiy Ahmed. Dal 23 settembre è partita un'offensiva su più fronti; le forze tigrine hanno preso il controllo di tre aeroporti locali, tra cui quello di Lalibela. L'esercito federale dichiara di aver ucciso almeno 272 combattenti del TPLF in Amhara: è una cifra di parte, che nessuna fonte indipendente ha finora verificato.
Il 25 settembre l'Alto Commissario ONU per i diritti umani, Volker Türk, ha descritto un bilancio civile in crescita. Secondo il suo ufficio, il 22 settembre raid dell'esercito federale, alcuni condotti con droni, hanno colpito cinque scuole in Tigray causando morti e feriti; un colpo di mortaio attribuito all'esercito ha ucciso civili nella città di Kobo, in Amhara (il 23 settembre secondo l'Alto Commissario, il 24 secondo UN News: le fonti divergono sulla data). Lo stesso ufficio denuncia il reclutamento forzato di massa di civili, bambini compresi, da parte del TPLF in tutto il Tigray, con rappresaglie contro chi si rifiuta e contro le loro famiglie, e segnala casi di coscrizione arbitraria anche da parte delle forze governative.
Il portavoce del Segretario generale ha aggiunto che un drone ha colpito un camion che portava cibo a sfollati nel nord-ovest del Tigray, che telefoni e internet sono interrotti nella regione e che in Amhara gruppi armati hanno sequestrato veicoli umanitari. Tutto questo avviene dove l'OIM conta già circa 750.000 sfollati interni rimasti senza casa dalla guerra precedente.
Perché l'accordo è crollato
L'accordo del novembre 2022 si reggeva su alcuni impegni precisi: il disarmo dei combattenti tigrini, il ripristino degli aiuti umanitari, il rientro degli sfollati e, più avanti, una soluzione per i territori contesi tra Tigray e Amhara. Secondo l'analisi pubblicata dall'International Crisis Group il 25 settembre, nessuno di questi nodi è stato davvero sciolto: il disarmo non si è completato, le terre contese sono rimaste sotto controllo amhara impedendo a molti tigrini di tornare, e la pressione diplomatica esterna per arrivare a un compromesso è stata insufficiente.
Nel frattempo il fronte tigrino si è spaccato. Tra aprile e maggio 2026 il TPLF ha rovesciato l'amministrazione ad interim nata dall'accordo e ha riportato al vertice della regione Debretsion Gebremichael; il suo predecessore, Getachew Reda, oggi consigliere di Abiy, accusa il TPLF di aver aperto le ostilità.
C'è poi l'Eritrea. Nella guerra del 2020-22 le sue truppe combatterono a fianco dell'esercito etiope, e furono accusate di alcune delle peggiori atrocità di quel conflitto. Asmara non ha mai firmato l'accordo di Pretoria. Oggi il governo etiope la accusa di finanziare la nuova alleanza, e l'Eritrea smentisce; secondo la valutazione di Crisis Group, si sarebbe avvicinata in silenzio al suo ex nemico. Sono un'accusa di parte e un'analisi, non fatti accertati, e li riportiamo come tali.
Lettura giuridica
Il quadro di riferimento è il diritto internazionale umanitario dei conflitti armati non internazionali. L'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra e il Secondo Protocollo aggiuntivo, che l'Etiopia ha ratificato, vincolano allo stesso modo l'esercito federale e ogni gruppo armato: vietano gli attacchi contro i civili e contro beni civili come le scuole, e impongono di consentire il passaggio degli aiuti umanitari. Lo stesso Protocollo vieta di reclutare bambini sotto i quindici anni; il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo, anch'esso ratificato dall'Etiopia, alza a diciotto anni il limite per il reclutamento da parte dei gruppi armati.
Resta il limite già segnalato su questo sito per la guerra in Amhara: l'Etiopia non ha ratificato lo Statuto di Roma, e la Corte penale internazionale può intervenire solo su rinvio del Consiglio di sicurezza. L'accordo di Pretoria, infine, non è un trattato con un giudice: è un impegno politico mediato dall'Unione Africana, la cui tenuta dipendeva dalla volontà delle parti e dalla pressione di chi lo aveva promosso.
Implicazioni — test di simmetria
Il test di simmetria qui non richiede sforzo, perché lo applica la stessa fonte: l'ufficio dell'Alto Commissario ONU attribuisce violazioni all'esercito federale (i raid sulle scuole, il mortaio su Kobo, la coscrizione arbitraria) e al TPLF (il reclutamento forzato di bambini). Nessuna delle due parti può presentarsi come la sola vittima, e nessuna delle due ragioni politiche in campo, l'unità dello Stato o l'autonomia del Tigray, rende lecito colpire una scuola o arruolare un bambino.
Il giudizio di questo sito è che il crollo di Pretoria mostra lo stesso problema che vediamo in altri contesti: un accordo senza garanti e una norma senza chi la fa rispettare reggono solo finché conviene a tutti. Quando l'Etiopia è uscita dall'attenzione internazionale, nessuno ha vigilato sul disarmo, sui ritorni e sui confini contesi. Il prezzo di quella distrazione, oggi, lo pagano di nuovo i civili del nord, gli stessi di quattro anni fa.
Notizie collegate: Etiopia, la guerra che nessuno racconta: guida per capire
Fonti: Ufficio dell'Alto Commissario ONU per i diritti umani, dichiarazione di Volker Türk (25/9/2026) · Portavoce del Segretario generale ONU, briefing del 25/9/2026 · UN News (25/9/2026; 2/11/2022) · International Crisis Group (25/9/2026) · Al Jazeera (24/9/2026) · OIM, dati sugli sfollati in Tigray · The National (16/1/2023)