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GLOSSARIO
Etiopia: i popoli, la storia, chi combatte e perché
Aggiornato al 22 ottobre 2026
Le notizie sull'Etiopia parlano di Tigray, di TPLF, di Fano, di Eritrea e di accesso al mare, ma raramente spiegano chi sono i popoli coinvolti, perché un Paese uscito da una guerra nel 2022 sia di nuovo in guerra e chi ci guadagna. Questa scheda raccoglie il contesto essenziale. È aggiornabile: ogni modifica è registrata in fondo, con data e fonte.
In sintesi
- L'Etiopia ha circa 135 milioni di abitanti ed è il secondo Paese più popoloso dell'Africa. È una federazione di regioni disegnate in gran parte su base etnica: i popoli più numerosi sono gli oromo e gli amhara; i tigrini, al centro della guerra, sono circa il 6%.
- Nel 1896 sconfisse l'Italia ad Adua e restò indipendente. L'Italia fascista la invase nel 1935 e la occupò fino al 1941, usando i gas e massacrando civili.
- Dal 1974 al 1991 governò la giunta militare del Derg; poi, per 27 anni, una coalizione dominata dal Fronte popolare di liberazione del Tigray (TPLF). Nel 2018 è arrivato Abiy Ahmed, premio Nobel per la pace nel 2019, che nel 2020 ha portato il Paese in guerra contro il Tigray.
- La guerra del 2020-2022 è stata una delle più letali del secolo: le stime vanno da meno di 100.000 a circa 600.000 morti. Dal 23 settembre 2026 si combatte di nuovo: il governo contro un'alleanza di gruppi armati tigrini, amhara, oromo e afar. Il 4 ottobre l'esercito ha ripreso Mekelle.
- Dietro la guerra interna c'è uno scontro regionale: l'Etiopia vuole uno sbocco sul mare e ha costruito la grande diga sul Nilo; Eritrea, Egitto, Sudan e Somalia si sono schierati contro. Addis Abeba accusa l'Eritrea di aver mandato truppe in Tigray; Asmara nega.
Terra e popoli
L'Etiopia è un altopiano attraversato dalla Rift Valley, circondato da bassopiani aridi a est e a ovest. Sull'altopiano nasce il Nilo Azzurro, che porta in Egitto la maggior parte dell'acqua del Nilo. Il Paese non ha sbocco sul mare dal 1993, quando l'Eritrea è diventata indipendente portandosi via tutta la costa (Britannica). La capitale, Addis Abeba, al centro, è anche sede dell'Unione africana. Il Tigray è all'estremo nord, al confine con l'Eritrea; l'Amhara a ovest e a sud del Tigray; l'Oromia, la regione più grande, circonda la capitale; i bassopiani dell'Afar e della regione Somali sono a est.
Un'avvertenza sui numeri. I dati ufficiali sui popoli vengono ancora dal censimento del 2007, che contava 95 gruppi etnici (IRB Canada, via ecoi.net). Le percentuali che seguono vengono da quel censimento, come riportate da Minority Rights Group (MRG), e vanno lette come ordini di grandezza: da allora la popolazione è cresciuta fino a circa 135 milioni (UNFPA), e non tutti i popoli sono cresciuti allo stesso ritmo. Le stime più recenti di altre fonti danno quote simili: oromo tra il 34 e il 35%, amhara tra il 26 e il 27%, tigrini intorno al 6% (Britannica e Bertelsmann Stiftung, riportate da IRB Canada, cit.). Per alcuni popoli piccoli non c'è una cifra affidabile, e lo diciamo.
- Oromo — 34,4% (censimento 2007), il popolo più numeroso. Vivono soprattutto in Oromia, la regione più grande, con circa 40 milioni di abitanti (AP, via UNB), e parlano l'oromo. Denunciano da tempo l'emarginazione da parte di un governo dominato dai tigrini; dal 2015 hanno protestato contro i piani di espansione di Addis Abeba sulle loro terre agricole (MRG, cit.). Dal 2018 in Oromia combatte l'Esercito di liberazione oromo (OLA) (AP, cit.).
- Amhara — 27% (censimento 2007). Vivono sull'altopiano centro-settentrionale. La loro lingua, l'amarico, è la lingua ufficiale federale. Con i tigrini hanno storicamente dominato la politica: sotto Hailé Selassié la lingua e la cultura amhara erano il modello dell'identità etiope, a spese degli altri popoli. Nel federalismo etnico hanno chiesto più autonomia per la loro regione, con proteste a Gondar nel 2016 (MRG, cit.). Dal 2023 la regione è teatro della guerra tra l'esercito e le milizie Fano (analisi del sito).
- Somali — 6,2% (censimento 2007). Pastori musulmani dei bassopiani orientali, nella regione Somali (l'Ogaden), che fu contesa dalla Somalia nella guerra del 1977-1978 (MRG, cit.). Vi ha combattuto a lungo il Fronte di liberazione nazionale dell'Ogaden (ONLF).
- Tigrini — 6,1% (censimento 2007). Vivono nel Tigray, circa 7 milioni di abitanti (analisi del sito), e parlano il tigrino, come gran parte degli eritrei. Sono in maggioranza cristiani ortodossi. Pur essendo una piccola minoranza, attraverso il TPLF hanno guidato il governo federale dal 1991 al 2018, e la loro presenza nelle forze di sicurezza alimentava l'idea di un governo «tigrino» (MRG, cit.).
- Sidama — 4% (censimento 2007). Vivono nel sud. Hanno chiesto per decenni una regione propria e l'hanno ottenuta nel 2020 dopo un referendum, segnato da ritardi e scontri (Rift Valley Institute, via ecoi.net). Dopo di loro altri popoli del sud hanno chiesto e ottenuto nuove regioni (stessa fonte).
- Afar — 1,7% (censimento 2007). Vivono nel bassopiano dell'Afar, a est, attraversato dalla strada per Gibuti, da cui passa quasi tutto il commercio del Paese (analisi del sito). Nel regime del Derg le divisioni tra afar e somali furono sfruttate dal governo (MRG, cit.).
- Gurage, wolayta, hadiya, gamo, gedeo e gli altri popoli del sud — tra l'1,3% e il 2,5% ciascuno (censimento 2007). Sono decine di popoli che parlano lingue diverse.
- Kunama, irob e gli altri piccoli popoli — insieme, l'8,8% (censimento 2007). Nessuna stima affidabile per i singoli gruppi. Nelle regioni di Gambella e del basso Omo i popoli indigeni sono stati spostati da programmi di villaggizzazione, piantagioni e dighe (MRG, cit.).
Religione: circa il 43,5% è cristiano ortodosso, il 33,9% musulmano; il resto è protestante, cattolico o segue religioni tradizionali (MRG, cit.; censimento 2007). Il cristianesimo etiope è tra i più antichi del mondo: nel IV secolo il re Ezana di Aksum lo proclamò religione di Stato (National Geographic).
Risorse ed economia: agricoltura, caffè, oro, l'acqua dei fiumi. Tra luglio e dicembre 2025 le esportazioni d'oro hanno raggiunto 2,56 miliardi di dollari e il caffè 1,3 miliardi in un solo trimestre (UNDP). Il debito pubblico è di 68,8 miliardi di dollari, che il Fondo monetario considera insostenibile; secondo la Banca mondiale la povertà è salita dal 33% del 2016 al 39% del 2021 (stessa fonte). Nel settembre 2025 l'Etiopia ha inaugurato la Grande diga della Rinascita (GERD) sul Nilo Azzurro: 5.150 megawatt a regime, 5 miliardi di dollari, finanziata quasi tutta in patria (Khaleej Times). Oltre il 95% delle importazioni e delle esportazioni passa per Gibuti, con un costo di oltre un miliardo di dollari l'anno (IBA).
Storia breve
L'impero. Nel I secolo dopo Cristo nasce sull'altopiano settentrionale il regno di Aksum, che nel IV secolo, con il re Ezana, diventa cristiano e tra il III e il VI secolo è una delle potenze del Mar Rosso (National Geographic, cit.). Da quel nucleo cristiano dell'altopiano discende l'impero etiope, che resterà una monarchia fino al 1974.
Adua (1896). L'Italia, che dal 1890 ha la colonia dell'Eritrea (Britannica, cit.), tenta di estendere il suo dominio. Il 1° marzo 1896, ad Adua, l'esercito di Menelik la sconfigge: è «la prima sconfitta schiacciante di una potenza europea da parte di forze africane in epoca coloniale» (Britannica). L'Etiopia resta indipendente.
L'occupazione italiana (1935-1941). Nell'ottobre 1935 l'Italia fascista invade l'Etiopia; il 5 maggio 1936 prende Addis Abeba. Mussolini e Badoglio autorizzano l'uso dei gas (The Reporter, sulla base di Richard Pankhurst). L'imperatore Hailé Selassié si appella alla Società delle Nazioni, che non fa nulla (stessa fonte). Il 19 febbraio 1937, dopo un attentato contro il viceré Rodolfo Graziani, gli italiani devastano Addis Abeba per tre giorni: le stime dei morti vanno da circa 3.000 (Del Boca) a circa 19.200 (Ian Campbell) a 30.000 (fonti etiopi) (Domani). Il 20 maggio 1937, su ordine di Graziani, vengono fucilati i monaci del monastero di Debre Libanos: 297 monaci e 23 laici secondo i documenti fascisti, fino a 1.500-2.000 secondo altre stime. In Italia una proposta di legge per un giorno della memoria delle vittime africane del colonialismo italiano è ferma in Parlamento (Domani, cit.). Il 5 maggio 1941 l'esercito britannico e i partigiani etiopi liberano il Paese (The Reporter, cit.).
Hailé Selassié (1941-1974). L'imperatore torna sul trono. Nel 1952 l'ex colonia italiana dell'Eritrea viene federata all'Etiopia; nel 1962 diventa una provincia etiope e comincia una guerriglia per l'indipendenza che durerà trent'anni (Britannica, cit.).
Il Derg (1974-1991). Nel 1974 una giunta militare comunista, il Derg, guidata da Menghistu Hailé Mariam, rovescia l'imperatore (Al Jazeera). Dal 1976 il «Terrore rosso» colpisce gli oppositori (HRW): fino a 30.000 morti secondo le stime più prudenti di Africa Watch (University of Pennsylvania). La carestia del 1983-1985 uccide centinaia di migliaia di persone, aggravata dalla guerra e dalle politiche del governo (Al Jazeera, cit.); il regime trasferisce con la forza centinaia di migliaia di contadini dal nord al sud, e Medici senza frontiere, che denuncia almeno 50.000 morti nei trasferimenti, viene espulsa (MSF). Secondo Human Rights Watch le azioni del Derg hanno causato 500.000 o più morti civili (HRW, cit.).
Il TPLF al potere (1991-2018). Nel 1991 la coalizione EPRDF, guidata dal TPLF, entra ad Addis Abeba; Menghistu fugge in Zimbabwe (HRW, cit.). Il leader tigrino Meles Zenawi governa fino alla morte, nel 2012. Nel 1993 l'Eritrea diventa indipendente (Al Jazeera, cit.). La Costituzione del 1995 crea una federazione di regioni su base etnica e riconosce ai popoli il diritto all'autodeterminazione, compresa la secessione (articolo 39); ma il potere resta molto accentrato nell'EPRDF, che nel 2015 vince con gli alleati tutti i seggi del Parlamento (MRG, cit.). Dal 1998 al 2000 Etiopia ed Eritrea combattono una guerra di confine intorno al villaggio di Badme, con decine di migliaia di morti (Al Jazeera, cit.); la commissione prevista dall'accordo di Algeri assegna Badme all'Eritrea, ma l'Etiopia non accetta la decisione e i due Paesi restano per diciotto anni in uno stato di «né guerra né pace» (Gulf News).
Abiy Ahmed e la guerra del Tigray (2018-2022). Dopo anni di proteste oromo e amhara, nell'aprile 2018 diventa primo ministro Abiy Ahmed. In pochi mesi accetta l'accordo con l'Eritrea e va ad Asmara; nel 2019 riceve il premio Nobel per la pace (Gulf News, cit.). Il TPLF perde il potere federale e resta al governo del Tigray (analisi del sito). Nel novembre 2020 Abiy ordina un'offensiva contro le forze tigrine, dopo un attacco a una base militare federale (Eye Radio). Con l'esercito combattono le truppe eritree e le milizie amhara; ad Aksum, a fine novembre 2020, i soldati eritrei uccidono centinaia di civili secondo Amnesty International, in un massacro che può costituire un crimine contro l'umanità (Amnesty International). Un'indagine congiunta dell'ONU e della commissione etiope per i diritti umani documenta violazioni da parte di tutte le parti (OHCHR). Il 2 novembre 2022 l'accordo di Pretoria chiude la guerra (analisi del sito). Il mediatore dell'Unione africana, Olusegun Obasanjo, ha parlato di circa 600.000 morti; il capo della commissione etiope per i diritti umani ha invitato alla prudenza su tutte le stime (Eye Radio, cit.).
Dopo Pretoria (2023-2026). Nel 2023 il governo cerca di sciogliere le forze speciali regionali dell'Amhara: le milizie Fano, che avevano combattuto con l'esercito, si rivoltano (analisi del sito). Il 1° gennaio 2024 Abiy firma con il Somaliland, la regione separatista della Somalia, un memorandum per l'affitto di circa 20 km di costa per cinquant'anni in cambio di un futuro riconoscimento; la Somalia lo considera una violazione della sua sovranità (IBA, cit.). Nel 2025 il TPLF perde la registrazione come partito; ad aprile 2026 destituisce l'amministrazione ad interim nata da Pretoria e rimette al vertice Debretsion Gebremichael (analisi del sito). Alle elezioni del giugno 2026, che in Tigray non si tengono, il Partito della prosperità vince 438 seggi (Reuters, via Polity).
La nuova guerra (dal settembre 2026). Il 20 settembre sette gruppi armati annunciano un'alleanza per rovesciare il governo. Dal 23 settembre il TPLF prende gli aeroporti di Mekelle, Axum e Shire e attacca verso l'Amhara e l'Afar (analisi del sito). Il 1° ottobre l'Etiopia chiude la sua ambasciata ad Asmara e l'Eritrea rompe le relazioni diplomatiche (Political.org). Il 4 ottobre l'esercito federale rientra a Mekelle senza combattere (Al Jazeera); il 5 Abiy giura per un secondo mandato (analisi del sito). Dal 7 ottobre il centro di monitoraggio ACLED segnala truppe eritree entrate in Tigray a Zalambessa; l'Etiopia le colpisce con i droni e chiede che si ritirino; l'Eritrea non conferma né smentisce (Political.org, cit.). Il 16 ottobre Abiy nomina un'amministrazione provvisoria del Tigray per sei mesi, con l'obiettivo di elezioni (Reuters, via Daily Maverick), affidata a uomini vicini a Getachew Reda e alla Tigray Peace Force (Critical Threats). Le forze tigrine dichiarano una controffensiva nel Tigray centrale; in Amhara le Fano avanzano nel nord dello Scioa (stessa fonte). Nessun cessate il fuoco è stato annunciato.
Chi governa e come
L'Etiopia è una repubblica federale parlamentare: il potere è nelle mani del primo ministro, Abiy Ahmed, dal 2018, e del suo Partito della prosperità. Alle elezioni del giugno 2026 il partito ha ottenuto 438 seggi, circa il 90% di quelli assegnati; in Tigray non si è votato e in almeno otto collegi dell'Amhara nemmeno. L'opposizione accusa il governo di aver arrestato i suoi leader; il governo nega. A febbraio le autorità non hanno rinnovato l'accredito ai giornalisti della Reuters ad Addis Abeba (Daily Monitor, da Reuters).
L'istituto svedese V-Dem, nel rapporto 2026, classifica l'Etiopia come «autocrazia elettorale»: si vota, ma le elezioni non sono né libere né corrette (V-Dem). Che cosa distingue un'autocrazia da una democrazia lo spieghiamo nella voce Autocrazia.
La Costituzione è federale e il federalismo è etnico: ogni regione ha il suo governo, la sua polizia e, fino al 2023, le sue forze speciali. In Tigray, dal 16 ottobre 2026, il governo federale ha insediato un'amministrazione provvisoria, mentre il TPLF continua a rivendicare l'autorità sulla regione (Critical Threats, cit.).
Chi è chi
| Chi | Chi lo guida | Posizione |
|---|---|---|
| Governo federale e Partito della prosperità, Addis Abeba | Abiy Ahmed, primo ministro dal 2018 | Considera la guerra una difesa dell'unità dello Stato. Accusa Eritrea, Egitto e Sudan di sostenere i ribelli (Reuters, via Daily Maverick). Definisce l'accesso al mare una questione «esistenziale» (IBA) |
| Forza di difesa nazionale (ENDF) | Sotto il comando del primo ministro | L'esercito federale, con aviazione e droni. Accusato dall'ONU di raid che hanno colpito scuole in Tigray e civili in Amhara (analisi del sito) |
| TPLF e forze del Tigray (TDF) | Debretsion Gebremichael | Ha guidato l'Etiopia dal 1991 al 2018. Chiama la nuova guerra «difensiva». Secondo l'ONU recluta civili con la forza, bambini compresi (stessa fonte) |
| Tigray Peace Force e partito Simret | Getachew Reda, oggi consigliere di Abiy | Tigrini alleati del governo, nati da una scissione del fronte tigrino. Sono entrati per primi a Mekelle e guidano la nuova amministrazione provvisoria (Critical Threats) |
| Fano (Movimento nazionale Fano) | Zemene Kassie | Milizie nazionaliste amhara: alleate dell'esercito contro il Tigray nel 2020-2022, in guerra con il governo dal 2023. Presiedono l'alleanza di opposizione (analisi del sito). Human Rights Watch attribuisce crimini di guerra a entrambe le parti in Amhara (analisi del sito) |
| Esercito di liberazione oromo (OLA) | Jaal Marroo | Guerriglia in Oromia dal 2018. Gli investigatori ONU lo accusano di uccisioni, stupri e rapimenti; le forze governative sono accusate di raid con droni indiscriminati, esecuzioni extragiudiziali e sparizioni forzate (AP, via UNB) |
| Eritrea | Isaias Afwerki, presidente | Alleata dell'Etiopia nella guerra del 2020-2022, ora nemica. Nega di sostenere i ribelli e di aver invaso il Tigray; accusa Addis Abeba di cercare un pretesto per attaccare l'Eritrea e il porto di Assab (Al Jazeera) |
| Egitto, Sudan, Somalia | Al-Sisi, al-Burhan, Hassan Sheikh Mohamud | Con l'Eritrea hanno firmato il 4 ottobre 2026 la dichiarazione di El Alamein: il Mar Rosso resti agli Stati costieri, no a «misure unilaterali» sul Nilo. Egitto e Sudan negano di sostenere i ribelli (stessa fonte) |
Da dove nasce il conflitto
Usiamo i quattro livelli del nostro pezzo «Le guerre del mondo sono "musulmane"?». Qui la religione non è la linea del fronte: tigrini, amhara e gran parte degli oromo che si combattono sono in maggioranza cristiani.
Il terreno: un impero diventato federazione. L'impero ha governato dal centro, facendo della lingua e della cultura amhara il modello dell'identità etiope; il Derg riconobbe l'autonomia regionale solo sulla carta (MRG, cit.). Il TPLF ha rovesciato lo schema con il federalismo etnico: ogni popolo il suo territorio, con il diritto, sulla carta, alla secessione. Ma i confini tra regioni hanno lasciato terre contese tra Tigray e Amhara, rimaste sotto controllo amhara anche dopo Pretoria (analisi del sito); e chi vive nella regione «degli altri» si sente straniero in casa propria.
Questo non assolve chi governa oggi. Il TPLF ha governato per 27 anni con un sistema accentrato, che vinceva tutti i seggi (MRG, cit.). Il governo di Abiy ha portato la guerra in Tigray con l'aiuto di un esercito straniero, quello eritreo, e ha poi rotto con le milizie amhara che lo avevano aiutato. Tutte le parti armate sono accusate dall'ONU di crimini contro i civili.
La scintilla: la successione del 2018. La guerra nasce dalla perdita del potere del TPLF. Nel 2018 il partito che aveva governato per quasi tre decenni resta padrone solo del Tigray; nel novembre 2020 comincia la guerra. L'accordo di Pretoria ha fermato i combattimenti ma non ha risolto i nodi: il disarmo, il ritorno degli sfollati, le terre contese (analisi del sito).
La bandiera: unità contro autonomia. Il governo combatte per l'unità dello Stato e chiama «problema di sicurezza» la guerra in Amhara (stessa fonte). L'alleanza di opposizione dice di combattere per la «sopravvivenza» dei popoli che rappresenta e chiede la caduta di Abiy. Entrambe le bandiere sono politiche; nessuna delle due rende lecito colpire una scuola o arruolare un bambino.
Il moltiplicatore esterno: il mare e il Nilo. La guerra interna si è saldata a uno scontro regionale. L'Etiopia vuole uno sbocco sul mare, e i vicini temono che lo cerchi con la forza, ad Assab o in Somaliland; l'Egitto, che dipende dal Nilo per circa il 90% dell'acqua dolce, considera la diga etiope una minaccia esistenziale (Khaleej Times, cit.). Ogni nemico di Addis Abeba ha un interesse a indebolirla, e Addis Abeba ha un interesse a presentare ogni ribellione come manovrata dall'estero.
A chi giova
Documentiamo interessi dichiarati o verificabili, non moventi. Se un attore nega, lo diciamo.
Il governo di Abiy. La riconquista del Tigray gli permette di installare un'amministrazione amica e di chiudere i conti con il TPLF, a cui aveva già revocato la registrazione come partito. Abiy ha giurato per il secondo mandato promettendo di lavorare per uno sbocco sul mare (analisi del sito); la guerra con l'Eritrea, se ci sarà, ruoterebbe intorno a quel porto. Il governo nega di avere intenzioni militari sull'Eritrea: a marzo Abiy aveva detto che l'Etiopia non sarebbe andata in guerra per il mare (Africanews).
Il TPLF. Combatte per tornare a governare il Tigray, da cui è stato escluso dalle elezioni e ora dall'amministrazione provvisoria. Nell'alleanza con Fano e OLA ha cercato alleati fra popoli che fino a ieri erano suoi avversari.
L'Eritrea. Ha combattuto contro l'Etiopia guidata dal TPLF nel 1998-2000, è rimasta per diciotto anni in uno stato di «né guerra né pace» e nel 2020 ha mandato le sue truppe in Tigray a fianco di Abiy (Gulf News, cit.). Oggi, secondo il governo etiope, finanzia l'alleanza dei ribelli; Asmara nega (Reuters, via Daily Maverick). Il suo interesse dichiarato è impedire che l'Etiopia ottenga «un accesso sovrano al mare» a sue spese (Political.org, cit.). Il 13 ottobre l'esercito etiope ha mostrato ai diplomatici stranieri armi che dice di aver sequestrato al TPLF, tra cui droni di fabbricazione iraniana e turco-pakistana, e uniformi e documenti eritrei (Critical Threats, cit.).
L'Egitto e il Sudan. Per il Cairo un'Etiopia debole è un'Etiopia meno capace di gestire da sola la diga sul Nilo; con il Sudan chiede da anni un accordo vincolante sul riempimento e la gestione dell'impianto (Khaleej Times, cit.). Entrambi negano di sostenere i ribelli. Etiopia e Sudan si accusano a vicenda di interferire nelle rispettive guerre (Al Jazeera).
Chi vende armi. Nella guerra del 2020-2022 gli Emirati arabi uniti hanno organizzato un ponte aereo di oltre 90 voli verso l'Etiopia, e immagini satellitari hanno mostrato droni cinesi Wing Loong in una base etiope; nell'agosto 2021 l'Etiopia ha firmato un accordo di cooperazione militare con la Turchia (Al Jazeera). Da allora il governo usa i droni, soprattutto i Bayraktar TB2 turchi, ma anche modelli cinesi e iraniani, in Tigray, in Amhara e in Oromia, con centinaia di vittime civili (The New Humanitarian).
La Somalia e il Somaliland. Il memorandum del 2024 con il Somaliland ha spinto Mogadiscio verso il Cairo e Asmara. Oggi il presidente somalo dice di non opporsi a un accesso commerciale dell'Etiopia ai porti somali, purché concordato con Mogadiscio (stessa fonte).
Chi interviene da fuori
- Unione africana. Ha mediato l'accordo di Pretoria nel 2022 (analisi del sito); la sua sede è ad Addis Abeba.
- Stati Uniti, Unione europea, Regno Unito, Canada. Il 13 ottobre 2026 il consigliere di Abiy, Getachew Reda, ha incontrato l'inviata speciale dell'UE per il Corno d'Africa; il 14 il segretario di Stato americano Rubio ha chiesto ad Abiy rispetto della sovranità e la fine degli sconfinamenti; il 15 Canada e Regno Unito hanno chiesto moderazione (Critical Threats).
- ONU. L'Etiopia ha chiesto al Consiglio di sicurezza di reagire alla presenza di truppe eritree; l'Eritrea ha chiesto lo stesso contro l'Etiopia (Al Jazeera).
Il costo umano. Della guerra in corso non esiste un bilancio dei morti. Circa 750.000 tigrini erano ancora sfollati a febbraio 2026, dalla guerra precedente (UNHCR, citato da Reuters, via Daily Maverick). In tutto il Paese gli sfollati interni sono 1,9 milioni, e l'Etiopia ospita 1,1 milioni di rifugiati; la malnutrizione colpisce 4,4 milioni di bambini e di donne incinte o che allattano, e per mancanza di fondi gli aiuti alimentari d'emergenza coprono il 60% della razione (PAM). In Tigray l'amministrazione regionale non riesce a pagare gli stipendi di circa 137.000 dipendenti pubblici da marzo, e la regione affronta anche la siccità (Al Jazeera).
Diritto internazionale
I trattati. Secondo la banca dati dell'Università del Minnesota (HRL Minnesota) e l'ONU (OHCHR), l'Etiopia:
- è parte della Convenzione sul genocidio dal 1949;
- è parte delle Convenzioni di Ginevra dal 1969 e dei due Protocolli aggiuntivi dal 1994;
- è parte della Convenzione contro la tortura dal 1994 e del Protocollo sui bambini nei conflitti armati dal 2014;
- non ha firmato lo Statuto di Roma: la Corte penale internazionale può intervenire solo su rinvio del Consiglio di sicurezza, dove una decisione del genere può essere bloccata dal veto di un membro permanente.
L'Eritrea, l'Egitto e il Sudan sono vincolati dal diritto internazionale come l'Etiopia; il TPLF, le Fano e l'OLA, come gruppi armati, sono vincolati dal diritto umanitario come l'esercito.
Il conflitto interno. Si applicano l'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra e il Secondo Protocollo: vietano gli attacchi contro i civili e contro beni civili come scuole e ospedali, impongono di lasciar passare gli aiuti e vietano di arruolare bambini sotto i 15 anni; il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo porta il limite a 18 anni per i gruppi armati (analisi del sito).
L'Eritrea. Se truppe eritree operano in territorio etiope senza il consenso del governo di Addis Abeba, si tratta di uso della forza tra Stati, vietato dalla Carta dell'ONU salvo legittima difesa. Allo stesso modo, un attacco etiope contro l'Eritrea per ottenere un porto sarebbe un'aggressione. La Convenzione dell'ONU sul diritto del mare riconosce agli Stati senza sbocco un diritto di accesso al mare, ma le condizioni del transito vanno concordate con gli Stati di transito (IBA, cit.): il mare si negozia, non si conquista.
La giustizia mancata. Nessuno è stato processato in sede internazionale per i crimini della guerra del 2020-2022. L'accordo di Pretoria, come abbiamo scritto, non è un trattato con un giudice ma un impegno politico (stessa fonte). Per l'occupazione italiana, nel 1946 l'Etiopia sollevò la questione dei crimini di guerra alla conferenza di pace di Parigi senza ottenere risposta (Domani, cit.).
Cronologia
| Anno | Fatto |
|---|---|
| IV sec. | Il re Ezana fa del cristianesimo la religione di Stato di Aksum |
| 1890 | L'Eritrea diventa colonia italiana |
| 1896 | Menelik II sconfigge l'Italia ad Adua (1° marzo) |
| 1935-1936 | L'Italia fascista invade l'Etiopia e usa i gas; presa di Addis Abeba (5 maggio 1936) |
| 1937 | Massacro di Addis Abeba (19-21 febbraio) e di Debre Libanos (20 maggio) |
| 1941 | Liberazione (5 maggio) |
| 1952 | L'Eritrea viene federata all'Etiopia; nel 1962 diventa una provincia |
| 1974 | Il Derg rovescia Hailé Selassié |
| 1976 | Comincia il Terrore rosso |
| 1983-1985 | Carestia e trasferimenti forzati |
| 1991 | L'EPRDF guidata dal TPLF prende Addis Abeba |
| 1993 | Indipendenza dell'Eritrea |
| 1995 | Costituzione federale su base etnica |
| 1998-2000 | Guerra con l'Eritrea |
| 2018 | Abiy Ahmed primo ministro; pace con l'Eritrea |
| 2019 | Nobel per la pace ad Abiy |
| 2020-2022 | Guerra del Tigray; accordo di Pretoria (2 novembre 2022) |
| 2023 | Inizia la guerra in Amhara con le Fano |
| 2024 | Memorandum con il Somaliland (1° gennaio) |
| 2025 | Inaugurazione della diga GERD (9 settembre) |
| 2026 | Il TPLF rovescia l'amministrazione di Pretoria (aprile); elezioni senza il Tigray (giugno); alleanza dei sette gruppi armati (20 settembre); guerra dal 23 settembre; rottura con l'Eritrea (1° ottobre); l'esercito riprende Mekelle (4 ottobre); amministrazione provvisoria del Tigray (16 ottobre) |
Registro delle modifiche
- 22 ottobre 2026: prima versione.
Fonti: Britannica · IRB Canada, via ecoi.net · MRG · UNFPA · AP, via UNB · Rift Valley Institute, via ecoi.net · National Geographic · UNDP · Khaleej Times · IBA · Britannica · The Reporter, sulla base di Richard Pankhurst · Domani · Al Jazeera · HRW · University of Pennsylvania · MSF · Gulf News · Eye Radio · Amnesty International · OHCHR · Reuters, via Polity · Political.org · Al Jazeera · Reuters, via Daily Maverick · Critical Threats · Daily Monitor, da Reuters · V-Dem · Africanews · Al Jazeera · The New Humanitarian · Al Jazeera · PAM · HRL Minnesota · OHCHR
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