ANALISI
Chi paga la guerra? Il debito dell'Ucraina, i beni russi congelati e una regola che l'Europa dovrà piegare
28 settembre 2026 — Ucraina / Unione europea / Russia
Il fatto
Il 24 agosto, giorno dell'indipendenza ucraina, Zelensky ha detto ai leader europei arrivati a Kiev che al suo paese mancavano altri 27 miliardi di dollari per arrivare a fine anno. A inizio 2026 il deficit atteso per la difesa era di circa 7,5 miliardi. In pochi mesi è diventato quasi quattro volte tanto.
La richiesta ha colto di sorpresa Bruxelles. Secondo il New York Times, alcuni funzionari europei si chiedono in privato se il denaro venga speso bene o se il fabbisogno sia stato gonfiato. Kiev non ha ancora pubblicato una ripartizione completa della cifra. A fine settembre la Commissione europea e il Fondo monetario internazionale stanno ancora cercando di stabilire quanto sia davvero grande il buco e da dove venga.
Poi c'è il 2027. Il bilancio presentato a settembre prevede un deficit pari al 15% del prodotto interno lordo, un debito pubblico oltre il 110% e una spesa per sicurezza e difesa pari al 43,8% del PIL. L'Ucraina avrà bisogno di 52,6 miliardi di dollari dall'estero; per 32,6 miliardi una copertura oggi non c'è. Il ministro delle finanze Marchenko ha definito la situazione la più difficile dal 2022.
Questa è la cronaca. La domanda che la cronaca lascia aperta è un'altra: chi paga, alla fine?
Due buchi diversi
Conviene tenerli distinti, perché uno era prevedibile e l'altro no.
Il buco del 2026 riguarda la difesa ed è esploso in pochi mesi. Kiev lo attribuisce all'intensificarsi degli attacchi russi con droni e missili e ai colpi alla logistica e al corridoio del grano, che ad agosto, secondo la presidente della commissione bilancio Roksolana Pidlasa, sarebbero costati circa metà delle entrate attese in quel mese. Sull'origine c'è però uno scontro politico interno: Zelensky sostiene che il ministero della Difesa abbia speso in anticipo fondi previsti per fine anno sotto il ministro precedente, Mykhailo Fedorov, che nega e attribuisce il buco ai progetti della nuova dirigenza.
Il buco del 2027 era invece atteso. Già nella prima revisione del nuovo programma, il Fondo monetario stimava il fabbisogno scoperto per il 2027 in 43,4 miliardi di dollari. E l'Unione europea aveva dichiarato fin da dicembre 2025 che il suo prestito da 90 miliardi di euro avrebbe coperto solo due terzi delle necessità ucraine per il biennio.
Come funziona il prestito europeo
A dicembre 2025 i leader europei non hanno trovato l'accordo per usare direttamente i beni russi congelati. Hanno scelto un'altra strada: un prestito da 90 miliardi di euro per il 2026 e il 2027, finanziato con debito comune dell'Unione e garantito dal bilancio europeo. Vi partecipano 24 Stati: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca si sono chiamate fuori.
Due terzi della somma, 60 miliardi, vanno alla difesa; un terzo, 30 miliardi, al funzionamento dello Stato. I versamenti sono condizionati: se Kiev arretra sulla lotta alla corruzione, i pagamenti si sospendono.
Il punto decisivo è la clausola di rimborso. L'Ucraina restituirà il capitale solo quando la Russia avrà pagato le riparazioni di guerra. Se Mosca non paga, l'Ucraina non è tenuta a restituire nulla, e l'Unione si riserva il diritto di usare i beni russi immobilizzati per rimborsare sé stessa. Nel frattempo gli interessi li paga il bilancio europeo: la Commissione li stima in circa 1 miliardo di euro nel 2027 e circa 3 miliardi l'anno dal 2028.
Questo non è l'unico credito europeo verso Kiev. Ci sono i prestiti di emergenza del 2022 (7,2 miliardi), il programma MFA+ del 2023 (18 miliardi, da rimborsare in 35 anni a partire dal 2033) e la parte a prestito dello Ukraine Facility (33 miliardi, rimborsi tra il 2034 e il 2061). Questi sono prestiti ordinari: l'Ucraina deve restituirli comunque, mentre gli interessi sono a carico dell'Unione. Ci sono infine 18,1 miliardi versati nel 2025 nell'ambito del piano del G7, che però vengono rimborsati con i proventi generati dai beni russi immobilizzati, non con denaro dei contribuenti.
Quanto tocca a ciascun europeo
Proviamo a fare il conto nel modo più onesto possibile, dichiarando le ipotesi. La popolazione dell'Unione al 1° gennaio 2026 è di 452 milioni di persone secondo Eurostat; quella dei 24 Stati che partecipano al prestito da 90 miliardi è di circa 426 milioni.
Con il pagamento del 18 settembre, la Commissione ha versato quasi 15 miliardi nel 2026: sono circa 35 euro a persona. Il prestito da 90 miliardi, a regime alla fine del 2027, vale circa 211 euro a persona. Il costo certo, cioè gli interessi, sarà di circa 7 euro a persona ogni anno dal 2028, pagati in ogni caso e senza una data di fine. Tutti i prestiti europei all'Ucraina insieme, escluso il piano del G7, arrivano a circa 340 euro a persona: è il tetto dell'esposizione, nel caso in cui l'Ucraina non restituisse nulla.
C'è un altro numero che circola e va tenuto separato. Dall'inizio dell'invasione, l'Unione e i suoi Stati membri hanno fornito in tutto 216,7 miliardi di euro di assistenza, compresi aiuti militari e sostegno ai rifugiati. Sono circa 480 euro a persona, ma sono in gran parte spese già sostenute a fondo perduto, non un debito da recuperare.
Una precisazione importante: il capitale del prestito da 90 miliardi non si trasforma automaticamente in tasse. Se la Russia non paga, la Commissione è pronta a rinnovare il debito nel tempo. Il costo sicuro, per ora, sono gli interessi.
La corruzione: cosa è documentato e cosa no
La corruzione ai vertici del potere ucraino è reale. Il 10 novembre 2025 l'Ufficio nazionale anticorruzione (NABU) e la procura specializzata (SAPO) hanno reso pubblico lo schema chiamato «Operazione Midas»: tangenti del 10-15% imposte ai fornitori di Energoatom, l'azienda nucleare di Stato, per almeno 100 milioni di dollari. Al centro, secondo gli inquirenti, c'è Timur Mindich, comproprietario della società di produzione fondata da Zelensky prima della presidenza. Lo scandalo ha portato al licenziamento di due ministri e alle dimissioni del capo di gabinetto del presidente, Andriy Yermak. L'ex ministro dell'energia German Halushchenko è stato fermato a febbraio 2026 mentre cercava di lasciare il paese. Altri casi hanno toccato il parlamento: cinque deputati del partito di governo sono stati incriminati per voti comprati, e Yulia Tymoshenko per aver offerto tangenti a colleghi.
Ma questi casi riguardano tangenti su contratti di aziende e istituzioni statali ucraine. Ad oggi nessuna indagine ha collegato il buco da 27 miliardi, o i fondi del prestito europeo, a sottrazioni di denaro. La formula «fondi spariti», che circola molto, non ha oggi un appoggio documentale. Quello che c'è è un fabbisogno non ancora spiegato fino in fondo, sotto verifica europea.
C'è anche un rovescio della medaglia. Tutti questi casi sono emersi perché le agenzie anticorruzione funzionano. Nel luglio 2025 il parlamento aveva approvato una legge che ne limitava l'indipendenza; dopo le prime proteste di massa dall'inizio dell'invasione, il 31 luglio l'ha ritirata.
Commento giuridico
Nell'Unione restano immobilizzati circa 210 miliardi di euro della banca centrale russa, in gran parte presso Euroclear, in Belgio. Usarli direttamente è la tentazione ricorrente. Ci sono però due regole del diritto internazionale che si scontrano.
La prima è a favore dell'Ucraina. L'aggressione armata è vietata dalla Carta delle Nazioni Unite (art. 2, par. 4), e lo Stato responsabile di un illecito internazionale è obbligato a riparare integralmente il danno causato: è la base del non riconoscimento della condotta russa che questo sito sostiene. Con la risoluzione ES-11/5 del 14 novembre 2022 l'Assemblea generale dell'ONU ha raccomandato la creazione di un registro dei danni, istituito nel 2023 presso il Consiglio d'Europa. Il 16 dicembre 2025 all'Aia è stata aperta alla firma la Convenzione che istituisce una Commissione internazionale per i risarcimenti: al 15 settembre 2026 l'hanno firmata 40 paesi e ratificata nove, più l'Unione europea. Per entrare in vigore servono 25 ratifiche.
La seconda regola protegge la Russia. I beni delle banche centrali godono di una protezione particolarmente forte dalle misure esecutive di altri Stati. E le contromisure che uno Stato può adottare contro un altro che ha violato il diritto internazionale devono essere, per regola generale, temporanee e reversibili: servono a indurre l'autore dell'illecito a cessare e riparare, non a punirlo in via definitiva. Congelare è reversibile. Confiscare no.
È questa tensione che spiega la forma del prestito da 90 miliardi: usare i beni russi come garanzia di fatto, senza confiscarli.
Chi teme che il trattamento dei beni russi spinga le banche centrali del resto del mondo a fidarsi meno dell'euro e del dollaro ha un dato concreto da osservare. Tra il 2022 e il 2024 gli acquisti netti di oro delle banche centrali hanno superato le mille tonnellate l'anno, più del doppio rispetto a prima. Secondo un'analisi della Banca centrale europea, una banca centrale su quattro cita le preoccupazioni legate alle sanzioni, o l'attesa di cambiamenti nel sistema monetario internazionale, tra i motivi per detenere oro. Non è una fuga improvvisa: è uno spostamento graduale, già in corso, e i BRICS condannano esplicitamente le misure coercitive unilaterali nella loro ultima dichiarazione.
Il test di simmetria
Un'aggressione pagata dall'aggressore è già successa. Dopo l'invasione del Kuwait, il Consiglio di sicurezza dell'ONU istituì nel 1991 una Commissione di compensazione alimentata da una quota dei proventi del petrolio iracheno. Furono presentate richieste per 352,5 miliardi di dollari; ne vennero riconosciuti 52,4 miliardi, circa il 15%. L'ultimo pagamento è arrivato il 13 gennaio 2022, trent'anni dopo. È il precedente che dimostra che il principio può funzionare. Ma funzionò perché il Consiglio di sicurezza poté agire, e oggi la Russia vi ha diritto di veto.
Anche i beni di una banca centrale sono già stati usati da uno Stato occidentale senza il consenso del governo che li rivendicava. Nel febbraio 2022 gli Stati Uniti hanno bloccato circa 7 miliardi di dollari della banca centrale afghana e ne hanno destinati 3,5 a un fondo con sede in Svizzera, a beneficio della popolazione, lasciando il resto conteso nei tribunali americani dalle famiglie delle vittime dell'11 settembre. La scala era molto più piccola, e il governo talebano non era riconosciuto. Ma dimostra che la regola dell'intangibilità dei beni delle banche centrali, quando conviene, si piega già.
Giudizio editoriale
Il prestito europeo viene presentato come un prestito. Nella sostanza è un trasferimento il cui rimborso dipende da un esito della guerra che nessuno oggi può garantire. Ci sono tre scenari, e di solito se ne dice ad alta voce uno solo.
Se vince la Russia, le riparazioni non arriveranno mai e l'Ucraina non restituirà nulla. Il conto resterà agli europei.
Se la Russia perde, le riparazioni potranno arrivare per una via negoziata, come per l'Iraq, oppure con l'uso dei beni congelati. Ma usarli senza un accordo significherebbe piegare una delle regole su cui si regge proprio quell'ordine internazionale che l'Europa dice di difendere, mentre altri, come abbiamo scritto pochi giorni fa, dichiarano apertamente di mettere i propri interessi prima di quell'ordine. È una contraddizione reale, anche se una parte della dottrina sostiene che un'aggressione, violando norme che tutelano l'intera comunità internazionale, giustifichi contromisure collettive più ampie.
Lo scenario più probabile, però, è il terzo: uno stallo. Nessuna vittoria, nessuna sconfitta, un conflitto congelato. I beni russi restano immobilizzati a tempo indeterminato, il prestito viene rinnovato, e i contribuenti europei continuano a pagarne gli interessi senza una data di fine. È lo scenario per cui questo prestito sembra disegnato: rinvia le decisioni invece di prenderle.
Nessuna di queste strade è gratuita. Ma nascondere il conto dietro la parola «prestito» non aiuta i cittadini a decidere se vale la pena pagarlo, e decisioni di questa portata, come abbiamo già osservato sull'invio di truppe, hanno bisogno di un mandato informato, non di formule che lo aggirano.
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Fonti: Consilium — Ukraine Support Loan (4/2/2026) · European Parliament (2/2026) · European Commission (18/9/2026) · Consilium — EU financial assistance to Ukraine · European Commission — MFA+ · European Commission — MFA+ 2023 (19/12/2022) · Consilium — Ukraine Facility · VoxUkraine — Ukraine Facility · European Commission — G7 ERA (13/11/2025) · Euronews (20/12/2025) · RBC-Ukraine (27/4/2026) · Eurostat (10/7/2026) · Kyiv Post (9/2026) · UNN (9/2026) · EUalive (9/2026) · Interfax-Ukraine (9/2026) · Hromadske / New York Times (9/2026) · Femida (9/2026) · European Pravda via Yahoo Finance (9/2026) · Brookings — Operation Midas · NABU — 2026 report · Euronews (15/2/2026) · Kyiv Independent (4/2026) · UN — A/RES/ES-11/5 (14/11/2022) · Estonian MFA — Claims Commission (16/12/2025) · Ukrinform — ratifications (9/2026) · ILC — Articles on State Responsibility, 2001 · ECB — gold and geopolitics (6/2025) · Amundi Research Center (10/2025) · UN Security Council — UNCC (2/2022) · Congressional Research Service — Afghan reserves · American Journal of International Law (1/2023)
Nota di verifica: le cifre per persona sono calcoli di questo sito su dati della Commissione europea e di Eurostat (1° gennaio 2026); la popolazione dei 24 Stati partecipanti al prestito è una stima. Dati aggiornati al 28 settembre 2026: la stima del fabbisogno ucraino per il 2026 da parte della Commissione e del FMI è ancora in corso.