ANALISI

Camerun, un anno dopo il voto: i manifestanti davanti al tribunale militare, chi ha sparato davanti a nessuno

20 ottobre 2026 — Yaoundé / Bamenda

In sintesi

Il contesto

A luglio abbiamo raccontato la denuncia presentata a Parigi dall'oppositore Issa Tchiroma Bakary contro il presidente Paul Biya (Camerun: la repressione elettorale finisce in un tribunale di Parigi). È passato un anno dal voto, e questo pezzo guarda a che cosa è successo dopo: a chi è stato processato, a chi no, e alla guerra che continua nelle regioni anglofone.

Il 12 ottobre 2025 il Camerun ha votato per il presidente. Il 27 ottobre il Consiglio costituzionale ha proclamato Paul Biya, 92 anni, vincitore con il 53,66%, contro il 35,19% di Tchiroma; ha votato meno di un elettore su due (Hespress). Tchiroma si è proclamato vincitore e ha lasciato il Paese. Le proteste che sono seguite sono state represse.

Il fatto

Le proteste e i morti. Il 30 ottobre 2025 l'Ufficio ONU per i diritti umani si è detto allarmato per le notizie di persone uccise durante le proteste. Ha chiesto alle forze di sicurezza di non usare la forza letale e inchieste rapide e imparziali su tutte le violenze legate al voto (OHCHR, via GlobalSecurity). Secondo Human Rights Watch, le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni e proiettili veri; i morti sarebbero tra 48 e 55, e gli avvocati stimavano fino a 2.000 arresti. HRW ricorda anche che alcune proteste sono diventate violente, con blocchi stradali ed edifici saccheggiati (JURIST).

Le cifre che non coincidono. Il governo parla di 16 morti e più di 800 fermi. Una coalizione di una trentina di associazioni camerunesi guidata dalla ONG Un Monde Avenir ha presentato a maggio 2026, alla Commissione africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, un bilancio di 706 morti, 40 esecuzioni sommarie e 1.494 arresti arbitrari. Il metodo non è stato reso pubblico, e la stessa ONG ammette di non aver potuto accedere agli ospedali (Camer.be, via allAfrica). Tra 16 e 706 la distanza è enorme, ed è proprio quello che un'inchiesta indipendente dovrebbe chiarire.

Chi è stato processato. L'8 ottobre 2026 il tribunale militare di Yaoundé ha giudicato 66 persone arrestate dopo il voto e le ha condannate tutte per diffusione di notizie false, ribellione, assembramento e mancanza della carta d'identità. Le pene vanno da sei mesi con la condizionale a quindici mesi di carcere; gli ultimi dovrebbero uscire a febbraio. Un altro centinaio di detenuti seguiti dallo stesso collegio di difesa aspetta il processo (RFI, via allAfrica).

Chi non è stato processato. Per i morti delle proteste non risulta nessun processo. Anicet Ekane, 74 anni, leader del partito d'opposizione Manidem, è morto il 1° dicembre 2025 nel centro medico della gendarmeria di Yaoundé, dove era detenuto dal 24 ottobre senza essere stato portato davanti a un giudice. La famiglia sostiene che gli era stato tolto il concentratore di ossigeno di cui aveva bisogno. Il ministero della Difesa sostiene che soffriva di malattie croniche e che era curato in modo adeguato. Il governo ha annunciato un'inchiesta; la famiglia ha chiesto una commissione indipendente e, a gennaio, non aveva avuto risposta (Camer.be).

La denuncia di Parigi. Le due denunce presentate da Tchiroma a giugno davanti al tribunale di Parigi, in base alla giurisdizione universale, non hanno avuto risposte pubbliche. Ad agosto un'associazione della diaspora ha inviato alla procura un memorandum per sollecitarne l'esame; non risulta l'apertura di un'indagine (Camer.be, via allAfrica).

La guerra nelle regioni anglofone. Dal 2016 nel Nord-Ovest e nel Sud-Ovest l'esercito combatte gruppi armati che vogliono l'indipendenza delle due regioni di lingua inglese, che chiamano Ambazonia. I morti sono più di 6.500, gli sfollati interni almeno 334.000, i rifugiati in Nigeria più di 76.000 (Global Centre for the Responsibility to Protect). Il 14 gennaio 2026, a Gidado, nel dipartimento di Donga-Mantung, combattenti indicati dalle autorità come separatisti hanno ucciso 14 civili della comunità pastorale mbororo, quasi tutti donne e bambini, secondo il governatore della regione (Journal du Cameroun). Dal 7 settembre 2026 i separatisti hanno imposto un blocco di una settimana per impedire l'apertura dell'anno scolastico, minacciando di uccidere chi usciva di casa (IANS/Xinhua, via NewKerala).

L'attenzione. Nel giugno 2026 il Consiglio norvegese per i rifugiati ha inserito di nuovo il Camerun tra le dieci crisi di sfollamento più trascurate del mondo; l'anno prima era al primo posto (Euronews). Dal 2019 il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha dedicato al Camerun una sola riunione, informale, sulla situazione umanitaria.

Commento giuridico

I civili davanti ai giudici militari. Il Camerun è parte del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che garantisce un processo equo davanti a un tribunale indipendente e imparziale (art. 14). Il Comitato ONU che controlla il Patto ha scritto che i processi di civili davanti a tribunali militari devono essere un'eccezione, ammessa solo quando lo Stato dimostra che i tribunali ordinari non possono occuparsene. Il Relatore speciale ONU sull'indipendenza dei giudici è andato oltre: di norma la giurisdizione militare sui civili non è compatibile con una giustizia equa e indipendente (ONU, A/HRC/14/26/Add.1). Un manifestante accusato di aver diffuso notizie false o di non avere la carta d'identità non ha niente di militare.

Perché proprio un tribunale militare. In Camerun la strada è aperta dalla legge. Il codice di giustizia militare del 2017 (legge n. 2017/012) dice all'articolo 8 che il tribunale militare è «il solo competente» per i reati di terrorismo e per quelli «relativi alla sicurezza dello Stato», e per «tutti i reati connessi» (legge n. 2017/012, UNODC). L'ultima formula è la chiave: un'accusa di notizie false o di assembramento, se collegata a un'accusa contro la sicurezza dello Stato, finisce davanti ai giudici militari. L'articolo 4 permette poi al tribunale militare di Yaoundé di giudicare su tutto il Paese in caso di «minaccia grave all'ordine pubblico». Dopo il voto, gli avvocati hanno detto a Human Rights Watch che gli arrestati erano accusati anche di «ostilità contro la patria», «insurrezione» e «ribellione», reati che in alcuni casi prevedono la pena di morte (HRW, 12/11/2025). A gennaio 142 accusati sono stati processati per direttissima davanti allo stesso tribunale; le condanne di ottobre sono arrivate per accuse molto più leggere. Non è la prima volta: nel 2020, 36 manifestanti dell'opposizione furono condannati da un tribunale militare a pene da cinque a sette anni (Amnesty International, 2025), e l'American Bar Association ricorda che la legge antiterrorismo del 2014 è usata per portare davanti ai giudici militari difensori dei diritti umani e giornalisti (ABA, 2024).

L'obbligo di indagare. Quando agenti dello Stato uccidono durante una protesta, o una persona muore mentre è sotto la custodia dello Stato, lo Stato ha l'obbligo di aprire un'inchiesta rapida, indipendente ed efficace: discende dal diritto alla vita (art. 6 del Patto). Nel caso di Ekane l'obbligo è più stringente, perché era detenuto senza un giudice e lo Stato era responsabile della sua salute. Un'inchiesta affidata alla stessa gendarmeria che lo custodiva non è indipendente.

La guerra. Il conflitto nelle regioni anglofone è un conflitto armato non internazionale: per entrambe le parti vale l'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra, che vieta di uccidere civili, di prendere ostaggi e di colpire chi non combatte. Il massacro di Gidado e le minacce a chi esce di casa durante il blocco rientrano in questi divieti, così come la distruzione di villaggi attribuita all'esercito negli anni passati.

Test di simmetria

Il nostro giudizio

Questa sezione esprime la posizione del sito. È separata dai fatti esposti sopra.

Un anno dopo il voto, in Camerun la giustizia ha funzionato in una sola direzione. I manifestanti sono stati giudicati da militari, per accuse come le notizie false e l'assembramento. Chi ha sparato su di loro non risulta giudicato da nessuno. E la morte in custodia di un oppositore di 74 anni è affidata all'inchiesta di chi lo custodiva.

Il Camerun non fa notizia perché non sembra cambiare: lo stesso presidente da quarantaquattro anni, la stessa guerra da dieci, gli stessi blocchi a ogni settembre. Ma l'immobilità non è neutra. Dove non ci sono processi, le cifre restano lontane, da 16 a 706, ciascuno crede alle sue e nessuno può smentire nessuno. E dove il Consiglio di sicurezza non si riunisce, una guerra che ha fatto migliaia di morti continua a non esistere per il resto del mondo.

Cosa seguire

Fonti: Hespress · OHCHR, via GlobalSecurity · JURIST · Camer.be, via allAfrica · RFI, via allAfrica · Camer.be · Camer.be, via allAfrica · Global Centre for the Responsibility to Protect · Journal du Cameroun · IANS/Xinhua, via NewKerala · Euronews · ONU, A/HRC/14/26/Add.1 · legge n. 2017/012, UNODC · HRW, 12/11/2025 · Amnesty International, 2025 · ABA, 2024

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