ANALISI

Minab, la scuola che nessuno ha controllato

7 ottobre 2026 — Iran

Serie «Intelligenza artificiale» · 2 di 6

Nota di trasparenza: questo pezzo è stato preparato con l'assistenza di Claude, il modello di intelligenza artificiale di Anthropic. Secondo il Washington Post, Claude era integrato nel sistema militare di cui si parla qui sotto.

In sintesi

Era sabato mattina, e in Iran il sabato è giorno di scuola. Poco dopo le dieci, nelle prime ore dei bombardamenti americani e israeliani sull'Iran, un missile da crociera ha colpito la scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, una città della provincia di Hormozgan, vicino allo Stretto di Hormuz. Al piano superiore studiavano le bambine, al piano inferiore i bambini. Molti di loro avevano fra i sette e i dodici anni. Questo pezzo ricostruisce come un missile guidato con precisione sia finito su una scuola che, da anni, chiunque poteva vedere sulle immagini satellitari, sul sito internet dell'istituto e sui suoi profili social. Ed è la storia di che cosa succede quando la scelta dei bersagli diventa più veloce del controllo.

Il fatto

Il 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran (la guerra, raccontata qui). Verso le 10:45 ora locale, secondo le autorità iraniane, la scuola di Minab è stata colpita. Il bilancio varia a seconda delle fonti: le autorità iraniane, riprese da Amnesty International, parlano di 168 morti, fra cui almeno 110 bambini; Human Rights Watch di almeno 175. La Missione d'inchiesta dell'ONU sull'Iran indica più di 150 morti, circa 120 bambini (Amnesty, 16 marzo; HRW, 20 aprile; OHCHR, 17 settembre). Secondo un'analisi pubblicata da Just Security, è il bilancio più alto di un singolo attacco americano contro civili dal 1991 (Just Security).

Accanto alla scuola c'era una base navale dei Guardiani della rivoluzione. Le immagini satellitari mostrano che fino al 2013 l'edificio era dentro il recinto militare; entro il 2016 un muro lo aveva separato, e negli anni successivi erano comparsi i segni di un campo giochi e le pareti dipinte (Just Security).

Il 7 marzo il presidente Trump ha attribuito l'attacco all'Iran, dicendo che le sue munizioni sono molto imprecise. Un video verificato dal gruppo di ricerca Bellingcat e un'analisi del New York Times hanno indicato invece un Tomahawk americano, un missile che l'Iran non possiede (PolitiFact). Due giorni dopo Trump ha detto che avrebbe accettato qualunque esito dell'inchiesta. L'11 marzo i primi risultati interni del Pentagono, riferiti dalla stampa americana, attribuivano l'attacco agli Stati Uniti e a informazioni d'intelligence superate. Il 13 marzo il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato un'inchiesta amministrativa, affidata a un generale esterno al Comando centrale.

La catena degli errori

L'inchiesta del Pentagono non è stata pubblicata. A settembre Bloomberg ne ha riferito i risultati sulla base di funzionari che vi hanno partecipato: non un errore singolo, ma una serie di errori evitabili (Bloomberg; in versione libera Gizmodo). Gli anelli sono quattro.

I dati. La banca dati principale dell'intelligence militare classificava ancora il sito come una struttura dei Guardiani della rivoluzione. Nel 2019 un analista aveva notato i cambiamenti, ma la sua osservazione era finita in un sistema non collegato alla banca dati usata per i bersagli. A luglio CNN aveva rivelato che i sistemi d'intelligence avevano anche segnalato che le informazioni su quel bersaglio erano vecchie, e che l'avviso era stato ignorato (CNN, 7 luglio).

La macchina. I bersagli della campagna passavano dal Maven Smart System, la piattaforma costruita per il Pentagono da Palantir, un'azienda americana di analisi dei dati nata nel 2003, che lavora soprattutto per governi, eserciti e servizi d'intelligence. Il Pentagono le ha affidato Maven nel 2024 con un contratto da 480 milioni di dollari, salito nel 2025 a circa 1,3 miliardi; secondo il Pentagono, lo usano più di 20.000 militari (DefenseScoop). Maven fonde immagini satellitari, dati radar, comunicazioni intercettate e altre fonti e propone obiettivi. Secondo il Washington Post, Maven funzionava con Claude, il modello di Anthropic. Nelle prime 24 ore di guerra ha proposto centinaia di obiettivi, li ha ordinati per importanza e ne ha fornito le coordinate (Responsible Statecraft, che riprende il Washington Post). Secondo il responsabile dell'IA del Pentagono, Cameron Stanley, nei 38 giorni della campagna Maven è servito a colpire 13.000 obiettivi. Stanley ha detto anche che nelle settimane di guerra l'uso di Maven è esploso, e che resta sempre un essere umano ad analizzare la situazione e ad applicare il contesto e le regole (Breaking Defense). Secondo l'inchiesta riferita da Bloomberg, il personale del Comando centrale si era affidato troppo a Maven: alcuni si aspettavano che il sistema segnalasse da solo i dati superati, cosa per cui non era progettato. Maven aveva ridotto il lavoro di scelta degli obiettivi da ore a minuti. Palantir sostiene di non rispondere della qualità dei dati e che nulla prova che il suo software abbia causato l'errore. Nessuna fonte pubblica dice quale parte di Maven, Claude compreso, abbia indicato la scuola: l'inchiesta riferita da Bloomberg non lo distingue. Il capo di Anthropic, Dario Amodei, ha detto a giugno di non sapere esattamente come siano stati usati i suoi modelli. Ha però sostenuto che il principio dell'azienda sia stato rispettato, perché la decisione finale l'ha presa una persona (The Next Web, che riprende Bloomberg). Il 27 febbraio, il giorno prima dell'attacco, il presidente Trump aveva ordinato alle agenzie federali di smettere di usare i prodotti di Anthropic entro sei mesi. L'azienda aveva rifiutato che i suoi modelli fossero usati per armi completamente autonome e per la sorveglianza di massa dei cittadini americani (TechCrunch). Il giorno dopo, Claude lavorava ancora dentro Maven.

Le persone. Fra il 2025 e il 2026 il Pentagono ha ridotto drasticamente le strutture che dovevano valutare e prevenire i danni ai civili. Il centro di eccellenza per la protezione dei civili è passato da 40 a 9 persone; al Comando centrale la squadra incaricata è scesa da dieci persone a una (The Intercept). A maggio l'ispettore generale del Dipartimento ha definito questi sforzi «in gran parte inattivi». Secondo l'inchiesta riferita da Bloomberg, nessuno specialista ha esaminato il sito di Minab prima dell'attacco.

Il tempo. Secondo il Washington Post, nelle prime 24 ore di guerra gli Stati Uniti hanno colpito più di mille obiettivi (Responsible Statecraft).

Alcuni ex ufficiali hanno sostenuto che la colpa è degli esseri umani, non dell'intelligenza artificiale, perché i dati sbagliati li avevano inseriti e non aggiornati persone. Le due cose non si escludono.

Chi indaga

Lettura giuridica

1. Nel dubbio, una scuola è civile. Il diritto internazionale umanitario vieta di attaccare i civili e gli oggetti civili (I Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra, articoli 48 e 52). Nel dubbio, un edificio normalmente civile, come una scuola, va considerato non usato per scopi militari (articolo 52, paragrafo 3). Dal 2023 anche il manuale del diritto di guerra del Pentagono riconosce questa presunzione come diritto consuetudinario (Lieber Institute). Una scuola non perde la sua protezione perché un tempo era dentro una base.

2. Verificare è un obbligo, non una cortesia. Chi attacca deve fare tutto ciò che è praticamente possibile per verificare che l'obiettivo sia militare (articolo 57). Gli Stati Uniti non hanno ratificato il I Protocollo, ma questa regola è considerata diritto consuetudinario, e quindi li vincola comunque; lo riconosce lo stesso manuale del diritto di guerra del Pentagono. A Minab le informazioni per verificare esistevano: le immagini satellitari, l'osservazione di un analista nel 2019, il sito internet della scuola, l'avviso che i dati erano superati. Che non siano arrivate a chi decideva, secondo la Missione ONU, non attenua l'obbligo.

3. Errore, negligenza o crimine? Qui gli esperti non sono d'accordo, ed è giusto dirlo. Per la Missione ONU il comportamento è andato oltre la negligenza ed è stato sconsiderato: la consapevolezza di un rischio sostanziale basta, secondo una parte della giurisprudenza internazionale, a fondare un crimine di guerra. Human Rights Watch segue la stessa linea. Un'analisi pubblicata da Just Security ritiene invece improbabile una condanna per crimine di guerra secondo lo Statuto di Roma, che richiede l'intenzione. Indica come strada più realistica il codice penale militare americano, che punisce l'inosservanza dei doveri di servizio, anche per semplice negligenza (articolo 92). Su un punto però le tre letture convergono: le precauzioni dovute non sono state prese.

4. La responsabilità non si trasferisce alla macchina. Nel 2019 gli Stati parte della Convenzione ONU su certe armi convenzionali, Stati Uniti compresi, hanno riconosciuto per consenso un principio, non vincolante e nato per le armi autonome, ma la cui logica vale anche per un sistema come Maven: la responsabilità umana per le decisioni sull'uso delle armi va mantenuta, perché non può essere trasferita alle macchine (Principi guida). Davanti al diritto, «si è sbagliato il sistema» non è una risposta: lo Stato risponde degli atti delle proprie forze armate, qualunque strumento abbiano usato, e deve riparare il danno (Articoli della Commissione del diritto internazionale sulla responsabilità degli Stati, articoli 4 e 31).

5. Chi può giudicare. Né gli Stati Uniti né l'Iran sono parti dello Statuto di Roma: l'Iran lo ha firmato nel 2000 ma non lo ha mai ratificato. La Corte penale internazionale potrebbe intervenire solo se l'Iran ne accettasse la giurisdizione con una dichiarazione apposita (articolo 12, paragrafo 3 dello Statuto), che però varrebbe anche per i crimini commessi da cittadini iraniani, compresa la repressione interna. Il Consiglio di sicurezza potrebbe deferire il caso alla Corte, ma gli Stati Uniti hanno il diritto di veto. Restano i tribunali nazionali: quelli militari americani e, secondo alcuni giuristi iraniani, quelli iraniani, sulla base delle Convenzioni di Ginevra ratificate nel 1957 (EJIL: Talk!).

Il test di simmetria

L'8 luglio 2024 un missile russo ha colpito l'ospedale pediatrico Okhmatdyt di Kiev. Il monitoraggio dell'ONU ha concluso che con alta probabilità si trattava di un colpo diretto di un missile da crociera russo, e la condanna internazionale è stata immediata e quasi unanime (Kyiv Independent). Su questo sito, nel manifesto sulla Russia, abbiamo applicato a Mosca le regole sulla protezione dei civili. A Minab le vittime sono di più, l'attribuzione è ammessa dalle stesse inchieste interne di chi ha sparato, e la risposta ufficiale è stata prima negare, poi indagare senza pubblicare. Lo standard non può dipendere da chi ha lanciato il missile.

La stessa regola vale in senso opposto. La Missione ONU che accusa gli Stati Uniti per Minab accusa anche il governo iraniano di crimini contro l'umanità per la repressione delle proteste del 2025-2026, con uccisioni, torture e almeno 29 esecuzioni fra marzo e agosto. Il suo mandato riguarda il territorio iraniano: non esamina gli attacchi iraniani contro Israele e gli Stati del Golfo, che abbiamo considerato illeciti nel pezzo sulla guerra. E Israele, che ha condotto la guerra con gli Stati Uniti, è accusato di usare da anni sistemi analoghi. Nell'aprile 2024 la rivista israeliana +972 e il sito Local Call hanno pubblicato le testimonianze di sei ufficiali dell'intelligence su un sistema chiamato Lavender. Secondo il loro racconto, nelle prime settimane della guerra a Gaza il sistema aveva segnalato circa 37.000 palestinesi come presunti militanti. L'errore stimato era di uno su dieci, e la verifica umana durava una ventina di secondi per nome (+972 Magazine). L'esercito israeliano ha negato: Lavender, ha detto, è una banca dati per incrociare fonti d'intelligence, e l'esercito non usa sistemi che identificano chi è un terrorista (Fortune). Il problema non è di un solo esercito. Le stesse regole valgono per il resto della campagna. Secondo Amnesty International, tre bombardamenti su quartieri residenziali di Teheran, fra l'1 e il 13 marzo, hanno ucciso almeno 41 civili; né Israele né gli Stati Uniti li hanno rivendicati, e Amnesty chiede di indagare se siano crimini di guerra (The Defense Post).

Giudizio editoriale

Quella che segue è la nostra valutazione, non un fatto.

Minab non è la storia di una macchina che ha deciso di uccidere dei bambini. È la storia di un sistema in cui ogni anello può indicare un altro anello. I dati erano vecchi, ma qualcuno li aveva segnalati. La macchina non era fatta per accorgersene, ma qualcuno pensava che lo facesse. La squadra che doveva controllare era stata ridotta a una persona, per una scelta politica. E il tempo, il primo giorno di una guerra con mille obiettivi, non c'era.

L'intelligenza artificiale non è la colpevole di Minab, e non deve diventarne l'alibi. Ha fatto ciò per cui è stata costruita: rendere più veloce la scelta dei bersagli. Il problema è che la velocità è stata aumentata e il controllo è stato tagliato, nello stesso momento e nello stesso Dipartimento. Le regole sulle precauzioni esistono perché la guerra è fatta di errori: chiedono di rallentare proprio dove una macchina permette di accelerare.

C'è infine una questione di fiducia. Un'inchiesta che arriva a conclusioni gravi e resta in un cassetto, un presidente che attribuisce l'attacco al nemico contro ogni evidenza, un rapporto dell'ONU respinto senza essere discusso: è così che l'impunità si costruisce, un passo dopo l'altro. Le famiglie di Minab hanno diritto di sapere chi ha preso quella decisione. Gli Stati Uniti hanno il dovere di dirlo.

Cosa seguire

Fonti: Amnesty, 16 marzo · HRW, 20 aprile · OHCHR, 17 settembre · Just Security · Just Security · PolitiFact · Bloomberg · Gizmodo · CNN, 7 luglio · DefenseScoop · Responsible Statecraft, che riprende il Washington Post · Breaking Defense · The Next Web, che riprende Bloomberg · TechCrunch · The Intercept · Senato USA · Senato USA · Time · Lieber Institute · Principi guida · EJIL: Talk! · Kyiv Independent · +972 Magazine · Fortune · The Defense Post

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