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Quattro sentenze della Corte Europea condannano Polonia, Romania, Lituania e Macedonia per aver ospitato le prigioni segrete della CIA — nessuno negli Stati Uniti ha mai risposto di quella tortura

15 luglio 2026 — Europa/Stati Uniti

«Il trattamento inflitto dal team di rendition della CIA era di gravità sufficiente a costituire tortura... con la premeditazione, "lo scopo essendo causare grave dolore o sofferenza per ottenere informazioni, infliggere una punizione o intimidire il ricorrente".» — Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, El-Masri v. Macedonia, 13 dicembre 2012

Il fatto: quattro casi, un solo programma

Tra il 2012 e il 2018, la Grande Camera e le sezioni della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) hanno emesso quattro sentenze che accertano, con dettaglio processuale, la complicità di altrettanti Stati europei nel programma di detenzione segreta e tortura della CIA nel decennio successivo all'11 settembre.

Il caso più clamoroso — persona sbagliata: Khaled El-Masri, cittadino tedesco scambiato per un membro di al-Qaeda per omonimia, fu arrestato al confine macedone il 31 dicembre 2003, tenuto incommunicado per 23 giorni in un hotel di Skopje, poi consegnato a una squadra di rendition della CIA all'aeroporto — dove fu violentemente aggredito, incappucciato e trasportato in Afghanistan nella prigione nota come "Salt Pit". Vi restò detenuto per circa quattro mesi, fino a quando la stessa CIA si rese conto dell'errore di persona. La Corte, il 13 dicembre 2012, ha stabilito all'unanimità che i fatti erano provati "oltre ogni ragionevole dubbio", qualificando la vicenda come sparizione forzata e tortura, con responsabilità diretta della Macedonia.

I siti in Polonia, Romania e Lituania: Abd al-Rahim al-Nashiri (sospettato per l'attentato alla USS Cole) e Abu Zubaydah (ritenuto un alto membro di al-Qaeda) sono stati detenuti in una struttura segreta della CIA in Polonia tra il 2002 e il 2003. La Corte, il 24 luglio 2014, ha stabilito che la Polonia ha violato gli articoli 3 (divieto di tortura), 5 (libertà personale), 6 (equo processo), 8 (vita privata) e 13 (diritto a un rimedio effettivo) della Convenzione Europea, condannandola a versare 100.000 euro a ciascuno dei due. Nel 2018 la Corte ha emesso sentenze quasi identiche contro la Romania (dove al-Nashiri fu detenuto dal 2004 al 2005) e la Lituania (dove Abu Zubaydah fu detenuto dal 2005 al 2006), condannandole rispettivamente a versare 100.000 euro e 100.000 euro più 30.000 di spese.

Il dettaglio più inquietante: prima di arrivare in Polonia, Abu Zubaydah era stato detenuto in un sito nero della CIA in Thailandia nel 2002, dove — secondo quanto accertato — fu sottoposto a waterboarding. Quella struttura era diretta da Gina Haspel, che nel 2018 è stata nominata direttrice della CIA — la stessa istituzione che aveva gestito il programma di tortura.

Commento giuridico

Le sentenze CEDU accertano violazioni dirette dell'articolo 3 della Convenzione Europea (divieto assoluto di tortura, non derogabile in nessuna circostanza) e della Convenzione ONU contro la tortura (CAT). In tutti e quattro i casi, la Corte ha stabilito che gli Stati ospitanti sapevano — o avrebbero dovuto sapere — a cosa sarebbero stati sottoposti i detenuti, rendendoli direttamente responsabili per la tortura subita sul proprio territorio, non solo per la mera ospitalità logistica.

Implicazioni — test di simmetria

Questo sito ha già documentato, per Iran (Yemen: 73 dipendenti ONU ancora detenuti arbitrariamente dagli Houthi, mentre Hodeidah torna a sanguinare), Russia (Mali: l'esercito e i mercenari russi dell'Africa Corps compongono un cadavere a forma di svastica dopo aver ucciso quattro civili), Israele (Israele ha permesso e incoraggiato i finanziamenti del Qatar ad Hamas per anni — un mese prima del 7 ottobre ne ha chiesto di più) e Stati Uniti (Gli Stati Uniti hanno armato la ribellione siriana per cinque anni, poi hanno chiuso il programma come regalo a Putin), come il calcolo geopolitico prevalga sistematicamente sulla valutazione delle conseguenze reali. Qui il pattern si applica alla tortura diretta, non a un proxy armato: gli Stati Uniti hanno gestito un programma di tortura sistematica, quattro governi europei — non regimi comunemente bersaglio delle accuse di questo sito, ma democrazie occidentali — vi hanno attivamente collaborato, e la responsabile di uno dei siti più duri è stata promossa al vertice della stessa agenzia. Nessun funzionario CIA è mai stato processato negli Stati Uniti per questi fatti; la responsabilità accertata dai tribunali ricade finora solo sugli Stati europei che hanno ospitato i siti, non su chi materialmente ha ordinato e praticato la tortura.

Fonti: HUDOC — Corte Europea dei Diritti dell'Uomo · Open Society Justice Initiative · Human Rights Watch · BBC · Lieber Institute, West Point

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