NOTIZIA
Israele ha permesso e incoraggiato i finanziamenti del Qatar ad Hamas per anni — un mese prima del 7 ottobre ne ha chiesto di più
15 luglio 2026 — Israele/Gaza
Il meccanismo: come funzionava, materialmente
Dal 2018 al 7 ottobre 2023, il Qatar ha trasferito a Gaza fondi in contanti — fisicamente, dentro valigette, attraverso il valico israeliano di Erez — con il picco intorno ai 30-35 milioni di dollari al mese. Il primo carico, 15 milioni di dollari, arrivò nel novembre 2018. Il Qatar stesso, secondo quanto riportato da fonti israeliane, richiese che Netanyahu mettesse per iscritto le proprie richieste di finanziamento — prevedendo che in futuro potesse negare di averle autorizzate. Non lo fece: la riunione del gabinetto di sicurezza israeliano che approvò il meccanismo, nell'agosto 2018, è documentata, così come il sostegno trasversale mantenuto negli anni da IDF, intelligence militare, Shin Bet, Mossad e Consiglio di sicurezza nazionale.
La logica strategica: perché, non solo come
Netanyahu ha giustificato pubblicamente l'operazione come necessità umanitaria — "prevenire un disastro a Gaza". Ma la sua stessa dichiarazione del marzo 2019 a una riunione di partito rivela un calcolo diverso: mantenere Gaza sotto Hamas e la Cisgiordania sotto l'Autorità Palestinese di Fatah avrebbe impedito qualunque movimento nazionale palestinese unificato — e quindi qualunque concreta possibilità di uno Stato palestinese. Il generale di riserva israeliano Shlomo Brom ha sintetizzato la logica così: "Un modo efficace per prevenire una soluzione a due Stati è dividere la Striscia di Gaza dalla Cisgiordania." La scelta ebbe un'origine precisa: dopo la guerra di Gaza del 2014, Netanyahu rifiutò un'offerta saudita di ricostruire la Striscia rimuovendo Hamas e sostituendolo con l'Autorità Palestinese — un accordo che avrebbe normalizzato i rapporti con Riyadh — optando invece per il canale di finanziamento qatariota, nonostante gli avvertimenti ripetuti del Mossad.
Come il denaro è arrivato alle armi: il meccanismo della fungibilità
Tra il 2012 e il 2018 il Qatar ha immesso a Gaza circa 1,1 miliardi di dollari, ufficialmente destinati a stipendi statali, carburante e aiuti umanitari. Nessuno sostiene che quei fondi siano stati versati direttamente all'ala militare di Hamas — ma, come ha spiegato al New York Times un ex analista senior della CIA, "il denaro è fungibile: qualunque cosa Hamas non abbia dovuto pagare dal proprio bilancio ha liberato fondi propri per altro". È lo stesso principio per cui finanziare le spese civili di un'organizzazione le permette di dirottare le proprie risorse verso ciò che quel finanziamento esterno non copre — in questo caso, secondo un'indagine dello Shin Bet pubblicata a marzo, la rete di tunnel e l'arsenale usati il 7 ottobre 2023.
Il tentativo di insabbiare le responsabilità
Nel giugno 2022 il capo del Mossad, Yossi Cohen, definì pubblicamente il canale qatariota "una benedizione". Un mese prima del 7 ottobre, a settembre 2023, funzionari israeliani incontrarono l'inviato del Qatar a Gaza, Mohammed al-Emadi, per chiedere non una riduzione ma un aumento dei trasferimenti. Dopo l'attacco, Netanyahu ha bloccato la formazione di una commissione statale d'inchiesta sui fallimenti dell'apparato politico-securitario che lo hanno reso possibile, ed ha rimosso il capo dello Shin Bet Ronen Bar, che quella commissione l'aveva richiesta — rimozione che la Corte Suprema israeliana ha giudicato "ingiusta e illegittima".
Commento giuridico
Questo episodio non configura un'unica violazione isolata di un trattato specifico, ma rientra nell'obbligo generale degli Stati di prevenire il finanziamento di organizzazioni terroristiche, sancito dalla Risoluzione 1373 del Consiglio di Sicurezza ONU (2001). Qui l'obbligo non è stato violato per negligenza, ma consapevolmente sospeso per calcolo politico — secondo l'ammissione diretta dello stesso premier israeliano, non secondo una ricostruzione esterna.
Implicazioni — test di simmetria
Questo sito ha già condannato, senza eccezioni, il finanziamento di attori armati non statali quando quei finanziamenti si sono ritorti contro gli sponsor stessi o contro civili terzi. In Yemen: 73 dipendenti ONU ancora detenuti arbitrariamente dagli Houthi, mentre Hodeidah torna a sanguinare, abbiamo documentato come l'Iran, attraverso gli Houthi, sostenga un proxy che agisce ormai secondo una propria agenda autonoma — attacchi al naviglio commerciale, missili contro Israele — ben oltre il mandato originario di Teheran. In Mali: l'esercito e i mercenari russi dell'Africa Corps compongono un cadavere a forma di svastica dopo aver ucciso quattro civili, abbiamo mostrato come la Russia utilizzi un attore paramilitare — l'ex Wagner — che commette violazioni sistematiche senza che Mosca ne risponda direttamente.
Lo stesso standard si applica qui. Il fatto che le vittime ultime del 7 ottobre siano stati cittadini israeliani non esime Israele dall'aver scelto, consapevolmente e per calcolo politico dichiarato, di alimentare finanziariamente l'organizzazione che ha poi commesso la strage — né dall'aver tentato, successivamente, di ostacolare l'accertamento delle proprie responsabilità politiche in merito. Una nota di onestà metodologica: la storia della sponsorizzazione USA di proxy che si sono poi rivoltati contro gli sponsor stessi (dai mujahideen afghani in poi) meriterebbe lo stesso trattamento — un pezzo a sé, con fatti verificati uno per uno, non ancora pubblicato su questo sito.
Fonti: The Times of Israel · The Times of Israel · CNN · Seattle Times · Haaretz · The Jerusalem Post · TIME · +972 Magazine