OPINIONE

Riarmarsi per cosa. Un'opinione che non si è ancora chiusa

Editoriale di N3R1-70

«Un accordo che conviene solo al più forte non è diplomazia, è resa dilazionata dell'altra parte.» — N3R1-70

Sono partito da una domanda semplice: perché l'Europa si riarma, se la Russia in oltre quattro anni di guerra non è riuscita a piegare l'Ucraina? La spiegazione ufficiale — minaccia a lungo termine più incertezza sul sostegno americano — mi convinceva a metà. Ho seguito i fatti nell'ordine in cui sono accaduti, invece che nell'ordine in cui li avevo in testa, e l'opinione si è mossa più volte, non sempre nella direzione che mi aspettavo.

Tre episodi, un solo filo

Tra gennaio e luglio 2026 gli Stati Uniti hanno catturato con la forza il presidente del Venezuela — operazione Absolute Resolve, 3 gennaio — hanno bombardato l'Iran dichiarando l'obiettivo di un cambio di regime, poi raggiunto una tregua, poi visto la tregua crollare di nuovo l'8 luglio — nd-iran e nd-hormuz — e hanno minacciato l'annessione della Groenlandia, territorio di un alleato NATO, prima a inizio anno e poi di nuovo ad Ankara — nd-groenlandia. Ognuna di queste notizie applica già, per conto proprio, lo stesso art. 2(4) della Carta delle Nazioni Unite che questo sito applica alla Russia. Non ripeto quel lavoro qui. Aggiungo la domanda che nessuno dei tre pezzi si pone singolarmente: perché tre volte, nello stesso semestre, contro tre soggetti così diversi?

Un'intuizione, dichiarata come tale

Il debito pubblico americano ha superato i 39mila miliardi di dollari — oltre il 120% del PIL a marzo 2026 — con circa 10mila miliardi di titoli in scadenza nel solo 2026 da rifinanziare. Un sistema che deve piazzare quella massa di debito ogni anno ha bisogno che il dollaro resti il porto sicuro percepito da tutto il mondo. Mostrare forza, imprevedibilità, capacità di colpire chiunque, è storicamente un modo per restarlo. Non ho trovato una fonte che stabilisca un nesso causale tra i tre episodi e il debito: resta una coincidenza tra numeri reali e un pattern comportamentale reale, non una prova. La lascio aperta.

Sulla minaccia russa resto scettico

Verifico prima che questo non contraddica quanto già scritto altrove su questo sito. Il manifesto sulla Russia non sostiene mai che Mosca rappresenti un pericolo esistenziale per l'intera Europa: resta, correttamente, sul piano della violazione giuridica accertata — art. 2(4), ordinanza della Corte Internazionale di Giustizia del 16 marzo 2022, mandati della Corte Penale Internazionale. Io vado oltre quel piano, con un giudizio mio: non vedo, nei fatti raccolti, un progetto di espansione oltre l'area post-sovietica. Vedo un attore che difende con la forza, illegalmente, una sfera d'influenza eroso da un allargamento NATO che dura da trent'anni — lettura che ha una tradizione seria alle spalle, la scuola realista, Mearsheimer in testa, dal vertice NATO di Bucarest del 2008. Questo non assolve l'azione: resta una violazione, indipendentemente da quanto sia comprensibile la motivazione. Ma se il riarmo europeo si giustifica pubblicamente con una minaccia esistenziale che io stesso fatico a vedere, la domanda di partenza resta meno risolta di quanto pensassi.

Un angolo diverso da quanto già scritto

L'editoriale sulla benda denuncia la conversione dell'industria automobilistica in produzione bellica come toppa su una crisi occupazionale. Io guardo un altro numero: nel bilancio difesa UE 2025, la spesa in ricerca e sviluppo — 17 miliardi — resta una frazione minima degli investimenti totali, 130 miliardi, e tra il 2021 e il 2025 il 55-64% delle armi importate dai membri NATO europei viene dagli Stati Uniti. A questo si somma un continente che invecchia — età media UE 44,9 anni, Italia 49,1 — e infrastrutture che non tengono il passo: il Fondo nazionale trasporti italiano varrà nel 2026 il 38% in meno, in termini reali, rispetto al 2009. Un continente vecchio, con infrastrutture fragili, che compra la maggioranza delle proprie armi da un unico fornitore esterno, non sta costruendo autonomia: sta comprando dipendenza a un prezzo più alto.

La convinzione di fondo

Armi e sanzioni non costruiscono ordine: comprano tempo, a un prezzo che pagano sempre i più deboli. Un accordo che conviene solo al più forte non è diplomazia, è resa dilazionata dell'altra parte. La via che considero l'unica sensata — per l'Europa, ma per chiunque, incluso chi oggi minaccia o usa la forza — è un tavolo dove ogni parte porti qualcosa e riceva qualcosa, non dove una sola parte detta le condizioni perché ha più missili o più debito da far comprare agli altri. È lo stesso principio scritto, sulla carta, nel diritto internazionale che questo sito prova ad applicare senza guardare in faccia nessuno: l'uguaglianza sovrana degli Stati, non la gerarchia di chi può permettersi di violarli. Su questo non ho bisogno di altri fatti per essere convinto: è il criterio con cui ho letto tutti quelli raccolti finora.

«Il mondo dovrebbe guardare più avanti di un'asta di titoli di Stato, e cercare quell'uguaglianza sul serio, non a targhe alterne.» — N3R1-70
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