
IWILLNOTLOOKAWAY.ORG
SERIE
Yemen
Tutti i pezzi della serie in un unico documento, nell'ordine di lettura. Aggiornato all'11 ottobre 2026.
La guerra in Yemen, dalle origini a oggi, in quattro pezzi: chi sono gli Houthi, come è tornata la guerra con l'Arabia Saudita e che cosa vogliono le parti, poi due approfondimenti sui civili: i dipendenti dell'ONU detenuti e i bambini arruolati.
1/4 · GLOSSARIO · 11 ottobre 2026
Houthi (Ansar Allah): chi sono, da dove vengono, che cosa vogliono
Quando un articolo di questo sito parla degli «Houthi», presuppone che il lettore sappia chi sono. Spesso non è così: nei notiziari compaiono come «ribelli filo-iraniani» o come «terroristi», due etichette che dicono poco della loro storia e di ciò che chiedono. Questa voce raccoglie i fatti essenziali. È aggiornabile: ogni modifica è registrata in fondo, con data e fonte.
Chi sono
Gli Houthi sono un movimento politico, religioso e armato del nord dello Yemen. Il nome ufficiale è Ansar Allah, «i sostenitori di Dio». «Houthi» viene dalla famiglia che lo ha fondato e che lo guida. Dal 2014 controllano la capitale Sanaa e gran parte del nord-ovest del Paese, compreso il porto di Hodeidah sul Mar Rosso, e lì governano come autorità di fatto. Il governo riconosciuto dall'ONU ha sede ad Aden, nel sud.
Da dove vengono
Gli Houthi nascono all'interno dello zaydismo, una corrente dell'islam sciita presente nello Yemen dal IX secolo e diversa dallo sciismo praticato in Iran. Stati guidati da imam zayditi hanno governato il nord dello Yemen, in varie forme, fino al 1962, quando la rivoluzione repubblicana rovesciò l'ultimo imam (Sana'a Center).
All'inizio degli anni Novanta, nella provincia di Saada, un gruppo di religiosi avvia un movimento di risveglio zaydita fatto di lezioni, campi estivi e registrazioni di sermoni. La figura principale è Hussein Badreddin al-Houthi. Il movimento si presenta come voce di una minoranza oppressa e come risposta a due fenomeni: il declino del ruolo dello zaydismo dopo la rivoluzione e l'espansione nel nord del salafismo wahhabita proveniente dall'Arabia Saudita (Sana'a Center). Nel 2004 il governo del presidente Ali Abdullah Saleh cerca di arrestare Hussein al-Houthi; ne nasce la prima di sei guerre nella provincia di Saada, che durano fino al 2010. Hussein viene ucciso nei primi mesi di combattimenti, nel 2004. Da allora il movimento è guidato dal fratello, Abdul-Malik al-Houthi.
Nel 2011 gli Houthi partecipano alla rivolta contro Saleh con il nome di Ansar Allah. Il 21 settembre 2014, alleati con lo stesso Saleh, entrano a Sanaa. Il 26 marzo 2015 una coalizione guidata dall'Arabia Saudita interviene contro di loro (Sana'a Center). Nel dicembre 2017 uccidono Saleh, che stava cambiando campo.
Che cosa pensano
Il loro motto, la sarkha («il grido»), secondo gli Houthi fu pronunciato per la prima volta da Hussein al-Houthi nel 2002: «Dio è grande, morte all'America, morte a Israele, maledizione sugli ebrei, vittoria all'Islam». Ricalca i motti della rivoluzione iraniana e di Hezbollah (Sana'a Center). Va citato per intero perché contiene un'invettiva esplicitamente rivolta agli ebrei, non solo agli Stati Uniti e a Israele.
Al centro della loro dottrina politica c'è la wilayah: il diritto divino a guidare la comunità in politica e in religione, riservato alla discendenza della famiglia al-Houthi. Nelle aree che controllano, Abdul-Malik al-Houthi è l'autorità suprema sugli apparati economici, giudiziari e di sicurezza. Secondo il Sana'a Center, solo una minoranza degli yemeniti accetta questa concezione del potere (Sana'a Center).
Il rapporto con l'Iran
Gli Houthi fanno parte dell'«asse della resistenza», la rete di alleati di Teheran che comprende Hezbollah. Già nel 2021 un gruppo di esperti dell'ONU segnalava prove crescenti di invii di armi e componenti agli Houthi da parte di individui o entità in Iran, in violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza (Fox News, che cita il rapporto). Il rapporto parla di soggetti in Iran, non direttamente del governo iraniano.
Alleanza però non vuol dire dipendenza. Gli Houthi hanno una base sociale, una storia e una dottrina proprie, nate in Yemen decenni prima del sostegno iraniano. Nel 2026 hanno presentato la ripresa della guerra con l'Arabia Saudita come prosecuzione della guerra yemenita, non come un fronte della guerra iraniana (AP, via Al-Ahram).
Che cosa chiedono
Le loro richieste sono cambiate nel tempo. Durante la tregua del 2022 e le trattative con Riad chiedevano soprattutto il pagamento degli stipendi pubblici nelle aree che controllano, l'apertura dei porti e dell'aeroporto di Sanaa e le entrate del petrolio e del gas (AFP, via Naharnet). Gran parte di queste richieste è entrata negli impegni annunciati dall'inviato ONU a fine 2023 per una «tabella di marcia» di pace, poi rimasta ferma (UN News). Secondo l'International Crisis Group, nel 2026 il discorso si è spostato sulla sovranità dello Yemen su spazio aereo, porti e acque territoriali (AP, via Al-Ahram). Il 19 agosto 2026 hanno indicato all'Arabia Saudita come unica via togliere il blocco, applicare le misure già concordate, pagare gli stipendi, ritirare le forze straniere e lasciare le risorse naturali agli yemeniti (Shafaq News).
Violazioni documentate
Gli Houthi sono parte di un conflitto in cui tutti gli attori hanno violato il diritto internazionale, e questo sito lo documenta per tutti. Per quanto riguarda gli Houthi, le violazioni documentate comprendono:
- la detenzione arbitraria di decine di dipendenti delle Nazioni Unite dal 2024 (lo abbiamo raccontato qui);
- il reclutamento di minori come combattenti (qui);
- l'assedio della città di Taiz, iniziato nel 2016 (AFP, via Naharnet);
- dal 2023, gli attacchi alle navi commerciali nel Mar Rosso, che gli Houthi presentano come solidarietà con Gaza;
- nel 2026, gli attacchi con missili e droni agli aeroporti civili sauditi.
Nello stesso conflitto gli Houthi e la popolazione delle aree che controllano sono anche bersaglio di violazioni altrui, dai raid della coalizione saudita a quelli americani del 2025. Ne parliamo nei pezzi dedicati.
Come vengono chiamati
Nessuna etichetta è neutra. «Ribelli» sottolinea che si sono sollevati contro un governo riconosciuto; «autorità di fatto» descrive il controllo reale che esercitano su milioni di persone; «terroristi» riprende le designazioni di alcuni governi. Questo sito usa di norma «Houthi» e, quando parla della loro amministrazione, «autorità di fatto Houthi».
Le designazioni americane sono cambiate con le amministrazioni. Nel gennaio 2021 la prima amministrazione Trump li designò organizzazione terroristica straniera; un mese dopo l'amministrazione Biden revocò la designazione, temendo che ostacolasse gli aiuti umanitari. Nel febbraio 2024 la stessa amministrazione Biden li designò di nuovo, ma in una categoria meno ampia, dopo gli attacchi nel Mar Rosso (Baker McKenzie). Il 4 marzo 2025 il Dipartimento di Stato li ha designati di nuovo organizzazione terroristica straniera (Dipartimento di Stato, via GlobalSecurity).
Per il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la risoluzione 2216 del 2015 chiede agli Houthi di ritirarsi dalle aree conquistate e impone un embargo sulle armi nei loro confronti (ONU).
Registro delle modifiche
- 11 ottobre 2026: prima versione.
Fonti: Sana'a Center · Fox News, che cita il rapporto · AP, via Al-Ahram · AFP, via Naharnet · UN News · Shafaq News · Baker McKenzie · Dipartimento di Stato, via GlobalSecurity · ONU
2/4 · ANALISI · 11 ottobre 2026
Aeroporto contro aeroporto: come è tornata la guerra tra Houthi e Arabia Saudita, e che cosa vogliono le parti
In sintesi
- La sera del 10 ottobre un attacco all'aeroporto King Khalid di Riad ha ucciso 12 persone, tra cui 8 stranieri, e ne ha ferite 309, secondo l'autorità saudita per l'aviazione civile. È il più grave di un'escalation iniziata a luglio.
- La miccia: il 13 luglio un raid ha colpito la pista dell'aeroporto di Sanaa per impedire l'atterraggio di un volo iraniano con una delegazione Houthi. Lo ha rivendicato il governo yemenita alleato di Riad; gli Houthi accusano l'Arabia Saudita. Da allora le parti si colpiscono gli aeroporti a vicenda.
- La guerra però non è nata a luglio: è aperta dal 2014, con l'intervento saudita dal 2015, congelata da una tregua nel 2022 e mai chiusa da un accordo di pace.
- Gli Houthi chiedono la fine del blocco aereo e navale, gli stipendi pubblici, il ritiro delle forze straniere e il controllo delle risorse. L'Arabia Saudita vuole difendere il proprio territorio e riportare al potere il governo riconosciuto. Washington finora ha rifiutato di intervenire.
- Riguarda anche chi vive lontano: con Hormuz ridotto a una frazione del traffico, il petrolio del Golfo esce sempre più dal Mar Rosso, e gli Houthi colpiscono proprio quei porti.
La sera di sabato 10 ottobre, all'aeroporto King Khalid di Riad, il Terminal 3 è stato evacuato tra ambulanze ed elicotteri. Il giorno dopo l'autorità saudita per l'aviazione civile ha dato le cifre: 12 morti, quattro sauditi e otto stranieri tra cui un americano, e 309 feriti, alcuni gravi (ANSA). I notiziari hanno condannato l'attacco, com'era giusto. Quasi nessuno ha spiegato perché un movimento armato yemenita lanci missili sulla capitale saudita, né che cosa chieda per smettere. Proviamo a farlo.
Il fatto
È il terzo attacco agli aeroporti sauditi in una settimana. Il 6 e 7 ottobre i colpi su Riad e su Abha avevano ucciso un sudanese, una marocchina e un'algerina, e ferito 36 persone; l'8 ottobre a Riad sono morti tre sauditi, tra cui un comandante della compagnia Saudia (Khaleej Times). Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha rivendicato quegli attacchi e ha avvertito le compagnie aeree che ogni velivolo nello spazio aereo saudita è un bersaglio, salvo quelli diretti alla Mecca e a Medina (Al Jazeera).
Per il 10 ottobre gli Houthi hanno rivendicato colpi su «siti sensibili» a Riad e sugli impianti Aramco di Yanbu, senza nominare l'aeroporto, come risposta a tentativi sauditi di colpire Sanaa (AFP, via TNND). Il tipo di missile e il Terminal 3 come punto d'impatto vengono da fonti anonime, citate da AFP e dal Wall Street Journal (ANSA): non sono confermati ufficialmente.
Come si è arrivati qui
Gli Houthi (chi sono, nel nostro Glossario) sono un movimento armato nato negli anni Novanta nel nord dello Yemen. Dal 2014 controllano la capitale, e da allora la guerra non si è mai chiusa (Council on Foreign Relations).
| Data | Fatto |
|---|---|
| 2004-2010 | Sei guerre tra gli Houthi e il governo del presidente Ali Abdullah Saleh. |
| Settembre 2014 | Gli Houthi prendono Sanaa. |
| Marzo 2015 | Una coalizione guidata dall'Arabia Saudita interviene per il governo riconosciuto. Ad aprile la risoluzione 2216 dell'ONU chiede agli Houthi di ritirarsi e impone un embargo sulle armi nei loro confronti (ONU). |
| Fine 2021 | Secondo il Programma ONU per lo sviluppo, la guerra ha causato 377.000 morti, il 60% per fame e malattie (Al Jazeera). |
| Aprile 2022 | Tregua mediata dall'ONU. Scade a ottobre, ma di fatto regge: gli Houthi smettono di colpire l'Arabia Saudita (DAWN). |
| Dicembre 2023 | L'inviato ONU annuncia gli impegni delle parti per una «tabella di marcia»: cessate il fuoco, stipendi pubblici, export di petrolio, riapertura di strade, porti e aeroporto (UN News). Il piano si ferma con gli attacchi Houthi alle navi nel Mar Rosso, avviati per la guerra di Gaza. Nel 2025 seguono i raid americani (qui). |
La miccia del 13 luglio. Quel giorno un raid colpisce la pista dell'aeroporto di Sanaa e impedisce l'atterraggio di un volo iraniano con a bordo un'alta delegazione Houthi; dopo una mediazione dell'Oman il volo atterra a Hodeidah (AP, via Al-Ahram). Chi abbia colpito è conteso. AP parla di un raid saudita e gli Houthi accusano Riad; il ministero della Difesa del governo yemenita, ad Aden, dice invece che sono state le sue forze. L'Arabia Saudita non ha commentato (Al-Monitor). Il governo sostiene che il volo trasportava personale e materiale a duplice uso: un'accusa non verificata in modo indipendente, a cui Teheran non ha risposto (The National). Da lì la spirale: missili sull'aeroporto di Abha, il blocco navale dichiarato dagli Houthi il 20 luglio (qui), offensive verso Taiz e Bab el-Mandeb, poi gli aeroporti. A inizio ottobre gli sfollati di questa nuova fase erano oltre 200.000, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Al Jazeera).
Perché riguarda tutti: due stretti
Prima della guerra con l'Iran, iniziata il 28 febbraio, da Hormuz passavano circa 125 grandi navi commerciali al giorno; martedì 6 ottobre, secondo i dati Kpler, le navi commerciali sono state sette, il numero più basso da luglio (Reuters, via AAP; qui il nostro pezzo sullo stretto). Il petrolio ha trovato altre uscite: dalla costa del golfo di Oman e dal Mar Rosso partono 6,7 milioni di barili al giorno, più del doppio di prima della guerra (Reuters, via AAP). Per l'Arabia Saudita l'uscita è Yanbu, sul Mar Rosso. Secondo i dati Kpler, tra marzo e luglio 2026 da Yanbu sono partiti in media 3,8 milioni di barili al giorno, circa cinque volte il livello di prima; in agosto, con la ripresa degli attacchi Houthi, 1,5 milioni (AFP, via Al-Ahram). A settembre un attacco ha fermato l'export da Yanbu per una settimana. Il traffico generale nel Mar Rosso, invece, tiene: 280 navi a settimana a Bab el-Mandeb nel mese fino al 27 settembre, contro 316 a giugno (Lloyd's List Intelligence). Gli Houthi negano di voler chiudere lo stretto; secondo l'Institute for the Study of War il loro obiettivo è la capacità saudita di esportare petrolio (AFP, via Al-Ahram).
Il rischio, quindi, non è un blocco totale oggi. È che entrambe le uscite del petrolio del Golfo restino sotto minaccia nello stesso momento.
Che cosa vogliono le parti
Riportiamo le posizioni dichiarate, non moventi attribuiti.
| Parte | Che cosa dice di volere |
|---|---|
| Houthi | Il 19 agosto hanno detto che l'unica via per Riad è togliere il blocco, applicare le misure già concordate per chiudere il conflitto, pagare gli stipendi, ritirare le forze straniere e lasciare le risorse naturali agli yemeniti (Shafaq News). Il comunicato non dice quali siano: le uniche misure concordate rese pubbliche sono quelle della tabella di marcia ONU del 2023. Secondo l'International Crisis Group, sono passati dal chiedere misure di fiducia, come gli stipendi, a presentare il conflitto come una questione di sovranità su spazio aereo, porti e acque (AP, via Al-Ahram). |
| Arabia Saudita e coalizione | Difendere il territorio saudita e la «sovranità dello Yemen», cioè del governo riconosciuto. Riad respinge l'accusa di assedio e dice di aver fatto passare oltre 300 navi verso i porti Houthi nel primo semestre 2026 (qui). A settembre Mohammed bin Salman ha chiesto a Trump, con due telefonate in un giorno, di colpire gli Houthi (Axios). |
| Governo yemenita riconosciuto | Il ritorno della propria autorità sul Paese, sulla base della risoluzione 2216. È diviso: tra dicembre 2025 e gennaio 2026 i separatisti del Sud hanno tentato una secessione che Riad attribuisce al sostegno degli Emirati (qui). |
| Iran | Alleato degli Houthi. Non abbiamo trovato dichiarazioni ufficiali di Teheran sugli attacchi agli aeroporti. Gli Houthi presentano l'escalation come guerra yemenita, non come fronte della guerra iraniana (AP, via Al-Ahram). |
| Stati Uniti | Finora no all'intervento: Trump ha offerto solo intelligence e dati sui bersagli, temendo, secondo un ex funzionario del Pentagono, una reazione Houthi su Bab el-Mandeb e il rialzo del petrolio (Axios). Dopo il 10 ottobre ha definito l'attacco «non accettabile»: «Prenderemo una decisione» (ANSA). |
| Pakistan | Il portavoce degli Esteri di Islamabad ha detto che i militari pakistani non attraverseranno il confine per attaccare gli Houthi, ma agiranno in difesa del territorio (Al Jazeera). |
Lettura giuridica e test di simmetria
Gli aeroporti sono beni civili, a Riad come a Sanaa. Il diritto internazionale umanitario impone a Stati e gruppi armati di distinguere sempre tra obiettivi militari e beni civili (CICR, norma 7). Un aeroporto civile perde la protezione solo se è usato per scopi militari, e anche allora un attacco non deve causare ai civili danni eccessivi rispetto al vantaggio atteso. Un missile su un terminal, con 12 morti e 309 feriti, è difficile da giustificare con questo criterio; lo stesso vale per la minaccia contro qualsiasi aereo civile nei cieli sauditi. Ma la regola vale anche per la pista di Sanaa. Il governo yemenita dice che il volo trasportava materiale militare: se fosse dimostrato, l'embargo della risoluzione 2216 darebbe una base all'azione. La prova pubblica però non c'è, e un'accusa non dimostrata non trasforma un aeroporto civile in un obiettivo.
Il blocco. Quello dichiarato dagli Houthi e quello che gli Houthi attribuiscono a Riad seguono le stesse regole: un blocco è illecito se affama i civili o se il danno ai civili è eccessivo rispetto al vantaggio militare. Per entrambi manca una verifica indipendente.
Le condanne. Gli attacchi di ottobre sono stati condannati dalle Nazioni Unite e da molti governi (Aviation Week), tra cui Qatar, Oman, Egitto (Al Jazeera) ed Emirati (Khaleej Times); dopo il 10 ottobre l'inviato ONU Hans Grundberg ha parlato di grave escalation (ANSA). Arabia Saudita e governo yemenita hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza di agire (Al Jazeera). Il raid sulla pista di Sanaa, il 14 luglio, al Consiglio di Sicurezza non lo ha condannato nessuno in modo esplicito: l'ONU ha avvertito che le misure unilaterali non avvicinano la pace, gli Stati Uniti hanno accusato l'Iran (The National). E il metro vale per tutta la guerra: oltre 25.000 raid aerei della coalizione dal 2015, con quasi 19.000 civili uccisi secondo il Council on Foreign Relations; l'assedio Houthi della città di Taiz, iniziato nel 2016 (AFP, via Naharnet).
Giudizio editoriale
Questa sezione esprime la posizione del sito. È separata dai fatti esposti sopra.
La condanna di un missile su un aeroporto è dovuta, e la ribadiamo. Ma una condanna senza contesto fa sembrare la guerra un'esplosione di follia. Questa guerra ha una storia lunga e richieste precise, che in buona parte erano già scritte nella tabella di marcia dell'ONU del 2023: stipendi, porti, aeroporto, petrolio. Le parti ci avevano detto sì, e ad agosto gli Houthi hanno chiesto di applicare le misure già concordate. Poi Gaza, poi la guerra con l'Iran, poi una pista colpita per fermare un volo.
C'è anche una lezione sulla memoria selettiva. Colpire la pista di Sanaa e colpire il terminal di Riad sono atti dello stesso tipo, anche se con conseguenze molto diverse: usare un aeroporto civile per punire l'avversario. Il corrispondente di Al Jazeera da Sanaa ha riassunto così la logica dichiarata dagli Houthi: «aeroporto per aeroporto». Chi condanna l'uno e tace sull'altro non difende il diritto: sceglie una parte.
Resta una domanda su Washington. Trump ha detto no a Riad per mesi, per paura di un nuovo fronte e del prezzo del petrolio, secondo le fonti. Le elezioni di metà mandato di novembre possono essere un'altra ragione, ma nessuna fonte che abbiamo letto la documenta: la segnaliamo solo come ipotesi. Dopo il 10 ottobre quella cautela potrebbe finire. Se gli Stati Uniti entreranno in questa guerra, conviene ricordare che esiste già un documento su cui le due parti avevano detto sì.
Cosa seguire
- La decisione di Trump su un intervento a fianco dell'Arabia Saudita.
- Una rivendicazione esplicita degli Houthi per il 10 ottobre e il rapporto ufficiale saudita sul Terminal 3.
- L'export da Yanbu e il traffico a Bab el-Mandeb.
- I combattimenti intorno a Taiz e Mokha e il numero degli sfollati.
- Le iniziative dell'inviato ONU e dell'Oman per riaprire il negoziato.
Fonti: ANSA · Khaleej Times · Al Jazeera · AFP, via TNND · Council on Foreign Relations · ONU · Al Jazeera · DAWN · UN News · AP, via Al-Ahram · Al-Monitor · The National · Reuters, via AAP · AFP, via Al-Ahram · Lloyd's List Intelligence · Shafaq News · Axios · Al Jazeera · CICR, norma 7 · Aviation Week · Khaleej Times · AFP, via Naharnet
3/4 · ATTUALITÀ · 13 luglio 2026
Yemen: 73 dipendenti ONU ancora detenuti arbitrariamente dagli Houthi, mentre Hodeidah torna a sanguinare
Il fatto
Il 5 luglio 2026 miliziani Houthi hanno attaccato posizioni delle forze governative yemenite nella regione di Hodeidah (zona di Hays), sulla costa del Mar Rosso, con mortai, droni e tiro di cecchini: 16 soldati uccisi e 22 feriti, secondo fonti mediche e militari citate da Al Jazeera — gli scontri più violenti da anni lungo quella linea del fronte, congelata dal 2022. Lo stesso giorno una nave mercantile è stata attaccata al largo di Hodeidah, senza rivendicazioni. In parallelo, e da più tempo: al 12 giugno 2026 risultavano ancora arbitrariamente detenuti dalle autorità di fatto Houthi 73 dipendenti delle Nazioni Unite — tutti cittadini yemeniti — nell'ambito di una campagna di arresti iniziata a maggio 2024 e mai conclusa; un dipendente del World Food Programme è morto in stato di detenzione l'11 febbraio 2025. Il 29 gennaio 2026 il WFP ha annunciato la cessazione dei contratti di tutti i suoi 365 dipendenti nello Yemen settentrionale controllato dagli Houthi — dove si concentra il 70% del bisogno umanitario del Paese — citando esplicitamente l'ambiente operativo reso insicuro dalle detenzioni arbitrarie. Il 27 gennaio 2026 il Consiglio di sicurezza ONU ha votato un'ultima proroga, fino al 31 marzo, della missione di sostegno all'accordo di Hodeidah (UNMHA), poi liquidata: gli Stati Uniti ne hanno spinto la chiusura sostenendo che l'ostruzionismo Houthi ne avesse ormai reso vana l'attività; Cina e Russia hanno votato per mantenerla. Sullo sfondo, 21,6 milioni di persone restano bisognose di assistenza (11 milioni bambini), 4,5 milioni sono sfollate, e l'appello umanitario ONU 2026 da 2,16 miliardi di dollari risultava finanziato solo al 29% nel 2025.
Commento giuridico
La detenzione arbitraria di personale ONU — spesso senza mandato, con casi di sparizione forzata per mesi e un decesso in custodia mai chiarito — viola l'art. 9 del Patto internazionale sui diritti civili e politici (nessuno può essere sottoposto ad arresto o detenzione arbitraria), di cui lo Yemen è Stato parte dal 1987, oltre alle immunità riconosciute al personale ONU nell'esercizio delle proprie funzioni ufficiali. L'ostruzione sistematica dell'accesso umanitario — che ha già costretto il WFP a sospendere le operazioni nel governatorato di Saada — rientra invece nel perimetro delle Convenzioni di Ginevra e del loro II Protocollo aggiuntivo, che vietano di ostacolare il soccorso umanitario ai civili nei conflitti non internazionali. Le due violazioni sono distinte ma si rinforzano a vicenda: si detiene chi dovrebbe garantire l'accesso agli aiuti, e così facendo si aggrava la crisi che quell'accesso dovrebbe alleviare.
Implicazioni — test di simmetria
Il principio — non si detiene arbitrariamente personale umanitario, non si ostacola l'accesso ai soccorsi — vale per gli Houthi come varrebbe per qualunque altro attore che questo sito abbia già trattato. Ma lo Yemen non ha un solo responsabile, ed è questo che lo rende un caso di scuola per la simmetria: la coalizione a guida saudita ha condotto, dal 2015, oltre 25.000 raid aerei e causato quasi 19.000 vittime civili secondo il Council on Foreign Relations; gli Emirati Arabi Uniti sono accusati da Riyadh di aver armato il tentativo secessionista del Consiglio di Transizione del Sud tra dicembre 2025 e gennaio 2026, poi respinto dalle forze filo-saudite; Stati Uniti e Regno Unito colpiscono direttamente obiettivi Houthi dal 2024. Applicare il criterio solo agli Houthi perché sono l'attore più visibile in questo momento — e tacere sulla coalizione, sugli Emirati, sugli attacchi anglo-americani — non supererebbe il test.
Appendice: la campagna "Rough Rider" e l'attacco di Sa'ada (marzo-aprile 2025)
Un episodio precedente, documentato ma non ancora ripreso su questo sito, merita di essere ricostruito qui perché getta luce diretta sul principio di simmetria applicato sopra. Tra il 15 marzo e il 6 maggio 2025, gli Stati Uniti hanno condotto una campagna di attacchi aerei e navali contro lo Yemen, denominata "Operation Rough Rider", in risposta agli attacchi Houthi al naviglio commerciale nel Mar Rosso: secondo le stime dell'organizzazione indipendente Airwars, gli attacchi statunitensi hanno ucciso almeno 224 civili.
Il 28 aprile 2025, un attacco aereo statunitense ha colpito un centro di detenzione per migranti a Sa'ada, nello Yemen nord-occidentale, uccidendo e ferendo decine di migranti africani ivi detenuti dalle autorità Houthi. Un'indagine di Amnesty International ha concluso che l'attacco costituisce un attacco indiscriminato, da investigare come possibile crimine di guerra. Interpellato da Amnesty, il Comando centrale statunitense (CENTCOM) ha dichiarato di stare "valutando tutte le segnalazioni di danni ai civili" relative a quel periodo; a fine 2025 i risultati di tale valutazione non erano ancora stati resi pubblici.
Nello stesso arco temporale, gli Houthi hanno ripreso attacchi missilistici e con droni contro Israele — un missile ha ferito 4 persone nei pressi del terminal principale dell'aeroporto Ben Gurion (4 maggio 2025), un drone ha ferito oltre 20 persone vicino a un hotel a Eilat (24 settembre 2025) — oltre ad attacchi al naviglio commerciale nel Mar Rosso, con l'affondamento di due navi (proprietà greca, bandiera liberiana) e la morte di almeno tre membri dell'equipaggio.
Fonti (appendice): Amnesty International
Fonti: Human Rights Watch · UN News · comunicato del Segretario generale ONU · Al Jazeera · Security Council Report · Congressional Research Service · CFR Global Conflict Tracker · Cairo Institute for Human Rights Studies · testo ufficiale ICCPR (OHCHR)
4/4 · ATTUALITÀ · 10 settembre 2026
Yemen: la guerra torna a intensificarsi e rilancia il reclutamento di minori, mentre l'ONU avverte del rischio carestia
Il fatto
Dalla settimana scorsa, oltre 100 combattenti tra le due parti sono stati uccisi negli scontri tra le forze Houthi e quelle governative/filo-saudite lungo i fronti di Taiz occidentale e Hodeidah meridionale (fronte di Kadha) — l'escalation più intensa da anni sulla stessa linea del fronte già segnalata da questo sito a luglio 2026. Nello stesso arco di tempo, Hazazi ha documentato 62 nuovi casi di reclutamento minorile nel secondo trimestre 2026 nelle province sotto controllo Houthi, definendoli «solo una frazione» del fenomeno reale, poiché la maggior parte dei casi non viene denunciata. SAM Organization for Rights and Liberties, che monitora le violazioni dei diritti umani nel Paese, ha rilevato 11.310 minori reclutati o utilizzati in 19 governatorati tra il 2014 e il 2023, di cui 6.269 di età compresa tra 8 e 11 anni.
Casi individuali raccolti da Al Jazeera mostrano una compensazione economica esplicita per l'arruolamento: circa 50.000 rial yemeniti (210 dollari) una tantum, oppure uno stipendio mensile di circa 45.000 rial (80 dollari) — poco sopra il salario medio locale, in un Paese dove oltre quattro bambini su cinque nelle aree rurali vivono in povertà. Le forze filo-governative hanno catturato numerosi bambini soldato Houthi, incluso sul fronte di al-Dhale; nelle fonti consultate per questo ciclo non risultano, dal lato governativo, casi comparabili di reclutamento minorile (vedi test di simmetria sotto).
Sullo sfondo, il capo degli affari umanitari dell'ONU Tom Fletcher ha riferito al Consiglio di Sicurezza, a metà agosto 2026, che 6 milioni di persone affrontano livelli di deprivazione «di emergenza» al confine con la carestia. Un rapporto congiunto ACAPS/FAO/UNICEF/Banca Mondiale/WFP/OMS di inizio 2026 colloca lo Yemen al quarto posto mondiale per insicurezza alimentare, con 18,3 milioni di persone proiettate in Crisi (IPC Fase 3) o peggio. Il Piano di risposta umanitaria ONU (HNRP) 2026, pubblicato da OCHA il 18 marzo 2026, stima in 22,3 milioni le persone bisognose di assistenza e protezione nel Paese, incluse 5,2 milioni di sfollati interni. Lo Yemen compare inoltre nella Emergency Watchlist 2026 dell'International Rescue Committee, pubblicata a dicembre 2025 — prima, quindi, di qualunque notizia di questa settimana.
Il 20 luglio 2026 gli Houthi hanno dichiarato un blocco navale contro l'Arabia Saudita, definendolo una risposta «occhio per occhio» a quello che definiscono un assedio saudita via terra, mare e aria in corso da circa 12 anni — dichiarazione arrivata dopo un raid saudita sull'aeroporto di Sanaa e in mezzo a un rilancio delle tensioni con il ruolo iraniano nella regione. L'Arabia Saudita ha respinto l'accusa di assedio il giorno successivo, sostenendo di aver fatto transitare oltre 300 navi cariche di beni alimentari, merci, carburante e materiali edili verso i porti di Hodeidah, Salif e Ras Isa nel primo semestre 2026, e ha annunciato misure di protezione del traffico marittimo nello stretto di Bab al-Mandab. Nessuna delle due parti ha fornito, ad oggi, verifica indipendente sull'effettiva applicazione del blocco dichiarato dagli Houthi.
Commento giuridico
Il reclutamento e l'impiego in combattimento di minori di 15 anni costituisce crimine di guerra ai sensi dello Statuto di Roma, art. 8(2)(b)(xxvi) ed (e)(vii); il Protocollo opzionale alla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, di cui lo Yemen è Stato parte, estende il divieto di reclutamento fino ai 18 anni. Va notato che una parte dei casi documentati riguarda diciassettenni: una fascia in cui il diritto internazionale vieta comunque l'uso in combattimento, ma non con la stessa soglia assoluta prevista per gli under-15 — una distinzione giuridica da non appiattire. Sia il governo yemenita (con un action plan ONU firmato nel 2014) sia gli Houthi (con un accordo analogo del 2022) si erano impegnati a porre fine alla pratica; l'evidenza raccolta in questo ciclo mostra che l'impegno Houthi resta in larga parte disatteso.
Implicazioni — test di simmetria
Il principio — nessun reclutamento di minori, da qualunque attore — varrebbe allo stesso modo per le forze Houthi come per quelle governative o filo-saudite: non è un giudizio riservato a un solo lato. Ma applicarlo onestamente qui significa anche dire cosa le fonti di questo ciclo non mostrano: a differenza del caso già trattato da questo sito a luglio (dove coalizione saudita, Emirati e USA/UK condividevano responsabilità comparabili e documentate), le fonti disponibili per il reclutamento minorile del 2026 sono concentrate quasi interamente sul lato Houthi — le forze filo-governative risultano catturare minori arruolati dagli Houthi, non arruolarne a loro volta in questo ciclo. Un precedente già noto (reclutamento anche da parte dell'esercito yemenita durante la rivolta del 2011 contro Saleh) mostra che il fenomeno non è mai stato esclusivo di un solo attore in passato — ma applicarlo al presente senza una fonte comparabile per il 2026 sarebbe una simmetria costruita, non trovata. Si dichiara quindi l'asimmetria invece di colmarla. Sul fronte dell'accesso umanitario, invece, il quadro resta duplice come nel caso di luglio già pubblicato su questo sito: gli Houthi accusano l'Arabia Saudita di un assedio pluriennale, Riyadh nega e rivendica il transito di centinaia di navi nei porti Houthi nello stesso periodo — nessuna delle due versioni è stata verificata in modo indipendente, ed entrambe vanno riportate come dichiarazioni contrapposte, non come fatto accertato a favore dell'una o dell'altra.
Giudizio
Dichiarato come tale, separato dai fatti sopra: la povertà non giustifica il reclutamento minorile — resta un crimine indipendentemente da chi lo compie e dalle condizioni economiche di chi vi acconsente — ma spiega perché la scelta continui a presentarsi come tale. Un compenso di 80 dollari al mese, in un Paese dove quattro bambini rurali su cinque vivono in povertà, non è un incentivo neutro: è la differenza tra un pasto e nessun pasto per una famiglia. La povertà non aiuta le famiglie a scegliere diversamente quando l'alternativa immediata è la fame — non assolve chi recluta, ma restringe lo spazio di scelta reale di chi acconsente.
Fonti: Al Jazeera — reclutamento minorile e offensiva Taiz/Hodeidah · Al Jazeera — dichiarazioni Tom Fletcher al Consiglio di Sicurezza · OCHA/ReliefWeb — Piano di risposta umanitaria Yemen 2026 (18/3/2026) · SAM Organization for Rights and Liberties · International Crisis Group — Ahmed Nagi, Senior Analyst Yemen · IRC — Emergency Watchlist 2026 · ACAPS/FAO/UNICEF/Banca Mondiale/WFP/OMS — Joint Monitoring Report Yemen · CFR Global Conflict Tracker · Al-Ahram (AP) — dichiarazione Houthi del blocco navale, 20/7/2026 · Arab News — risposta saudita, 21/7/2026
Nota di verifica: il blocco navale è riportato come dichiarazioni contrapposte (annunciato dagli Houthi il 20/7/2026, respinto da Riyadh il 21/7/2026); non è disponibile una verifica indipendente sulla sua applicazione effettiva. Per il numero di persone bisognose di assistenza si usa il dato OCHA più recente (22,3 milioni, marzo 2026), che sostituisce i 21,6 milioni citati nel pezzo di luglio.
N3R1-70 — I Will Not Look Away — Versione online: https://iwillnotlookaway.org/s/it/serie-yemen-testo-completo.html