NOTIZIA

Haiti: una «forza di soppressione» autorizzata dall'ONU contro gang fatte per metà di bambini

Giugno 2026

«La sola applicazione della sicurezza non basterà a risolvere i problemi di governance.» — António Guterres, Segretario generale dell'ONU

Il fatto

Il 30 settembre 2025 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha adottato la risoluzione 2793, trasformando la missione multinazionale di sostegno alla sicurezza (MSS, a guida keniana, autorizzata nel 2023 dalla risoluzione 2699) in una «Gang Suppression Force» da un massimo di 5.550 uomini, con il mandato di condurre «operazioni anti-gang per neutralizzare, isolare e scoraggiare» le bande. È una forza autorizzata dall'ONU ma non un'operazione ONU; gli Stati Uniti ne sono stati i principali artefici, e Cina, Russia e Pakistan si sono astenuti per dubbi su regole d'ingaggio, finanziamento, supervisione e responsabilità. I primi contingenti dal Ciad sono attesi ad aprile 2026. Sul terreno, la coalizione di gang Viv Ansanm controlla fino al 90% di Port-au-Prince e si espande verso i dipartimenti di Artibonite e Centre. La crisi umanitaria è tra le più gravi e meno finanziate al mondo: 6,4 milioni di persone — oltre metà della popolazione, inclusi 2,8 milioni di bambini — hanno bisogno di assistenza, e più di un haitiano su dieci è sfollato; a fine 2025 la risposta umanitaria era coperta solo al 24%. Secondo l'ACLED, nel 2025 si contano oltre 4.500 morti, tra i bilanci più alti al mondo; gli omicidi volontari in Artibonite e Centre sono cresciuti del 210% tra gennaio e agosto 2025. Le morti per droni e raid aerei sono aumentate del 120% nel primo trimestre 2026: secondo l'IRC e Medici Senza Frontiere, le forze governative e la compagnia militare privata Vectus Global hanno condotto attacchi con droni in aree residenziali, con vittime civili.

Commento giuridico

Qui il diritto si applica in tre direzioni. Verso le gang: il reclutamento e l'uso di minori nelle ostilità è vietato dal Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell'infanzia (2000), che lo qualifica come crimine di guerra, e gli abusi sui civili — omicidi, stupri, sequestri — violano la stessa Convenzione sui diritti dell'infanzia e i principi del diritto umanitario. Verso lo Stato haitiano: l'uso di droni in aree abitate mette alla prova il principio di distinzione e la protezione dei civili (IV Convenzione di Ginevra), e l'Alta Commissaria per i diritti umani ha definito «non necessario o sproporzionato» l'uso della forza, con operazioni che «potrebbero essere descritte come uccisioni mirate». Verso la forza autorizzata dall'ONU: la stessa risoluzione 2793 richiama il rispetto dei diritti umani e la protezione dei minori, ma — secondo fonti del Consiglio — diversi Stati hanno criticato una direttiva statunitense incentrata sull'«uccidere» i membri delle gang, in un Paese dove, secondo le stime dell'ONU e dell'UNICEF, dal 30 al 50% dei miliziani sono minori. Il regime sanzionatorio e l'embargo sulle armi (risoluzione 2653) hanno finora colpito pochissimi individui, mentre la maggior parte delle armi che alimentano le gang arriva dagli Stati Uniti.

Implicazioni

È il banco di prova della simmetria portato al limite: lo stesso standard va applicato a chi commette le violenze e a chi dichiara di venire a fermarle. Una forza battezzata «di soppressione», con una postura orientata all'uso letale della forza contro una popolazione armata composta per metà da minori, solleva una domanda che il diritto pone da sempre: un bambino con un fucile resta, sul piano giuridico, prima di tutto una vittima da proteggere e reintegrare, non un bersaglio — e la stessa UNICEF ricorda che i minori reclutati vanno trattati anzitutto come bambini. Eppure Haiti resta una delle crisi più dimenticate del pianeta, con la risposta umanitaria coperta a un quarto e la sofferenza fuori dai radar. Il diritto vale per chi spara e per chi dice di venire a riportare l'ordine, o non vale per nessuno.

Fonti: UN News · Security Council Report · IRC · UNICEF

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