ATTUALITÀ

L'avvertimento dei propri generali: la violenza dei coloni minaccia la sicurezza di Israele

28 luglio 2026

«Le conseguenze potrebbero rivelarsi ancora più catastrofiche delle atrocità di Hamas del 7 ottobre.» — Commanders for Israel's Security, lettera a Trump, 27 luglio 2026

Il fatto

Il 27 luglio 2026, alla vigilia dell'incontro tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu a Washington, oltre 550 ex alti ufficiali della sicurezza israeliana — generali e colonnelli in pensione dell'IDF, insieme a ex dirigenti di Mossad, Shin Bet, polizia, Consiglio di sicurezza nazionale e corpo diplomatico — hanno reso pubblica una lettera indirizzata al presidente statunitense. Il documento, promosso dal gruppo Commanders for Israel's Security e firmato a nome del gruppo dall'ex vice capo di Stato Maggiore Matan Vilnai, arriva dopo un fine settimana di scontro particolarmente violento tra coloni e palestinesi. I firmatari chiedono a Trump di trasmettere a Netanyahu un messaggio esplicito durante il colloquio, avvertendo che l'escalation, se non fermata, rischia di compromettere il piano statunitense per Gaza e l'estensione degli Accordi di Abramo, oltre alla sicurezza israeliana stessa. Yair Golan, ex vice capo di Stato Maggiore ed ex leader de I Democratici, ha aggiunto che l'attuale governo sta creando una realtà pericolosa per soldati, poliziotti e cittadini israeliani.

Il quadro che l'appello descrive

I dati disponibili collocano l'allarme dentro una tendenza già misurata, non in un episodio isolato. Secondo OCHA, dall'inizio del 2026 circa 850 palestinesi sono rimasti feriti in attacchi riconducibili ai coloni — il 55% di tutti i feriti palestinesi in Cisgiordania nell'anno — con un tasso salito da un ferito ogni tre giorni nel 2020 a oltre tre al giorno nei primi mesi del 2026. Nel solo marzo, la serie ACLED registra almeno otto palestinesi uccisi in episodi con coinvolgimento di coloni, il massimo mensile del decennio di rilevazione. Tra gennaio 2023 e luglio 2026, 122 comunità palestinesi hanno subito sfollamento totale o parziale, 47 completamente abbandonate. Sul piano economico, l'Associazione di Cooperazione e Solidarietà stima oltre 120.000 ulivi distrutti o danneggiati dal 7 ottobre 2023, quasi 92.000 solo nell'ultimo anno.

Lettura giuridica

Due obblighi distinti sono in gioco, non uno solo. Il primo: l'art. 43 del Regolamento dell'Aja (1907), letto con l'art. 27 della IV Convenzione di Ginevra, impone alla potenza occupante di garantire l'ordine pubblico e proteggere la popolazione civile occupata da ogni atto di violenza, indipendentemente da chi la compia. Il secondo, distinto: gli artt. 46 e 53 dello stesso Regolamento tutelano la proprietà privata in territorio occupato, vietandone la distruzione salvo necessità militare imperativa — rilevante per la distruzione sistematica di uliveti e infrastrutture idriche. Il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del luglio 2024 ha inoltre qualificato come illegali la confisca di terre e il trasferimento di popolazione in Cisgiordania, richiamando la risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza.

A questo si aggiunge un dato istituzionale verificabile, non un'inferenza: lo stesso apparato statale che giudica i cittadini israeliani residenti nei territori occupati con tribunali civili giudica la popolazione palestinese della stessa area con tribunali militari. Il monitoraggio ventennale (2005-2025) dell'ONG israeliana Yesh Din su oltre 1.700 fascicoli mostra che il 93,6% delle indagini su reati commessi da coloni contro palestinesi si è chiuso senza incriminazione; solo il 3% ha portato a condanne totali o parziali. Non è una violenza tollerata "perché" Israele è una democrazia o "nonostante" lo sia: è un sistema che applica le garanzie della democrazia a una parte della popolazione sotto il proprio controllo e la legge militare all'altra, nello stesso territorio.

Test di simmetria

L'obbligo di prevenire e perseguire la violenza contro una popolazione protetta non muta in base a chi occupa il territorio, né in base al sistema politico dell'occupante. Applicarlo con minor rigore a una democrazia — o con maggior severità in virtù dell'etichetta "democrazia" — sarebbe la stessa asimmetria, capovolta. Il fatto rilevante ai fini del sito non è l'identità dello Stato, ma il dato verificabile del doppio regime giuridico nello stesso spazio.

Contrappeso (Fase 4b), dichiarato

In questo ciclo abbiamo cercato un comparatore con pari rigore di documentazione — un altro Stato che tolleri legalmente, con un apparato di misurazione dell'impunità comparabile, violenza di coloni civili contro una popolazione protetta. Nessuno dei quattro casi controllati (territori ucraini occupati dalla Russia, Sahara Occidentale, Papua Occidentale, Cipro del Nord) presenta la stessa combinazione di doppio sistema giudiziario codificato e dati di impunità misurati con continuità ventennale. Va segnalato con onestà: questo è probabilmente un dato sulla capacità di una società civile di monitorare sé stessa nel tempo, non una prova che il fenomeno sia più raro altrove.

Perché la pressione internazionale resta timida

Sanzioni ci sono state, ma parziali. L'11 maggio 2026 il Consiglio Affari Esteri UE ha colpito singoli coloni responsabili di violenze, respingendo le misure commerciali proposte dalla Spagna; il 9 giugno sei capitali occidentali hanno vietato l'ingresso a 25 coloni e ad altre 25 persone legate al movimento; il 23 luglio un nuovo vertice degli ambasciatori UE si è chiuso senza accordo sul divieto d'importazione dagli insediamenti, per mancanza dei numeri per la maggioranza qualificata. La sospensione dell'Accordo di associazione UE-Israele — la misura di maggior peso reale — richiede l'unanimità dei 27 ed è stata bloccata da Italia e Germania: il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato di preferire le sanzioni individuali ai coloni violenti a una misura sull'accordo commerciale.

Questi voti non avvengono nel vuoto. L'interscambio UE-Israele ha raggiunto 43,3 miliardi di euro nel 2025 — l'UE è il primo partner commerciale di Israele, mentre Israele è solo il 27° partner dell'UE, un'asimmetria di dipendenza reale. Francia e Germania restano i principali esportatori di armamenti europei verso Israele; la quota delle esportazioni militari tedesche verso Israele è salita dal 6% al 33% negli ultimi anni. L'Italia ha rinnovato nell'aprile 2026, con meccanismo automatico, il memorandum di cooperazione militare con Israele fino al 2031. Sul piano tecnologico, l'Europa è il principale mercato dell'industria militare israeliana (circa il 54% dell'export bellico israeliano), con importazioni cresciute del 155% tra il 2020 e il 2024; quando la Spagna ha sospeso gli scambi di armi con Israele nel 2025, ha riscontrato concretamente la difficoltà di sostituire rapidamente i fornitori israeliani. In Italia, incentivi pubblici (novembre 2025) premiano le imprese che acquistano cybersicurezza da oltre 500 aziende israeliane del settore — sullo sfondo resta il caso Paragon, la società israeliana accusata di aver spiato giornalisti e attivisti italiani con lo spyware Graphite. Una fonte specializzata di settore ha sollevato il rischio di potenziali backdoor nei sistemi critici nazionali legate a queste tecnologie — una preoccupazione da attribuire a quella fonte, non un fatto accertato in questa sede. Questi dati mostrano una correlazione documentata tra dipendenza commerciale, militare e tecnologica e il voto contrario alle misure più incisive: non proviamo, e non affermiamo, un nesso causale diretto — è al lettore trarre le proprie conclusioni da fatti verificabili.

Nota editoriale (giudizio dichiarato)

Vale la pena segnalare che l'allarme dei firmatari è argomentato in primo luogo in termini di sicurezza israeliana, interessi USA e tenuta degli Accordi di Abramo — un registro di sicurezza, non di diritti umani. Questa è un'assenza notabile nel testo, non una prova di ciò che i firmatari pensano della popolazione palestinese: Commanders for Israel's Security è storicamente un gruppo che si è espresso a favore della soluzione a due Stati e del rafforzamento della governance dell'Autorità Palestinese. Resta il fatto che, in questa lettera specifica, il rischio per i palestinesi non compare come argomento autonomo.

Una domanda resta aperta, ed è legittimo lasciarla al lettore piuttosto che chiuderla con una risposta definitiva: come è possibile che fatti di questa portata — 850 feriti, 122 comunità sfollate, 120.000 ulivi distrutti, un sistema giudiziario che chiude il 93,6% delle indagini senza incriminazione — restino ai margini dell'attenzione internazionale, trattati più come materia di dichiarazioni elettorali che come questione di diritto?

Fonti: Il Sole 24 Ore · L'Espresso · Mosaico · SIR · il manifesto · Yesh Din / SIR · Amnesty International · Open · Zazoom · ICT Security Magazine · Euronews · Il Giornale d'Italia · European Commission

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