NOTIZIA
Iran: il governo ammette "migliaia" di morti nelle proteste, poi giustizia i sopravvissuti
15 luglio 2026 — Iran
Notizia collegata: Iran: verso la fine della guerra del 2026, e il nodo irrisolto dell'uso della forza — la guerra USA-Israele-Iran del febbraio-giugno 2026 di cui questo pezzo racconta il capitolo interno.
Il fatto
Il regime iraniano stesso ammette la strage — la discordanza sulle cifre è essa stessa la notizia. Il governo di Teheran ha fissato il bilancio ufficiale delle proteste dell'8-9 gennaio 2026 a 3.117 morti (2.447 "civili e forze di sicurezza", il resto etichettato "terroristi"), pubblicando il 1° febbraio una lista di 2.986 nomi elaborata dall'Organizzazione di medicina legale iraniana su ordine dello stesso Pezeshkian — comunicato diffuso anche dall'agenzia di stato cinese Xinhua, che riporta la nota ufficiale della presidenza. Lo stesso giorno la Guida suprema Ali Khamenei ha riconosciuto pubblicamente "migliaia di morti", attribuendone la colpa a Trump e a "stranieri legati a Stati Uniti e Israele". Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha confermato il 12 gennaio che le forze di sicurezza avevano sparato direttamente sui manifestanti.
Fonti indipendenti collocano il bilancio molto più in alto: Human Rights Activists in Iran (HRANA) ha documentato 7.007 morti per nome; Iran International ne ha verificati 6.634, di cui meno di 100 coincidenti con la lista governativa; un relatore speciale ONU ha stimato che il totale potrebbe superare i 20.000. Un memo interno dell'agenzia Tasnim — legata ai Guardiani della Rivoluzione — trapelato e pubblicato da Iran International, istruisce esplicitamente i media di regime a presentare le proteste come un complotto straniero anziché come rabbia popolare autentica, e a delegittimare l'oppositore in esilio Reza Pahlavi come "strumento mediatico occidentale". Dall'11 gennaio le autorità hanno imposto un blackout internet durato 88 giorni (fino al 26 maggio), il più lungo mai registrato nel Paese, isolando oltre 90 milioni di persone.
Dopo la fine della guerra con USA e Israele (accordo del 12-13 giugno 2026, di cui questo sito ha già trattato l'illegittimità dell'uso della forza in un pezzo collegato), la repressione non si è fermata: si è spostata nei tribunali. Da fine febbraio le autorità hanno arrestato arbitrariamente oltre 6.000 persone; a giugno 2026 sono state eseguite almeno 141 condanne a morte, la maggioranza mai annunciate ufficialmente — una ogni due giorni circa nel periodo marzo-aprile secondo il Center for Human Rights in Iran, con processi sommari, confessioni estorte sotto tortura, esecuzioni segrete senza preavviso alle famiglie. Tra le vittime: manifestanti di gennaio, minoranze curde e beluce, e — secondo Human Rights Watch — la persecuzione sistematica della minoranza baha'i, che l'organizzazione qualifica come crimine contro l'umanità.
Commento giuridico
Le uccisioni di massa durante le proteste violano il diritto alla vita sancito dall'art. 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e dall'art. 6 del Patto internazionale sui diritti civili e politici. Le esecuzioni sommarie successive, fondate su confessioni estorte sotto tortura e processi privi di ogni garanzia, violano contemporaneamente il divieto di tortura sancito dalla Convenzione ONU contro la tortura (CAT) e il diritto a un equo processo (art. 14 ICCPR). L'uso sistematico della pena capitale contro manifestanti e minoranze etniche configura la pena di morte non come sanzione penale ma come strumento di repressione politica — una distinzione giuridicamente rilevante ai fini della qualificazione come persecuzione ai sensi dello Statuto di Roma.
Implicazioni — test di simmetria
Questo sito ha già condannato, nel pezzo collegato, l'illegittimità dell'attacco USA-Israele del 28 febbraio come guerra di aggressione in violazione dell'art. 2(4) della Carta ONU. Quella condanna resta valida e non si annulla qui. Ma nello stesso arco di tempo, Human Rights Watch documenta che le forze israeliane hanno colpito il carcere di Evin a Teheran il 23 giugno 2026 senza alcun obiettivo militare evidente, uccidendo e ferendo civili in quello che definiscono un apparente crimine di guerra. Le due condanne coesistono senza elidersi a vicenda: l'aggressione subita dall'Iran non assolve il regime dalla propria macchina di esecuzioni contro i propri cittadini; la repressione interna del regime non assolve Israele dal proprio possibile crimine di guerra contro un carcere. Applicare il test solo a uno dei due attori, in un senso o nell'altro, non lo supererebbe.
Fonti: Xinhua (comunicato ufficiale presidenza iraniana) · Al Jazeera · Iran International · RFE/RL · Human Rights Watch · Center for Human Rights in Iran · Iran Human Rights Monitor